“National Leographic”. Incontro con DiCaprio e Iñárritu per Revenant. Redivivo

Fila di giovani fan appostati all’ingresso dell’Hotel St. Regis di Roma in questa tarda mattinata, per poter sbirciare il divo DiCaprio, a Roma per presentare la sua ultima fatica, il pluri candidato agli Oscar  RevenantRedivivo, insieme a Alejandro González Iñárritu.

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Il primo a prendere la parola è proprio il regista di Amores Perros, che descrive la sua collaborazione con il compatriota Emmanuel Lubezki, iniziata con Birdman. Interrogato sull’influenza creativa del direttore della fotografia, il regista messicano spiega come “Fare un film è un procedimento complesso e interattivo, devono coniugarsi molti elementi, molti reparti. Io ho il privilegio di conoscere “Chivo” (Lubezki) da moltissimi anni, da quando a 25 anni lavorammo insieme in Francia. Sono stato un suo grande fan fin da quando ci siamo conosciuti. Da Birdman in poi, la collaborazione con lui parte dalle fondamenta del film. Noi ci incontriamo, e io gli spiego esattamente cosa voglio dal film che stiamo per iniziare a girare. In questo modo lui è partecipe della logistica, e da subito sa cosa voglio raggiungere emotivamente e narrativamente. Alcuni utilizzano gli story board, noi andiamo direttamente alla ricerca dei luoghi dove gireremo, e dal luogo si progettano i movimenti. Il suo apporto è un input essenziale per creare la tensione drammatica, e la sua professionalità è impagabile”.

leonardo di caprio in the revenantRispondendo ad un intervento che sottolinea l’elemento fisico di Revenant, in cui lo spettatore vede il sangue schizzare sulla macchina da presa, Leonardo DiCaprio spiega che “Tutto quello che vediamo nel film, ossia il mio respiro che appanna l’obbiettivo, o il sangue che lo macchia, sono gli elementi che lo rendono così profondo e viscerale, perché è quello che stanno vivendo i personaggi. Revenant è un’esperienza interattiva per lo spettatore. Si avvicina al neorealismo o al docudrama. Non c’è distacco, grazie alla capacità ed alla padronanza del mezzo di Iñarritu e di Lubezki, si amalgamano i paesaggi così maestosi con i sentimenti più profondi dei personaggi“.

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Volevo che il film si avvicinasse ad un documentario“. Prosegue in tal senso Iñarritu. “La mia idea era che lo spettatore dovesse vivere quei tempi: gli animali, la natura selvaggia, le lotte, erano tutto per me. Quindi dovevo combinare fiction e documentario, lo spettatore doveva entrare nel film come in una sorta di soggettiva. E credo di esserci riuscito, con mia grande soddisfazione il titolo di un giornale che parlava del nostro film in America ha scritto: “National LEOgraphic (al posto di Geographic)” (ride).

leonardo di caprio in the revenantDi fronte all’inevitabile domanda sull’Oscar (crede che stavolta riuscirà a vincerlo?) DiCaprio si è dichiarato interessato piuttosto alla curiosità del pubblico verso un film come Revenant: “Vincere un Oscar non è il motivo per cui faccio cinema. Non è una cosa che posso controllare o decidere, dipende dalla scelta di altri. Sono comunque felice che il film di Alejandro abbia ottenuto questo riconoscimento (le candidature agli Oscar), perché il racconto della storia di Hugh Glass (il cacciatore di pelli realmente esistito che interpreta nel film), è qualcosa a cui ci siamo molto dedicati. L’Oscar può sollecitare il pubblico a vedere il film, e i produttori ad investire in progetti coraggiosi come questo: un’epopea artistica su larga scala. La storia di Hugh Glass è una storia di sopravvivenza alla natura, è una leggenda che si raccontava attorno al fuoco, ma è anche una metafora dell’avarizia umana, del modo con cui l’uomo ha estratto tutto quello che ha potuto dalla Terra e dalla natura. In questo senso il film si connette al documentario sull’ambiente che ho girato quest’anno: il 2015 è stato l’anno più caldo della storia, la Natura è venuta a noi per mostrarci come è fragile il mondo in cui viviamo”.

Non è il western il genere di riferimento di Iñarritu, che alla richiesta sulle fonti cinematografiche da cui ha tratto spunto, sottolinea che Revenant è ambientato in un periodo storico anteriore al mito del west. “I miei punti di riferimento erano piuttosto Andrej Rublëv di Tarkovskij, i film di Kurosawa, Aguirre Furore di Dio e Fitzcarraldo di Herzog, Apocalypse Now di Coppola. Il mio film è un percorso spirituale, oltre che fisico. Mi sono quindi rifatto a film epici con una forte dimensione spirituale.

A proposito del suo personaggio, DiCaprio sottolinea che  Iñarritu voleva che il film per gli attori fosse un’esperienza da vivere. “C’è stato poco lavoro di pre-produzione, e molto affidamento sull’istinto. Abbiamo approcciato un periodo storico non lontano, ma al contempo misterioso, perché non c’erano storici per documentare cosa succedeva in quelle aree incontaminate. Ricreare il personaggio in questo senso è stato quasi un lavoro di fantascienza”.