Non ci resta che vincere, di Javier Fesser

Reduce da un successo clamoroso in Spagna dove è stato visto da più di tre milioni di spettatori ottenendo la candidatura all’Oscar come miglior film straniero, arriva in Italia Campeones la commedia di Javier Fesser (autore del celebrato Camino nel 2008) scritta con David Marques. Il titolo italiano Non ci resta che vincere richiama il campione di incassi della coppia Troisi-Benigni ma il tema portante del film è differente e riguarda la integrazione nel tessuto sociale delle persone con handicap intellettivo. Marco Montes (Javier Gutierrez che abbiamo molto apprezzato nel giallo politico La Isla Minima di Alberto Rodriguez) è un allenatore di basket che per contrasti interni perde il lavoro e rompe con la fidanzata Sonia (Athenea Mata). Dopo aver mandato giù qualche bicchiere di troppo ha un incidente con la macchina della polizia: questo evento lo porta sotto processo e per evitare la prigione dovrà prestare servizio presso una comunità di persone con deficit mentale allenandole per un torneo di pallacanestro.

L’originalità della idea alla base del film è rafforzata dalla scelta di chiamare veri disabili per farli recitare davanti alla macchina da presa: la loro spontaneità e le reazioni in presa diretta regalano un sano realismo che non scade mai nella retorica o nel falso pietismo. Anche le situazioni umoristiche non ledono minimamente dignità e identità ricordando in parte la caustica ironia del Quasi Amici di Olivier Nakache. C’è il tizio che cronometra gli aerei in partenza da Madrid, lo spilungone che si blocca in stato catatonico, l’amante degli animali che è idrofobico perché da piccolo ha rischiato di annegare, l’operaio di una fabbrica di cosmetici i cui straordinari vengono pagati con tinture di capelli, il lavapiatti che viene sfruttato in nero da un padrone senza scrupoli, il tipo che parla con le piante rimproverandole, quello che lavora come meccanico e nel tempo libero suona musica heavy metal, la ragazzina down dal turpiloquio facile soprannominata “mosca spaccapalle” e tanti altri personaggi che viaggiano al limite tra la normalità e la oligofrenia. Il percorso di conoscenza reciproca porta in Marco un processo di maturazione che lo renderà più responsabile verso la fidanzata Sonia desiderosa di diventare madre, gli farà superare la sua claustrofobia e ribaltare i concetti di normale-anormale. Alla fine tutto è relativo, anche il nostro stato mentale.

Si sorride spesso alla battute e alle stranezze di questo gruppo di svitati che ricordano i matti di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo di Milos Forman ma senza la componente tragica e autolesionistica. Momenti spassosissimi sono i primi allenamenti in cui Marco e il gruppo Los Amigos sembrano parlare lingue opposte e la trasferta in autobus che si trasforma in un campionario di battute e situazioni al limite dell’assurdo. La partita finale con Los Enanos delle Canarie è un tripudio di colori e di festa mobile dove non sono risparmiati i colpi proibiti e i tiri impossibili spalle al canestro. Sono proprio le persone diverse che insegnano il valore di una vita cosiddetta “normale” mostrando che l’importante, secondo il detto di De Coubertin, è partecipare, superando i propri limiti.
Girato con grande sensibilità e ritmo umoristico, con un Javier Gutierrez in grande forma, Non ci resta che vincere è un divertimento intelligente che esalta l’importanza di sentimenti come l’accoglienza e la solidarietà verso il diverso, facendo percorrere allo spettatore passi consapevoli sul sentiero dell’umanità.

Titolo originale: Campeones
Regia: Javier Fesser
Interpreti: Javier Gutiérrez, Juan Margallo, Sergio Olmos, Athenea Mata, Julio Fernández, Daniel Freire, Jesús Lago Solís, Luisa Gavasa, Jesús Vidal
Distribuzione: BIM, Movies Inspired
Durata: 124′
Origine: Spagna, Messico, 2018

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