Natale col boss, di Volfango De Biasi

Le storie dei chirurghi plastici Lillo & Greg alias Alex e Dino, e della coppia di poliziotti incapaci che scimmiottano le movenze dei detective americani, interpretati da Francesco Mandelli e Paolo Ruffini alias Leo e Cosimo, si incrociano in Un Natale col boss, commedia degli equivoci che tenta di abbandonare l’umorismo sboccato e triviale dei cinepanettoni, per seguire le tracce del genere.

Pedinando un boss della camorra, Leo e Cosimo riescono a fotografarne il volto. Ma il loro capo, un commissario corrotto, prontamente lo avvisa e al boss non rimane altra soluzione che rifarsi i connotati, e per farlo fa rapire Alex e Dino. Quando i due lo rendono identico a Peppino Di Capri, mentre il suo sogno era quello di diventare Leonardo Di Caprio, prendono il via una serie di sketch sull’onda di un susseguirsi di trovate e di misunderstandings. Seguendo le storie parallele della doppia coppia Mandelli-Ruffini / Lillo & Greg (che del film firmano anche la sceneggiatura assieme al regista De Biasi e Alessandro Bencivenni, Francesco Marioni e Tiziana Martini), il film si sdoppia tra lo humor pacchiano, già visto e rivisto e fintamente critico de I soliti idioti di Mandelli e co, e la comicità più surreale e raffinata di Lillo & Greg, che devia leggermente il corso dell’opera non lasciandola deragliare completamente sul versante del trash. Tra la doppia coppia comica si inserisce un altro “doppio”, ossia Peppino Di Capri, nella veste di se stesso e del boss che assaporata la gloria del cantante, tenta di prendere il suo posto.

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Nonostante la presentazione del regista De Biasi, che vorrebbe non fosse ricordato come un cinepanettone, Natale col boss risulta essere soltanto un cinepanettone 2.0, ripulito dai volti e le movenze dei soliti noti, come il mandrillone De Sica, dove al posto di quella che con tanta buona volontà potremmo definire come “satira sociale”, si è tentato di inserire una trama che reggesse e che creasse suspense, anche se in realtà l’unico pregio del film è forse quello di avere una trama, anche se talmente flebile da dover ricorrere a tutti gli aiuti possibili, tra i quali le citazioni imboccate da altri film, con Leo e Cosimo che girano in mutande a Scampia con i mitra in mano, o anche una scena direttamente “rubata” da Frankenstein Junior. Non ci sono quindi mariti fedifraghi, mogli gelose e amanti vogliose, ma un racconto quasi inesistente che si dipana tramite una serie infinita di sketch e di arzigogolati tira e molla (la coppia di poliziotti idioti che scambiano per circa venti volte il boss per i vero Peppino Di Capri, portandoci al limite della sopportazione, o Lillo & Greg che finiscono in carcere, dove Lillo attira le attenzioni dell’orso dal cuore tenero detto “tappabuchi”, per poi venire salvati dai poliziotti travestiti da monaci).

Con tutta la buona volontà, pur avendo ripulito il film da “tette e culi” in eccesso, neanche Lillo & Greg sono sfuggiti dall’ironia sui mariti cornuti e le mogli procaci dalla dubbia morale, situazione tipo che viene in questo caso sostituita da una rivisitazione del tema, incarnata dall’attrice Giulia Bevilacqua, la poliziotta Sara che si veste da prostituta per infiltrarsi nel mondo della mala, e stende i cattivi in un vestitino in lattice colpendoli con un dildo. Se non ci si può aspettare troppo dal canovaccio già visto e rivisto delle commedie di Natale, che accolgono lo spettatore nella soporifera e rassicurante promessa-certezza che le battute saranno sempre le solite e la trama non gli riserverà sorpresa alcuna – fosse mai ci si debba concentrare con la digestione ancora in corso – rimane il dispiacere che una coppia comica che ci ha mostrato di meglio a teatro e in radio e in televisione, come Lillo & Greg, si sia imbarcata nell’impresa di un film che si risolve in giochi di scambi elementari e ad un certo punto decisamente stucchevoli.

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Regia: Volfango De Biasi

Interpreti: Paolo Ruffini, Lillo & Greg, Francesco Mandelli, Giulia Belvilacqua, Francesco Di Leva, Enrico Guarneri, Francesco Pennasilico, Peppino Di Capri

Distribuzione: Filmauro

Durata: 96′

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Origine: Italia 2015