"Non saper fare niente in un mondo che sa tutto"

 “Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,

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andarsene sognando.”

Strano come un film ed una canzone (e dietro di loro due vite) così distanti (temporalmente, geograficamente, culturalmente) possano mostrare una stessa identica anima! Nemmeno le meravigliose canzoni di Eddie Vedder riescono a spiegare quello che avviene nell’animo di Chris come invece fa (incredibilmente) la canzone “testamento” di Tenco. E forse l’inquietudine di Tenco e quella di Chris nascono dallo stesso senso di “inadeguatezza emotiva” verso questo mondo.

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Il verso cardine per tentare un (così azzardato) accostamento è “Non saper fare niente in un mondo che sa tutto” che, se interpretato in senso letterale, non si addice assolutamente a Chris (e nemmeno a Tenco). Chris infatti si è appena brillante diplomato ed è stato accettato in una prestigiosa università, dunque, di lui tutto si può dire tranne che è incapace di confrontarsi con il mondo. Da subito, però, ci rendiamo conto che questo suo sottostare alle “regole del mondo” è solo di facciata, in quanto non condivide i valori che sono dietro quelle regole.

Se, poi, spostiamo l’attenzione dall’ambito strettamente materiale ad uno più emotivo, forse riusciamo anche a cogliere da dove potrebbe nasce il senso di inadeguatezza che lo spinge alla fuga.

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Chris lo conosciamo a poco a poco durante il suo viaggio, man mano che lo vediamo interagire con le persone. Con la coppia “hippie”, interpretata da Catherine Keener e Brian Dierker, all’iniziale facilità di interazione si affianca una volontà di fuga, prima latente (soprattutto nei rapporti con lei) e poi evidente, appunto, con la fuga notturna. Si dirà che la fuga è necessaria e che lui è partito per intraprendere un grande viaggio e non per trovare una nuova famiglia. Prendiamo per buona questa interpretazione.

 

Dopo nuovi viaggi, fughe dalla città “E poi mille strade grigie come il fumo /
in un mondo di luci sentirsi nessuno”
ed incontri con altre persone (dalle quali fugge prima che i  rapporti si stringano come i lacci delle trappole dei cacciatori), la sua strada torna ad incrociare quella della coppia dell’inizio. Proprio dal soggiorno con loro a Slab City cominciamo ad avere qualche elemento in più per interpretare la sua “paura” delle relazioni. Diventa sempre più evidente la sua indubbia capacità di entrare in sintonia con l’animo delle persone ed anche una certa disponibilità a manifestare i propri sentimenti nei loro confronti (non mancano atteggiamenti di tenerezza da parte sua sia verso Jan che verso Tracy). Quando si tratta però di ricevere e non di dare amore lui non ne è capace, improvvisamente ha paura. Fugge da Tracy (…certo lei è minorenne!) ed anche da Jan (che è costretta a tiragli il cappello che gli ha fatto come se temesse che avrebbe rifiutato anche quello!). Ma ancora siamo nel campo delle congetture e delle sensazioni ed ancora resta valida l’interpretazione che lui deliberatamente sacrifichi (e non tema) le relazione per non rinunciare al sogno del viaggio.

A questo punto, però, arriva l’incontro con Ron (Hal Holbrook). Che oltre a farci vivere il momento forse più toccante del film con l’offerta di adozione ed il delicato rifiuto di Chris, ci permette di sentire direttamente da lui cosa pensa (in questa fase della sua vita) delle relazioni umane.

Quando Ron, infatti, gli racconta della tragedia che gli ha portato via la sua famiglia e della sua reazione che, passando attraverso l’alcol, lo ha portato alla serenità grazie alla fede, Chris gli risponde che ha sbagliato ad investire così tanto nelle relazioni umane, che Dio ha sparso la bellezza ovunque nel mondo e che dunque lui chiudendosi in se stesso ha, in pratica, rinunciato a tanta bellezza.

 

E’ esplicita, a questo punto, la sua volontà di rifuggire le relazioni umane, in quanto potenzialmente fonti di sofferenza. Poco ci importa capire a questo punto se questa sua visione sia dovuta alle esperienze dolorose vissute all’interno della sua famiglia o se magari deriva da una distorta fascinazione per la natura trasmessagli dalle sue letture (J. London ecc..); quello che conta è che per lui le relazioni umane altro non sono che ostacoli fra lui (noi) è la bellezza del creato!

Con quanta tristezza, allora, lo vediamo scrivere, in punto di morte “La felicità è reale solo quando è condivisa”. Quanto gli costa questa illuminazione giunta proprio quando non può più metterla in pratica.. Quanta sofferenza prova a  rendersi conto di aver sprecato le occasioni che la vita gli ha dato (che, infatti, gli passano davanti con le immagini “attuali” di Tracy, la sorella, i genitori). Quanto deve essere doloroso accorgersi di essere un uomo che pur sapendo dare ha avuto paura di prendere, in un mondo che, invece, sa prendere ma non dare … capire di “Non saper fare niente in un mondo che sa tutto”.

 

 

 

 

CIAO AMORE CIAO

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.

Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.

Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.

E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.

Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.

Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.

Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao