Nino. 18 giorni, di Toni D’Angelo
Non è solo un documentario che racconta la vita e la carriera di Nino D’Angelo. È innanzitutto lo sguardo di un figlio su un padre. Uno struggente film sui legami di sangue.
Che non possa trattarsi di un “semplice” documentario sulla carriera di Nino D’Angelo, è chiaro sin dall’inizio. Il cantante è in soggiorno, in pigiama, mentre il figlio sta armeggiando con un obiettivo da applicare all’iPhone. “Ma che stai facenno? Sto in pigiama”, dice Nino. “No, niente, è una cosa mia…”, risponde Toni. Già… non può che essere una cosa sua. Lo sguardo di un figlio su un padre. E difatti sarà la voce narrante di Toni D’Angelo ad accompagnarci in questo viaggio. Da una prospettiva innanzitutto intima. Così come è intimo quell’incipit, con Nino che prepara la colazione e prova a barare sul numero di biscotti, puntualmente colto con le mani nel sacco dalla moglie Annamaria, che lo richiama all’ordine. “Vabbuò, cinque…”
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Del resto, già il titolo, Nino. 18 giorni, fa riferimento a una faccenda privata. Al numero di giorni trascorsi lontano da casa da Nino D’Angelo, proprio in occasione della nascita di Toni, il primogenito, nel 1979. Oggi è un ricordo divertente, di quelli che alimentano le leggende familiari. Il cantante è impegnato in una serie di concerti a Palermo e, travolto dall’entusiasmo del pubblico, è costretto a più repliche fuori programma, proprio mentre si va fuor di conto con la data prevista del parto. Finché, al termine di una lunghissima telefonata con la madre, Nino apprende della nascita. Come se fosse una notizia qualsiasi.
“Tra me e lui, c’erano diciotto giorni di distanza”, confessa Toni. È la distanza che separa normalmente i padri dai figli, in un rapporto che è fatto di cose non dette, carezze non date, e che pure è inevitabile. E il cuore del film sta proprio nel percorso necessario a coprire quella distanza. Padre e figlio si mettono in viaggio verso Napoli, nei luoghi in cui è cresciuto Nino. Ed è chiaramente un modo per ripercorrere i passi di una vita. Dapprima nella periferia di San Pietro a Patierno, nella povertà, la “fame”, e nei vicoli un tempo occupati dalle botteghe di scarpari, i calzolai, tra cui lavorava anche il padre Antonio detto Baffotto. Là dove ogni madre era la madre di tutti. E poi il trasferimento a Casoria, i primi lavoretti e le prime esibizioni, in parrocchia o sotto la Galleria Umberto, l’incontro fatidico con il maestro Vincenzo Gallo, il primo a credere nelle doti del ragazzo, nonché padre di Annamaria, sua futura moglie. Da lì il successo fino alla crisi, quella depressione coincisa con il trasferimento obbligato a Roma e con la morte della madre. E poi la rinascita, la seconda fase della carriera, suggellata dal riconoscimento critico.
Toni D’Angelo, abituato alle storie di poeti, fa uso di un ricchissimo materiale d’archivio, pubblico e privato, a cui alterna le immagini riprese nel backstage di un grande concerto al San Paolo di Napoli. E restituisce il ritratto di un artista consapevole di essere un’icona popolare e che pure ha conservato l’umiltà delle origini, il senso di appartenere a quelli “che non vincono mai”. L’amore per la famiglia, gli amici, la città, tutto ciò che ha nutrito la sua sostanza. Ma anche un uomo complesso, nel pensiero e nel sentimento. È questo lato interiore, ovviamente, a interessare maggiormente il regista. Intento a raccontare il legame con un padre da cui si è sentito per lungo tempo distante e di cui ha avvertito l’ombra ingombrante negli anni della gioventù.
È lo sguardo del figlio a rendere Nino.18 giorni uno struggente film sulla paternità. Sopra ogni altra cosa. Ritorna in mente il pigiama, quasi l’immagine chiave della vita di Nino. Che ricorda un episodio di anni prima, con il padre Antonio impegnato a scattargli delle foto mentre era ancora a letto. Ufficialmente, per fare un regalo ai “malati”. Più prosaicamente, per vendere le foto ai fan e giustificarsi poi con tipica malizia napoletana: “sono malati di te. Sempre malati sono”. Generazione dopo generazione, la linea di sangue scorre. A un certo punto capita che si riconoscano dentro di sé i segni, le somiglianze, quella radice inestirpabile. E, finalmente, può iniziare la pace.
Regia: Toni D’Angelo
Con: Nino D’Angelo
Distribuzione: Nexo Studios
Durata: 86′
Origine: Italia, 2025






















