Nemico pubblico, di Tony Scott

Tony Scott gira il suo film più Hithcockiano, ma il meglio lo dà quando riduce tutto ad un gioco di linee, fughe e traiettorie, all’inseguimento del grado zero del suo cinema: un uomo che corre

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È ancora sedotto da una sorta di postmodernità di ritorno, Tony Scott, quando nel 1998 firma Nemico pubblico, un film che si infila nell’onda del complottismo hi-tech di quegli anni ma che rappresenta l’inizio dell’ultima fase del suo cinema, quella più concettuale.

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Al momento, però, il regista è affascinato dal cinema del passato, che da qualche anno rilegge attraverso il suo punto di vista dinamico e accelerato. E così dopo Aldrich (Allarme rosso) e Scorsese (The Fan), ora il modello è quello offerto dai thriller teorici di Coppola e di De Palma, da certi exploit di Pollack (ma il suo film Pollackiano sarà il successivo Spy Game) e, soprattutto, da Hitchcock.

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L’avvocato Robert Dean interpretato da Will Smith pare in effetti una versione aggiornata del Roger Thornhill di Intrigo internazionale. Ha gli stessi atteggiamenti, lo stesso sconcerto del personaggio interpretato da Cary Grant quando scopre di essere diventato il bersaglio di una caccia all’uomo condotta dalla NSA, l’agenzia di intelligence per le telecomunicazioni, che vuole recuperare un video compromettente finito per sbaglio nelle sue mani. L’unico alleato dell’uomo sarà Edward Lyle (un Gene Hackman che è quasi lo spettro, potenziato, del suo Henry Caul), un ex agente dell’NSA contrario ai metodi dell’agenzia. Eppure, stavolta, lo spazio di certo cinema canonico pare stare stretto a Scott.

Il regista è affascinato da certe strutture, da certi motivi ricorrenti, dalla costruzione del complotto, dall’uso del McGuffin, ma solo raramente riesce a cogliere la dimensione umana del dramma, più attratto dalle traiettorie da spy thriller del racconto, dalle stanze del potere, dalle situation room in cui si organizza la caccia.

Ma è prevedibile, quello di Tony Scott è un cinema di pure immagini, che perde il passo nel momento in cui ingabbia i suoi discorsi nello spazio narrativo.

Nemico Pubblico funzione meglio quando, tra le immagini, sviluppa un piccolo, aggressivo pamphlet, sui limiti ed i rischi della sorveglianza pervasiva, una prima, lucida incursione di Scott in quei temi che verranno esplicitati dal successivo Deja Vu. Scott parte dalla tradizione, dal video girato per sbaglio dal bird watcher, quasi una eco dei nastri di Blow Out e della foto di Blow Up e subito dopo lascia che il suo sguardo si incarni, si moltiplichi, nei satelliti spia, nelle telecamere di sorveglianza o nelle microspie ambientali, sviluppando un’appassionata tassonomia della visione che abbandona lo spazio analogico ed esplora le potenzialità ed i rischi di quello digitale.

Nemico Pubblico

L’apocalisse del deepfake è lontana, l’immagine è ancora custode della verità ed è proprio nei fotogrammi che si ritrova quella dimensione umana che fatica a trovare spazio nello script. A differenza di Deja-Vu, quasi tutto chiuso nella macchina panopticon al centro del film, Nemico pubblico è infatti un film tutto a livello strada, che trova il suo apice nei vertiginosi inseguimenti, nella fuga disperata del protagonista nel trafficato tunnel o nello scalo ferroviario, un racconto carnale, retto dal respiro affannato, dal sudore, dal sangue dei suoi personaggi.

E allora Nemico pubblico è soprattutto un film attraverso cui Tony Scott prova coraggiosamente a risalire alle radici delle sue immagini. Perché al di sotto del montaggio forsennato, c’è un film essenziale, tutto linee, traiettorie, retto soltanto da un uomo che corre da un’azione che potrebbe racchiudere in sé il grado zero del cinema accelerato di Scott.

Anticipa di svariato tempo l’abisso della contemporanea società della sorveglianza, Nemico pubblico, ma al di là della sua lungimiranza, o del suo approccio alla narrazione a tratti incerto, è soprattutto il film in cui un autore guarda in faccia, davvero, per la prima volta, il proprio cinema senza filtri.

 

Titolo originale: Enemy Of The State
Regia: Tony Scott
Interpreti: Will Smith, Gene Hackman, Jon Voight, Regina King, Gabriel Byrne, Lisa Bonet
Distribuzione: Buena Vista Pictures
Durata: 132′
Origine: USA, 1998

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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