Nido di vipere. Beasts Clawing at Straws, di Kim Yong-hoon

Prende i codici del thriller coreano e li fa esplodere in una intensa rete di connessioni umane. Seppur si compiaccia dei suoi cliché interni, li rende oggetto di un gioco ad incastro crudo e preciso.

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Nel cinema sudcoreano le città balneari nascondono sempre un lato oscuro, una materia putrescente che monta e cresce sotto il loro stesso aspetto da cartolina. Le splendidi superfici marine stagliate sugli sfondi di skyline urbani dischiudono in sé un’interiorità stratificata, che occulta nel suo grembo le tracce di una realtà sporca, dalla corruzione interna tanto indelebile quanto sistemica. Così come in Tomb of the River Gangneung è il luogo metaforico delle proibizioni, e insieme delle fantasie di rivalsa dei suoi abitanti, in Nido di vipere – Beasts Clawing at Straws la città portuale di Pyeongtaek è immagine e specchio delle pulsioni più oscure e recondite dei cittadini locali, immersi come sono in uno spazio urbano che rifiuta ogni loro desiderio di autodeterminazione.

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Sin dall’inizio allora tutti i personaggi si muovono in un orizzonte fatalistico, sotto il segno di un destino tragico a cui sono inesorabilmente ancorati. E come pedine di uno scacchiere già completo in partenza, ogni loro azione è un passo in più verso la disfatta, ogni gesto un tassello in più in direzione dell’imminente sconfitta. In vista di un intreccio drammatico di cui i protagonisti sono al tempo stesso vittime e responsabili. Non è un caso allora che la prima inquadratura del film sia dedicata ad una borsa piena di denaro sporco, ovvero a quel mezzo demiurgico che metterà in moto le vite dei personaggi, segnandone i percorsi sotto il principio dell’ineluttabilità tragica. Perché in Nido di vipere – Beasts Clawing at Straws nessuno può veramente opporsi al richiamo supremo del contante, strumento immaginario in cui confluiscono tutte le proiezioni di potere/controllo/benessere dei singoli protagonisti. Non lo fa il povero inserviente Joong-man (Bae Sung-woo) quando preleva di nascosto il fantomatico borsone dalla sauna in cui lavora; o la mefistofelica Yeon-hee (Jeon Do-yeon) nella sua parabola di sangue e tradimenti, né tanto meno il doganiere corrotto Tae-young (Jung Woo-sung), disposto a incastrare i suoi affetti più intimi pur di liberarsi dal giogo del malavitoso Park, e ripagare il debito che lo sta soffocando.

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E come (micro)pezzi di un mosaico più grande, i personaggi di Nido di vipere – Beasts Clawing at Straws diventano sempre più oggetto di una uniformità esperienziale, sulla base di una reciprocità relazionale suggerita sia in termini narrativi che iconografici. Sulla scia di The Unjust, il debuttante Kim Yong-hoon fa coesistere così più mondi, dalla cornice criminale a quella istituzionale fino al contesto civile, ritrovando nelle zone di contatto i sintomi di una sensibilità propriamente umanista, che nel suo dispiegarsi lega le parabole dei personaggi attorno ad uno stesso universo di sogni, speranze e infine, illusioni. E lo fa con una precisione poetica spiazzante, quasi chirurgica, forse fin troppo controllata nella sua configurazione ad incastro. Al punto che il film arriva ad inglobare i codici (e le strutture) più convenzionali del thriller coreano, per farli poi esplodere in una intensa rete di connessioni, sensi e figure, che ancorano i loro significati alla realtà di un ambiente profondamente (dis)umano. In cui alle vipere è concesso solo qualche fragile desiderio di libertà.

 

A questo punto è lecito interrogarsi su una supposta mancanza/assenza del film: se il racconto delega i suoi processi di significazioni all’immaginario action/thriller coreano, cosa ne è del potenziale espressivo delle sue declinazioni più violente, relegate qui nei meandri del fuori campo? Quella efferatezza che in I Saw the Devil disintegra qualsiasi possibilità di redenzione, o che in Night in Paradise irrompe nelle vesti più poetiche ed elegiache, qui serve da controfigura immaginaria di uno scenario societario desolante, che tra abusi, tradimenti e prevaricazioni, fagocita chi insegue le ambizioni più vane(sie). Perché in Nido di vipere – Beasts Clawing at Straws il principio del racconto è speculare al suo epilogo. Alla fine della fiera le bestie non possono che scannarsi per niente. Ci sarà sempre qualcun altro pronto a rimpiazzarne le gesta.

Titolo originale: Jipuragi-rado japgo sipeun jimseung-deul
Regia: Kim Yong-hoon
Interpreti: Jeon Do-yeon, Jung Woo-sung, Bae Sung-woo, Youn Yuh-jung, Jeong Man-sik, Jin Kyung, Shin Hyun-bin, Park ji-hwan, Jang Eui-don, Jung Ga-ram
Distribuzione: Officine UBU, FAREASTREAM
Durata: 108′
Origine: Corea del Sud, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
Sending
Il voto dei lettori
4.67 (3 voti)
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