Nel nostro cielo un rombo di tuono, di Riccardo Milani

Docufilm coinvolgente ed emozionante nella ricostruzione della storia di Gigi Riva, capace di portare dinanzi alla telecamera un uomo lontano anni luce dalla ricerca della notorietà mediatica.

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Avesse dovuto pagare per giocare a calcio, lo avrebbe fatto lo stesso. Gigi Riva, rombo di tuono, appare come una sagoma nera sul lungo mare, il mare di Sardegna, quel mare minaccioso che non sta fermo neanche di notte (parafrasando l’avvocato astigiano), appare da una nuvola di fumo che lo avvolge seduto in poltrona con una sigaretta tra le dita. “Pensa mai al passato?”, gli si chiede, e torna alla mente una battuta memorabile di Una storia vera di David Lynch, quando al protagonista domandano la cosa più negativa della vecchiaia: “Il ricordo di quando si è giovani…”. Poi, quando a 9 anni perdi il papà, il ricordo si fa anche più duro, in verità. Tre anni vissuti in collegio, non proprio semplici, probabilmente i più formativi, dopo essere cresciuto praticamente nel campetto dell’oratorio, a cinquanta metri da casa, mattina e sera, come fossero primo e secondo tempo con in mezzo l’intervallo di un pranzo consumato alla velocità della luce, di un fulmine, che anticipa il tuono. Costretto a cambiar mano, dalla sinistra alla destra, in collegio, fortuna che non sapevano di calcio e di quel sinistro tuonante, appunto.

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Viggiù, Varese e Milano, a volte si giocava anche a piedi nudi perché la mamma non voleva si consumassero le scarpe. Poi la mamma è morta quando Gigi aveva 16 anni, e lui ormai era diventato semi professionista del calcio. A venti anni lo spediscono in Sardegna, non per punizione, ma per giocare con il Cagliari in Serie B. Gigi Riva è andato in Sardegna ed ha rinunciato a tantissimi soldi per restarci. Da quella stanza di albergo si vedeva il golfo di Cagliari ma non era l’Africa. Da lì è cominciato il grande Cagliari. Era già un mezzo sardo prima di raggiungere la terra sarda, il silenzio esce dalla propria casa, fa il suo giro e ritorna nella casa di partenza, appunto quella del silenzio. Il suo gioco è un gioco essenziale, non deve servire, deve soltanto concludere. Un’altra sigaretta, quante fumate anche sotto porta, anche di fianco a De André, che al primo incontro il silenzio ha dominato. Nel continente tutti cominciavano a giocare con la maglia numero 11, anche quel raccattapalle che si fratturò un braccio a Roma provando di bloccare un fendente di Gigi. Era il 1970 e il Cagliari, dopo anni di piazzamenti prestigiosi, cominciava l’agognata, quanto insperata, cavalcata tricolore.

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Dal 1963 non è più andato via, ridendo poco, dormendo poco, fumando molto. Si è ritirato nel suo appartamento, ormai, ma il suo mito attraversa ogni giorno l’isola, fino a raggiungere la spiaggia del Poetto, ad ammirare l’orizzonte in impermeabile e attendere il prossimo squarcio nel cielo. Bel docufilm di Riccardo Milani che non soltanto riesce a coinvolgere ed emozionare nella ricostruzione della storia di Gigi Riva, attraverso scene recitate, immagini di repertorio, testimonianze di colleghi calciatori, di amici, conoscenti, ma ha anche la capacità di portare dinanzi alla telecamera un uomo lontano anni luce dalla ricerca della notorietà mediatica fuori da un rettangolo verde, mostrandolo con pochi gesti, parole essenziali e soprattutto nella sofferenza e nella gioia di una vita vissuta inesorabilmente a braccia aperte. Quelle braccia aperte, in esultanza dopo ogni goal, ci accolgono per incontrare l’uomo e il campione assoluti, fuori dal tempo ormai, come l’ultimo dei Mohicani, Rombo di Tuono.

Regia: Riccardo Milani
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 164′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
3.38 (64 voti)
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