Non sposate le mie figlie! 2, di Philippe de Chauveron

Alla fine di Non sposate le mie figlie! i due coniugi Verneuil, Claude e Marie, chiudevano il film con una promessa alle (4) figlie: di fare il giro il mondo e visitare tutti i paesi di origine dei loro generi, dal Senegal a Israele, passando per l’Algeria e finendo in Cina. Come una serie televisiva senza soluzioni di continuità, esattamente da qui parte Non sposate le mie figlie! 2, sequel del fortunato primo episodio, fenomeno cinematografico con oltre 159 milioni di euro incassati in tutto il mondo (disponibile al momento, tra le altre cose, su Netflix), che nel 2015 divenne un vero caso nazionale, soprattutto per via delle tematiche affrontate.

Già dall’esito del viaggio dei Verneuil si può intuire dove vuole andare a parare questo secondo episodio. Claude e Marie, infatti, non tornano propriamente entusiasti e, pur con goffi tentativi, non riescono a nasconderlo agli imbarazzati parenti. Di viaggiare non se ne parla più, afferma decisa Marie, che non vuole più lasciare la propria casa e, di riflesso, la Francia, come se l’eccessivo progressismo professato nel primo, abbia ironicamente avuto l’effetto contrario, sfociando in un più reazionario nazionalismo. Dall’altra parte, invece, la paura del populismo dilagante nel paese, porta i rispettivi generi a sentirsi esclusi dalla società e a voler trasferirsi (con, naturalmente, l’intera famiglia al seguito) all’estero. La missione di Claude e Marie sarà quindi riaccendere in loro l’amore per la Francia, per non perdere del tutto i contatti con le proprie figlie.

Non sposate le mie figlie! 2  è quindi legato ancora una volta all’attualità, rimanendo comunque nel campo del perfetto sequel “industriale”. Il regista e autore dello script Philippe de Chauveron (insieme al fidato collaboratore Guy Laurent) punta infatti sulla classica ripetizione della formula del primo episodio, che va detto già non brillava particolarmente per sagacia nel suo giocare su fin troppo facili stereotipi e luoghi comuni, soprattutto pensando alla più recente produzione francese (basti pensare, restando sul genere delle commedie sulla diversità, al più perspicace Quasi amici). All’interno dell’evidente coralità del cast, decide poi di spingere su quegli elementi più forti e che meglio hanno reso in termini di affiatamento sulla scena, ossia i due coniugi Verneuil, in primis, e i loro quattro generi multi-etnici, assoluti protagonisti tanto della maggior parte dei siparietti comici quanto degli snodi di trama più cruciali. Dulcis in fundo, carica infine l’intera confezione di una retorica ancor più marcata, tra forzature ed esagerazioni sempre più inverosimili.

La differenza rispetto al primo, come anticipato, sta quindi tutta nella direzione opposta che il film vuole perseguire, ossia dall’apertura mentale verso differenti culture ad una più tranquilla e rassicurante vita nel borgo di periferia. Un’evoluzione che, in realtà, potrebbe anche riservare un certo interesse, da un punto di vista sociale e sociologico, se non fosse trattata in maniera fin troppo semplicistica. Basti pensare alla storyline sull’omosessualità, la più debole della pellicola, utilizzata quasi esclusivamente per ripetere le situazioni da Indovina chi viene a cena? del primo, aventi però stavolta come bersaglio André (sfruttando così il personaggio dello scorbutico e integralista, ma dal cuore d’oro, interpretato da Pascal N’Zonzi, altrimenti assente), messe in scena mediante auto-citazioni continue tanto nella scena al ristorante quanto nel climax “matrimoniale” conclusivo.
Nelle interviste, d’altronde, il regista afferma che non ha mai voluto che i suoi lavori venissero accostati ad un diretto messaggio politico, o perlomeno che fossero considerati dei film di denuncia. E infatti, difficilmente possono esser letti come tali, visto il carattere “borghese” e poco aderente alla realtà che domina in particolare modo questo secondo episodio, specie nelle risoluzioni dell’ultimo atto. La saga di Non sposate le mie figlie! è quindi molto meno scorretta e coraggiosa di quel che può sembrare, constatazione che però non prefigge per forza qualcosa di negativo: vuole divertire e intrattenere, non vuole assolutamente far della satira impegnata ma restare piuttosto sul filo della commedia familiare e rasserenante; vuole, in parole povere, “calmare gli animi”: resta da decidere se si tratti di un bene o di un male…

Titolo originale: Qu’est-ce qu’on a encore fait au Bon Dieu?
Regia: Philippe de Chauveron 
Interpreti: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frèdèric Chau, Noom Diawara, Frèdèrique Bel, Julia Piaton, Emilie Caen, Elodie Fontan, Pascal Nzonzi, Salmista Karate, Tatiana Rojo, Claudia Tagbo 
Distribuzione: 01 Distribution  
Durata: 98′
Origine: Francia, 2019