Netflix/Warner Bros.: le reazioni degli addetti ai lavori
La notizia dell’accordo è stata commentata da diversi esponenti dell’industria dello spettacolo statunitense. Sean Baker, Jane Fonda e Guillermo Del Toro sono tra le figure che si sono esposte
In attesa di capire quale sarà il verdetto conclusivo della vicenda che riguarda l’assorbimento – da parte di Netflix – di Warner Bros. Discovery (che ha visto anche l’entrata in scena del “terzo incomodo” Paramount), tra gli addetti ai lavori si sono già accumulate tutta una serie di reazioni che, in modo più o meno generale, hanno espresso preoccupazioni riguardo al ruolo ricoperto dalle sale cinematografiche che, in caso di accordo tra le parti, sarebbe messo in forte discussione, considerata la politica di distribuzione della piattaforma guidata da Ted Sarandos.
Tra le figure che hanno commentato la notizia compaiono, oltre a quella di James Cameron che aveva già espresso i suoi dubbi precedentemente, anche registi quali Guillermo Del Toro, Sean Baker e James Gunn, che hanno colto l’occasione per ribadire ancora una volta l’importanza dell’esperienza collettiva ed estatica del cinema. Partendo da Del Toro, che ha approfittato di una proiezione pubblica di Frankenstein a Londra, l’accento è stato posto sul carattere unico e irriproducibile della visione in sala, spiegato dal regista messicano con le seguenti parole: “Io credo che il bello di vedere il film qui sia nel fatto che hai di fronte un grande schermo che ti proietta delle grandi idee. Per quelli abituati a vederlo sul cellulare… ci vogliono 38,000 di quegli aggeggi per formare uno schermo. Non c’è sostituto. Ovviamente, potete vederlo a casa e il cibo che mangerete sarà anche più buono, ma qui (al cinema) vivrete quest’esperienza collettivamente, tutti voi.”
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Di tono simile è stata anche la dichiarazione di James Gunn, il quale – coadiuvato dal produttore dei DC Studios Peter Safran – ha anch’egli dimostrato il suo attaccamento nei confronti della fruizione in comune della sala. Dice Gunn: “L’esperienza condivisa della sala è un qualcosa di incredibilmente importante e specificamente adatta per i nostri film ad alto impatto.”
Sean Baker, che aveva già dedicato il suo monologo ai cinema dopo la sua vittoria all’ultima edizione degli Oscar, ha posto la sala come priorità assoluta nel processo di distribuzione dei film, definendola come l’unico luogo ideale per esprimere al meglio la visione dell’autore. In occasione di un’intervista al Red Sea International Film Festival di Jeddah, in Arabia Saudita, Baker ha detto: “Non dovremmo ridurre le finestre di proiezione dei film in sala, dovremmo bensì espanderle. Questo è il modo in cui il regista vuole che tu veda il suo film, e tutti gli altri possono aspettare. Non mi interessa di quello che succederà, quando si finisce direttamente su streaming, si diminuisce l’importanza di un film. L’esperienza in sala la aumenta. Il modo in cui si sceglie di presentare un film al mondo è una cosa molto importante.”
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Più attenta al lato politico della vicenda e ai conseguenti pericoli di accentramento di potere delle corporations – che non riguarderebbero solo Netflix ma anche Paramount, con il genero di Trump Jared Kushner presente nella lista degli investitori coinvolti nell’offerta d’acquisto ostile presentata a Warner pochi giorni fa – è stata Jane Fonda, che in rappresentanza del Comitato per il Primo Emendamento (iniziativa nata nel pieno del periodo maccartista nel 1947 per difendere la libertà di espressione negli USA), ha rilasciato una dichiarazione che definisce la mossa intentata da Netflix come una “chiara violazione dell’antitrust”, colpevole (secondo Fonda) di mettere a rischio la libertà degli artisti. Di seguito, il comunicato rilasciato da Fonda, che recita le seguenti parole:
“La notizia dell’accettazione di una proposta di acquisizione da parte di Warner Bros. Discovery è una minaccia allarmante nei confronti di tutta l’industria dell’intrattenimento, del pubblico democratico a cui è rivolta, e del Primo Emendamento stesso. Badate bene, questo non è soltanto un accordo economico catastrofico che può potenzialmente distruggere la nostra industria creativa. È una vera e propria crisi costituzionale esacerbata dal disprezzo della legge espresso da questa amministrazione. Per il Dipartimento di Giustizia e i Procuratori Generali di Stato: Sappiamo che questo accordo – o qualsiasi altro di queste dimensioni – vi porterà all’adempimento dei vostri obblighi di revisione antitrust, e chiediamo che rifiutiate categoricamente qualsiasi utilizzo di questo potere ai fini di concessioni politiche che possano influenzare le decisioni sulla pubblicazione dei contenuti o la libertà di parola. Per Netflix e qualsiasi altra compagnia coinvolta in questo accordo distruttivo: Abbiamo visto numerosi capi d’industria soddisfare le richieste dell’attuale amministrazione a spese nostre, della nostra capacità di raccontare storie e dei nostri diritti costituzionali. In qualità di esponente di un’industria costruita sulla libertà d’espressione, avete la responsabilità di difendere i nostri diritti, e non di scambiarli per riempire le vostre tasche. Vi osserviamo attentamente, organizzandoci e pronti a mobilitarci.”
























