"Non son l'uno per cento – Anarchici a Carrara", di Antonio Morabito

L'Italia continua a dimostrare di poter vantare documentaristi formidabili, a cui la leggerezza del supporto digitale ha donato possibilità realizzative e produttive in cui l'economia del mezzo non preclude certo all'efficacia del prodotto finale. Che magari si riesce anche a distribuire in sala, senza dover ricorrere al dispendiosissimo e a conti fatti inutile oltre che controproducente 'gonfiaggio' in pellicola. E allora:  al Politecnico Fandango, dall'1 al 4 giugno, e poi al Cinema Dei Piccoli sino al 12, è possibile vedere a Roma il bel documentario di Antonio Morabito, Non son l'uno per cento – Anarchici a Carrara. Si tratta di un lavoro riuscito ed appassionante, innanzitutto per stringatezza: Morabito e il suo montatore Stefano De Santis racchiudono in tiratissimi 75 minuti oltre quaranta ore di riprese: due anni passati dal regista con una telecamera digitale e un microfono montato in asse a seguire Alfonso Nicolazzi e Donato Landini alle manifestazioni, alle riunioni, alle serate coi compagni, al lavoro in tipografia. Nicolazzi è una figura leggendaria per la Federazione Anarchica Italiana, a Carrara e non solo: proprietario di una storica tipografia nella città degli operai delle cave di marmo e dell'anarchismo italiano per antonomasia, è da decenni l'editore di Umanità Nova, periodico ufficiale del movimento. Le sue memorie, le sue parole, i suoi ideali, i suoi interrogativi sull'ideologia anarchica e sul futuro dell'utopia, sono l'ossatura di un documentario che riesce nel miracolo di inserire una panoramica con immagini d'epoca sul congresso di Carrara della FAI del 1946 (niente a che vedere con l'omonima sigla dei cosiddetti anarcoinsurrezionalisti, sulla cui 'genuinità' Alfonso e gli altri nutrono più di un dubbio…), sui partigiani anarchici, sulle imprese anarchiche antifranchiste, sull'affair Pinelli, in mezzo a tutte le interviste a Nicolazzi, al suo assistente in tipografia Donato Landini, e ai compagni professore Gigi Di Lembo, scultore Dominique Stroobant, e lo storico Massimiliano Giorgi. Fanno capolino anche riprese più recenti: le drammatiche immagini dal G8 di Genova 2001, una infuocata riunione su come muoversi per evitare l'installazione di un inceneritore di rifiuti nella zona, e una commovente sequenza risalente al 1990 in cui Alfonso Nicolazzi si riprende la prima storica sede della tipografia anarchica a cui la polizia aveva messo i sigilli dopo averla sgombrata: sfonda la porta con un grosso martello, e subito la camionetta dei poliziotti incombe a serene spiegate. Gli anarchici si disperdono, ma adesso la tipografia è ancora lì. Alfonso Nicolazzi, invece, no: quel corpulento omone baffuto che ad inizio documentario si chiede, immancabile sigaraccio fumante in bocca, "ma come si fa a non essere anarchici?", è morto nel settembre 2005, stroncato da un infarto a 63 anni mentre era intento ai macchinari a stampare l'ultimo numero di Umanità Nova. Resta Donato Landini, che ad un certo punto, alla telecamera di Morabito, spiega: "L'Anarchia ha a che vedere con il quotidiano. Tante persone fanno scelte anarchiche ogni giorno, e non se ne rendono conto."


 


Regia: Antonio Morabito


Interpreti: Alfonso Nicolazzi, Donato Landini, Gigi Di Lembo, Massimiliano Giorgi, Dominique Stroobant


Durata: 75'
Origine: Italia, 2006