Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco, di Jiaozi
È una potente dichiarazione d’intenti: sulla qualità dell’animazione cinese, sui suoi linguaggi e sulla volontà dei progetti sinici di ridiscutere le gerarchie dominanti del panorama animato globale
Per la storia del cinema d’animazione cinese, esiste un prima e un dopo Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco. L’approdo sugli schermi sinici e mondiali del nuovo lungometraggio prodotto da Chengdu Coco Cartoon ha avuto sin da subito una valenza “annunciatoria”, come se la conquista del box office internazionale – che lo ha portato non solo a raggiungere la vetta dei film più remunerativi del 2025 ma a scalare l’Olimpo delle opere animate dal maggior incasso di sempre – si sia portata dietro dei lasciti (anche culturali) che appaiono inestricabilmente intrecciati alle istanze stesse del racconto. L’ambizione magniloquente che ha guidato l’iter produttivo del film, alla cui lavorazione hanno partecipato più di 4000 animatori provenienti da 138 studi d’animazione dislocati nella provincia del Sichuan e in varie parti della Cina, sembra aver assunto una carica quasi programmatica, soprattutto in seguito agli incredibili risultati fatti registrare prima nel mercato domestico e poi in quello globale: come se Ne Zha, nelle vesti di ariete filmico, si fosse posto sin dai blocchi di partenza come il portavoce degli obiettivi, dei linguaggi nonché di quelle mire espansionistiche che porteranno l’animazione del Dragone a rimettere in discussione le gerarchie dominanti del panorama animato globale, minando (forse in maniera perenne?) le fondamenta stesse dell’imperialismo americano e nipponico in un settore sempre più essenziale per la sopravvivenza delle industrie cinematografiche planetarie.
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In piena continuità con le estetiche e le iconografie folkloristiche delle prime due opere del Fengshen Cinematic Universe, ovvero di quell’universo cinematografico condiviso basato sui personaggi e sulle storie del popolare romanzo cinese del XVI Secolo L’investitura degli Dei (in originale Fengshen Yanyi), Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco fa della mitologia sinica, delle figure che la popolano e dei virtuosi valori che storicamente veicolano, il suo unico e vero propulsore narrativo: atto, come abbiamo visto, a suggellare il corso di un nuovo vento cinematografico proveniente dall’Est, che per mezzo dello strapotere produttivo che lo contraddistingue o del suo spirito così inveteratamente autoctono, innerverà il mondo dell’animazione di codici e coordinate davvero inedite. Ma per raggiungere un simile obiettivo, era necessario muoversi in un perimetro drammaturgico già ben consolidato presso l’industria animata cinese, in modo da traghettarne ora i linguaggi verso la loro definitiva sublimazione. Ed è esattamente ciò che compie questo secondo capitolo del franchise di Ne Zha.
Se il film capostipite della saga tratta dagli scritti di Xu Zhonglin – uscito solo in Cina nel 2019 e rimasto inedito nel nostro paese – era attraversato da un afflato perlopiù mitopoietico, essendo incentrato sulla creazione di un mondo e di una mitologia da modernizzare agli occhi del pubblico nazionale, questo sequel opera in territori già familiari: sia per quel che riguarda la storia o le relazioni tra i (tanti) personaggi dell’intreccio, sia per quel che concerne le coordinate (estetiche, tematiche e comunicative) del racconto. E lo notiamo sin dall’incipit del film. Il prologo di Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco inizia laddove si erano conclusi i precedenti progetti del Fengshen Universe. Dopo che l’eponimo protagonista del lungometraggio e il principe-drago Ao Bing vengono colpiti dal fulmine divino, i loro corpi si trovano in uno stato di completa disgregazione. Per impedire che le loro anime periscano, il maestro Taiyi Zhenren sacrifica il Sacro Loto dai Sette Colori con l’obiettivo di restituire loro delle nuove corporeità, malgrado queste siano estremamente precarie. Credendo però che il figlio sia perito nell’incidente, il Re Drago del Mare dell’Est ordina al demone Shen Gongbao di attaccare il Passo di Chengtang, alla cui difesa accorre proprio il suo redivivo primogenito, che disintegra così il fragile fisico nel corso del conflitto. A questo punto, per evitare un’escalation di tensioni, il padre di Ao Bing propone una tregua: le sue forze si ritireranno dal fronte di guerra a patto che i due protagonisti, una volta completate tre prove per diventare xian (esseri immortali), otterranno una pozione capace di ripristinare il Sacro Loto e di creare un nuovo corpo per il principe-drago, costretto per volontà paterna a condividere per sette giorni l’organismo con il compagno.
Per quanto gli intrecci di Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco siano talvolta fin troppo autoreferenziali e convoluti, tanto da risultare almeno in parte impenetrabili agli occhi di tutti coloro che non sono alfabetizzati alla mitologia cinese e ai suoi canoni, è altrettanto vero che ogni prova, “quest” o avventura che l’eponimo protagonista si trova qui a perseguire, funge da segnaletica e sintesi del progetto comunicativo di tante narrazioni animate del cinema sinico, rispetto a cui si dimostra anche più narrativamente coeso e preciso. Sulla scia di White Snake (2019), Deep Sea (2023) o del secondo capitolo del Fengshen Universe, Jiang Ziya (2020), infatti, il lungometraggio di Jiaozi innerva tutte le sue inquadrature di codici derivanti dall’iconografia taoista, al punto da infondere un respiro propriamente mitologico alle immagini che lo popolano. E se, da questa prospettiva, coniughiamo gli straordinari risultati commerciali del film (incentivati anche dall’orgoglio che è stato in grado di sollevare nelle comunità diasporiche cinesi sparse in buona parte del globo) con l’impressionante fattura tecnica qui esibita dagli animatori sinici, ecco che a Ne Zha 2 diventa davvero possibile accreditare il ruolo di opera-volano dell’animazione del Dragone: approdata ora ad una validazione – culturale e popolare – che promette di ridefinire, già negli anni a venire, il volto o le strategie distributive con cui i prodotti animati arriveranno nei vari mercati. Un po’ come accaduto, in tempi recenti, con il fenomeno-anime.
Titolo originale: Nézha zhī Mótóng nào hi
Regia: Jiaozi (Yang Yu)
Voci: Lu Yanting, Joseph, Han Mo, Chen Hao, Lu Qi, Zhang Jiaming, Yang Wei, Wang Deshun, Yu Chen, Li Nan, Zhou Yongxi, Yuze Han, Nan Yu, Zhang Yunqi, Xingliner, Wang Zhixing, Zhang Ji
Distribuzione: Minerva Pictures Group
Durata: 144′
Origine: Cina, 2025




















