Noi 4, di Francesco Bruni

milena vukotic, ksenia rappoport e fabrizio gifuni in Noi 4Dentro il cuore di Roma. Alla ricerca della felicità. (Ir)realizzabile anche quando è dietro l'angolo. Quattro personaggi, una famiglia. Divisi ma legati. Dallo stress della vita quotidiana, dai desideri, dalle corse continue per tenere il passo impazzito delle loro giornate. Ettore (Fabrizio Gifuni) e Lara (Ksenia Rappoport) sono separati. Lui è un artista bohemien e squattrinato che ha poca voglia di lavorare. Lei è un ingegnere che si sta occupando dei lavori della metropolitana della città che invece ha la testa sulle spalle. Hanno due figli. La più grande, Emma (Lucrezia Guidone), rincorre il sogno di fare l'attrice e un amore impossibile. Giacomo (Francesco Bracci Testasecca) invece deve fare gli esami di terza media. ed è proprio questo evento che collega i loro destini. Prima paralleli, poi incrociati.

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Sullo sfondo, un'afosa giornata di giugno. Ancora Roma protagonista dopo il bell'esordio di Scialla!. In confronto al quale Noi 4 forse perde un po' in leggerezza ma acquista in complessità. Tra la metro, il teatro Valle, la Stazione Termini, la città viene vissuta dal di dentro, come nel film precedente. Con una quantità di esterni decisamente anomala nel cinema italiano, in cui Bruni riesce nell'intento di costruire le storie facendole recitare con sorprendente spontaneità (ottima Ksenia Rappoport ma anche Gifuni in versione commedia) ma dando l'impressione di catturarle come momenti di vita vissuta, in mezzo a una folla vera, ai rumori della città che costruiscono quasi lo sfondo della colonna sonora. 

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fabrizio gifuni e ksenia rappoport in noi 4Noi 4 può apparire come una versione più compressa ma ugualmente libera di uno dei migliori film di Tavarelli, Un amore. Ne condivide le ansie, le frustrazioni ma anche i sogni. Ma al tempo stesso è l'esempio di un cinema che sa convivere con lo spazio come faceva Martone con Napoli o Soldini con Milano.  Che viene trasformata anche in qualcosa di così poco italiano, come quella di La parola amore esiste di Calopresti, di cui Bruni è stato sceneggiatore.

La quotidianità oltre 'la grande bellezza'. Più rischiarata rispetto le avvolgenti ombre della notte di Cha cha cha di Risi. Un cinema che è capace, nella sua trasparenza che può apparire un limite ma anche un punto di forza. Che sa anche mettere a nudo il disagio improvviso (quello di Giacomo quando il padre non ha i soldi per pagare il pranzo al ristorante cinese) o la nuova unione, come se dovesse ricominciare un'altra vita, nella scena morettiana in cui i quattro stanno andando al lago ed Ettore e la figlia cantano Dancing in the Moonlight.

Forse ci sono troppi finali. Ma sono quei finali dove i personaggi sembrano volersi prendere la storia. Non quella scritta, ma la loro. Quindi, come per magia, uscire dal copione. Forse anche dallo schermo. Come quelli di Woody Allen in La rosa purpurea del Cairo. E passeggiare per Roma per conto loro. O fare footing all'alba. E questo per un bravo e consumato sceneggiatore è una bella sfida. Che in sostanza ha vinto.

 

Regia: Francesco Bruni

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Interpreti: Fabrizio Gifuni, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci Testasecca, Raffaella Lebboroni, Milena Vukotic

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 93'

Origine: Italia 2014