Nell’epoca degli algoritmi. Filterworld di Kyle Chayka

Il saggio del giornalista affronta con lucidità il tema dell’influenza degli algoritmi nel mondo della cultura; nell’epoca dei trend e dell’appiattimento generale dei contenuti. Roi Edizioni

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Il giornalista statunitense Kyle Chayka ha pubblicato nel 2024 il suo secondo saggio Filterworld. Come gli algoritmi hanno appiattito la cultura, dopo aver esplorato il minimalismo con The Longing for Less: Living with Minimalism nel 2020 (ancora inedito in Italia). Da attento e lucido osservatore della cultura digitale e delle piattaforme qui Chayka esterna tutta la sua competenza osservazionale, anche e soprattutto giornalistica. Nelle oltre trecento pagine, infatti, si assiste a un viaggio attraverso numerose interviste e al confronto con varie materie, utili alla comprensione di un presente algoritmico. Estetica, letteratura, pittura e scultura convergono quindi verso il nodo centrale dell’intero saggio, ovvero l’analisi del conflitto tutto contemporaneo tra l’intangibilità (degli algoritmi) e la matericità (del mondo reale che abitiamo). Questa analisi viene portata avanti con un metodo esemplare, con interviste a artisti/content creator; con un tono da blog che amalgama bene tutti i punti di vista espressi in Filterworld. Chyka riesce a costruire un saggio di elevato spessore storico e teorico, e rivela una verità assodata ma a volte ancora troppo nascosta: la cultura oggi viaggia parallelamente ai trend social, e queste strade comunicano tra di esse nel direzionare i nostri gusti di pubblico; presenti e futuri.  

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Filterworld si apre con una premessa che l’autore, ci tiene a puntualizzare, va tenuta presente durante tutto il corso della lettura: per quanto gli algoritmi possano sembrarci oggi quanto di meno controllabile e intellegibile (soprattutto per un osservatore estraneo al settore), la verità è che l’apporto umano che muove quelle stringhe di codici – gli stessi che poi organizzano i nostri feed – sono totalmente scritti e adoperati da noi. Ed è esattamente questa la trappola in cui si rischia di cadere credendo che il flusso che agita i social e i nostri gusti sia fuori dal nostro controllo. Sta a noi, a chi possiede le piattaforme, stabilire le linee di tolleranza ed evitare le derive possibili. Per rendere al meglio questa idea, Chayka sceglie un esempio chiaro e semplice, ovvero il caso del Turco Meccanico, di Joseph Rackintz del 1789. Questo strano tavolo per il gioco degli scacchi venne presentato alle più prestigiose personalità dell’epoca come un qualcosa di assolutamente rivoluzionario: una macchina in grado di scegliere autonomamente le mosse e battere qualsiasi avversario. Alla fine, si scoprì che dentro quell’invenzione si nascondeva un uomo in carne ed ossa che muoveva le pedine dall’interno, dimostrando a noi, ancora oggi, quanto sia facile credere all’illusione dell’intangibilità e dell’automatismo; specialmente quando la materia in questione riguarda gli algoritmi.  

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La reale forza di Filterworld resta però la sua veste intima e allo stesso tempo diffusa; perché nel tono adottato risalta immediatamente una scrittura figlia del blogging e del nuovo giornalismo onile: Chyka è uno dei più presenti e seguiti in quegli ambienti (come ad esempio su Substack), anche grazie alla sua collaborazione con il New Yorker. Inoltre, durante la lettura è evidente una mappa di letture e influenze che ci aiutano limpidamente a seguire la costruzione di un’idea, e a guidare la scoperta di nuovi mondi e ispirazioni; come ad esempio il saggio Libro d’ombra (1933) di Jun’ichirō Tanizaki, che racconta la trasformazione antropologica e sociale dopo l’avvento dell’elettricità in Giappone. Anche in questo caso, la trasformazione della una società in relazione al cambiamento tecnologico è il tema portante, ed è chiaro come anche nei testi citato da Chayka sia presente una omogeneità, che fa della lettura intera di Filterworld un esempio virtuoso di saggio da tenere d’occhio.  

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