“Non si ruba a casa dei ladri”, la decadenza dei costumi secondo i Vanzina

Cinque mesi dopo Miami Beach arriva il secondo film dell’anno di Carlo ed Enrico Vanzina, Non si ruba a casa di ladri, che uscirà in sala il prossimo 3 novembre in circa 350 copie distribuito da Medusa. Il film racconta la riscossa di un cittadino onesto (Vincenzo Salemme) che decide di vendicarsi di un intrallazzatore politico (Massimo Ghini) che ha ridotto lui e la sua famiglia sul lastrico. Oltre al regista e ai due protagonisti, sono stati presenti anche una parte del cast da Stefania Rocca e Manuela Arcuri a Maurizio Mattioli e Ria Antoniou.

non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-vincenzo-salemme-maurizio-mattioli“Da uno spunto drammatico si può fare una commedia – esordisce Carlo Vanzina – e questa lezione me l’hanno insegnata Age e Scarpelli. Il film racconta la vicenda di un uomo che cade in rovina a causa di cose più grandi di lui”. Parla poi dei riferimenti specifici con la commedia all’italiana: “Sono stato aiuto regista di Monicelli e Sordi quindi modello della commedia all’italiana interagisce spesso con il nostro cinema. La scena in cui Ghini è vestito da antico romano guarda esplicitamente alla scena in cui Gassman viene arrestato in una festa in costume e portato al commissariato vestito con la tunica in In nome del popolo italiano. Il finale amaro richiama invece il cinema di  Scola. Ci sono riferimenti a La congiuntura nella scena in cui Gassman portava i soldi a Lugano ma anche a C’eravamo tanto amati dove il personaggio di Manuela Arcuri richiama quello di Giovanna Ralli”.

non-si-ruba-a-casa-dei-ladri-stefania-rocca-vincenzo-salemmePoi c’è il cinema sulla truffa con l’esplicito rimando ad American Hustle e la locandina che può somigliare ad un Ocean di Soderbergh: “Sono sempre rimasto affascinato dai film sulla truffa. Oltre quelli citati, anche I soliti ignoti di Monicelli o Il buco di Becker. Non si ruba in casa di ladri chiude una trilogia iniziata con I mitici e proseguita con In questo mondo di ladri“.

Per Salemme questo nuovo lavoro dei Vanzina è “una parabola sulla natura umana e non su Roma”. E sui contrasti tipici che ci sono tra gli italiani Vanzina cita una battuta: “Quando Totò diceva. ‘Garibaldi che hai fatto?’ In qualche modo sosteneva che gli italiani non riuscivano ad andare mai d’accordo”.

Infine il regista si sofferma sulle differenze dei set di Roma e Zurigo: “Girare a Roma è complicatissimo. Quando abbiamo girato La mandrakata, il remake di Febbre da cavallo, non ci hanno dato il Colosseo. Zurigo è costosissima però è l’ideale per girarci con l’aeroporto vicino al centro. E poi sono abituato a fare i film all’estero. Forse sono il regista italiano che ne ha realizzati di più”.