Non ho la lungimiranza

Quanto è studiato e quanto istintivo un calcio di rigore? Possiamo cancellare dalla memoria visiva immagini moltiplicate in cui si rincorrono immaginari uguali e diversi? Possiamo non percepirci come immagini?
 
Dal rigore di Francesco Totti a Keiserslautern (2006, valse all’Italia l’ottavo di finale mondiale) alle scelte di regia che fanno di un minuto di quella partita un’evocazione del western, quegli interminabili frammenti di sguardo fisso in cui aleggia un unico concetto: il duello. Il calcio vampirizza il cinema.
E viceversa. Dal western alla commedia all’italiana: chi potrebbe dirigere, oggi, un ritratto del calciatore/gladiatore (per dirla con Russell Crowe), come fatto da Douglas Gordon e Philippe Parreno in Zidane, un portrait du 21e siècle? Non un autore italiano, commenta Daniele Dottorini, ospite di Onde Selvagge per una puntata speciale – Discorso su due piedi – dedicata ai rimandi tra calcio e cinema. Fuori dell’accumulo di punti di vista che si sono ammassati e sedimentati sul corpo calcio/cinema di Totti, uno sguardo alieno che possa restituirne almeno un millimetro d’anima.
 
Sembra così lontano il calcio “di prosa” e “di poesia” di Pasolini dal ghezziano “riconoscerci o sospettarci immagini”, oggi che la mediatizzazione dello sport nazionale spinge, consapevolmente o no, sull’impatto emotivo dell’icona intrecciando come in uno strano DNA generi (il western, ma anche il mélo) e gara, tempo reale e tempo della rappresentazione. Come nei gesti verbali e non verbali di Mourinho, dove l’occhio umano fatica a districare – per usare un binomio dell’altro nostro ospite della puntata, Leonardo Lardieri – l’istinto e la macchina.
 
A giochi fatti, dopo aver assistito a una “scelta di sceneggiatura” che ha confermato la vittoria del Golia di turno, restiamo a cercare ed evocare ulteriori contaminazioni, guardiamo la “sporca dozzina” di Davide, dove molti – a dispetto dell’occhio impersonale della telecamera incollata al campo da gioco – non hanno la lungimiranza. La lungimiranza di studiare un gesto prima di compierlo. Come attori di un film di John Cassavetes o Abel Ferrara.