Noi siamo Francesco, di Guendalina Zampagni

Francesco (Mauro Racanati) è un ragazzo come tanti. Studente modello, circondato da amici, amato dalla madre e dalla sua tata. Tuttavia, come ribadisce sua madre all’amico Stefano (Gabriele Granito), Francesco poi così tanto normale non lo è. E’ nato senza braccia e per questo motivo il ragazzo non riesce a vivere le gioie dell’amore e della sessualità. Grazia (Elena Sofia Ricci) e i suoi amici cercheranno di aiutarlo, ciascuno a modo loro, nel trovare la serenità che desidera, facendogli dimenticare la sua disabilita che rappresenta un problema più per loro che per lo stesso Francesco.

Guendalina Zampagni è la regista di Noi siamo Francesco, una pellicola che racconta una storia di solidarietà e di amicizia più che di disabilità. Svela un mondo, come quello delle assistenti sessuali, diffuso ma poco conosciuto. Tuttavia, quello che colpisce del film è sopratutto il modo della regista di affrontare il rapporto tra Francesco, Stefano, Maddalena (Diletta Acquaviva) e Sofia (Gelsomina Pascucci) in un crescendo di emozioni e gesti d’affetto che rendono indissolubilmente legati i quattro personaggi, mostrando come non sempre la disabilità sia qualcosa che allontani le persone. In Noi siamo Francesco trapela l’amore, lo spirito di collaborazione per rendere più semplice la vita a chi è nato con un difetto fisico e come spesso siano proprio gli altri a farli sentire diversi, seppur ricoprendoli d’amore come la madre Grazia.

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Scena molto toccante, infatti, è senza dubbio il confronto in macchina tra Francesco e Grazia in cui lui cerca di farle capire che non può pianificargli tutta la sua vita ma che lui stesso deve essere libero di sbagliare e soffrire. Anche l’analista della donna (Luigi Diberti) le dirà che la ragione per cui pensa così tanto alla sessualità del figlio è perché in questo modo non è libera di pensare alla sua.

Delicato e scevro da morbosità è sicuramente il primo approccio sessuale di Francesco e poetica e quasi onirica la festa che si svolge a casa del protagonista, giunto alla fine del suo romanzo di formazione dove l’amore, più che la sessualità da sempre ricercata, rappresenta un punto di arrivo e che si incarna nella figura di Sofia, nome parlante che sta ad indicare saggezza (quella di Francesco ma sopratutto di Grazia che capirà gli errori fatti e si libererà letteralmente con un pianto disperato).

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Il film è legato e scandito da una colonna sonora, mai ridondante, e dagli scorci della città di Bari.