NAPOLI FILM FESTIVAL 12 – "Se chiudi gli occhi", di Lisa Romano (Nuovo Cinema Italia)

Al suo primo lungometraggio, Lisa Romano traccia la traiettoria del racconto poliziesco – un incidente stradale, nel quale è coinvolta una delle protagoniste del film, e un cadavere nascosto nel portabagagli aprono la strada ad una complessa indagine sul traffico di organi, condotta da Nino Frassica nelle vesti del commissario Malvezzi – per esplorare, con divertita ironia e intima partecipazione, il cuore pulsante e incerto di due donne, due amiche che si muovono in esistenze imprevedibili e caotiche, prive di centro, ma scaldate da una caparbia fiducia e dal sogno di potersi reinventare. Veronica, la statuaria e affascinante Giovanna Di Rauso, è una giovane madre single, indipendente e ribelle e, allo stesso tempo, dolcemente fragile, che cerca di recuperare il rapporto sempre più sfuggente con il figlio diciassettenne e che non smette di lottare per affermare le sue passioni e i suoi desideri. Sara, interpretata con una fisicità travolgente da Anna Foglietta, è un’attrice senza fortuna che si muove, impacciata e indecisa, nel disordine della propria vita, cercando calore e amore nel volto di Alì (Mehmet Günsür), il giovane turco che lavora come infiltrato con il commissario Malvezzi. Se chiudi gli occhi, attraversa i generi, muta continuamente pelle, rincorrendo corpi instabili, in continua trasformazione, che sognano di diventare altro, contaminando la sua trama nera – l’universo corrotto, braccato e, infine, sconfitto dalle forze dell’ordine, del traffico di organi, popolato da un’umanità sfaccettata, sinistra e disperata – con la leggerezza grottesca e divertita che avvolge la corsa incerta e spaventata, ma traboccante vita, fatta di improvvise cadute e animata da travolgenti passioni e da speranze, delle due protagoniste della pellicola. Pur scaldato da un’energia potente e appassionata e ottimamente scandito da un ritmo sempre teso e incalzante, il film di Lisa Romano rischia più volte di disperdere il suo potenziale e la sua freschezza nella reiterazione delle trovate, nella sovrapposizione mal orchestrata delle sequenze oniriche, che rimangono inserti castrati e senza vita. Se chiudi gli occhi finisce per perdersi nell’accumulo di una scrittura che non controlla pienamente la deviazione nell’universo della criminalità ed è incapace di dare spessore alle figure che lo popolano, e che tentando di inseguire l’esistenza delle sue due protagoniste – le paure e le speranze, l’amicizia e l’amore, la maternità, con tutte le sue contraddizioni e le sue frustrazioni, e la complessità di una cultura, quella siciliana, che sta cambiando volto – rimane intrappolata nella propria eccedenza e non riesce a spingersi oltre la superficie, a liberare veramente i corpi, a farli pulsare, non riesce ad ascoltare il loro respiro.

 

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