#Cannes68 – Nanni Moretti conquista il festival: “Qui non ci sono interferenze”

Applaudito a lungo durante la proiezione stampa e accolto con entusiasmo dalla stampa anche durante l’incontro. Nanni Moretti arriva serio, accenna qualche timido sorriso, ed è accompagnato da John Turturro, Margherita Buy, Giulia Lazzarini e la giovanissima Beatrice Mancini, oltre che dagli sceneggiatori Francesco Piccolo e Valia Santella e dal produttore Domenico Procacci.

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È a Cannes per la settima volta. Qui ci ha vinto il premio per la regia nel 1993 per Caro diario, la Palma d’oro nel 2011 per La stanza del figlio ed è stato Presidente della giuria che nel 2012 ha dato il massimo riconoscimento ad Amour di Michael Haneke.

In Francia Moretti è molto amato e qui al Festival sembra essere anche più libero, più sciolto: “Qui in Francia e in altri paesi internazionali non ci sono quelle interferenze presenti invece in Italia quando si giudica un mio film. Lì si pensa al mio personaggio pubblico, al mio atteggiamento, alle mie posizioni politiche”.

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john turturro in mia madreMia madre è un film sul presente e sul passato, sulla vita e sulla morte: “È un film su ciò che resta di noi vivi, qui su questa terra. E anche di chi se ne va, quindi dei ricordi che abbiamo di loro: qui ci sono gli scatoloni, i libri, le lezioni di latino come memoria di chi non c’è più”. Sulla frase “A domani” sorge spontanea una considerazione sul futuro del cinema italiano: “Sono contento che quest’anno a cannes ci siano tre film italiani e dei titoli nelle altre sezioni. Però questo risultato non mi sembra il frutto di una strategia studiata ma di iniziative singole di registi e produttori. In Italia c’è un’attenzione distratta al cinema”. Da qui il compito del cinema: “È quello di fare buoni film che siano possibilmente innovativi. Non contano tanto le tematiche ma il modo in cui si affrontano. Ed evitare che lo spettatore possa pensare: ‘Si, carino questo film ma l’ho già visto 300 volte”.

nanni moretti e margherita buy in mia madreQuanto c’è di Moretti nel personaggio di Margherita Buy: “Moltissimo. E sin dall’inizio non ho pensato a me come protagonista ma a una donna. E il mio pensiero è andato subito a Margherita. Le ho voluto dare quella spigolosità, quel nervosismo, quel senso di adeguatezza che di solito appartengono ai miei personaggi maschili”. C’è uno sguardo ben preciso e ricorrente in Mia madre: “Spesso la mdp ha degli avvicinamenti lentissimo verso gli attori. Sentivo che dovevo ripetere questo movimento più volte”. E sull’uso della musica: “Durante il montaggio mi capita di usare una musica già esistente. E anche stavolta non volevo una colonna sonora fatta apposta per questo film. Non lo so perché succede, non riesco a teorizzare questa cosa”. Sulla collaborazione con John Turturro: “Mi piace lavorare con attori che sono anche dei registi. Turturro ha un rapporto con il nostro paese e la sua cultura e ha realizzato un bellissimo documentario sulla musica napoletana, Passione”. E la scena del ballo: “Ho chiesto a John se c’era bisogno di un coreografo e lui mi ha risposto che ci pensava lui”.

Anche Turturro è stato molto contento di collaborare con Moretti: “La sceneggiatura era scritta benissimo – ha sottolineato l’attore – e con Nanni ci conosciamo da tempo, esattamente dal 1998 quando lui ha portato a Cannes Aprile e io Illuminata. Mia madre ha rappresentato per me un’esperienza totale”. Si chiude con Stanley Kubrick: “La mia passione per il suo cinemaè quella di uno spettatore normale”.