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LA MASTERCLASS di SCENEGGIATURA con FRANCO FERRINI dal 24 marzo


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Norimberga, di James Vanderbilt

La scrittura è solida, così come la prova di Crowe. Ma il minutaggio eccessivo e la confusione strutturale ne smorzano però l’impatto, rischiando di affossarlo

È sempre interessante quando il cinema che indaga il passato riesce in qualche modo ad inchiodare anche il presente, se non addirittura il futuro. È accaduto spesso nel cinema di Oliver Stone e Paul Greengrass e, più di recente, lo abbiamo rintracciato in September 5 – La diretta che cambiò la storia di Tim Fehlbaum. Riflessione arguta e claustrofobica dalla crescente intensità su un certo modo di fare informazione, nonostante i rischi, la pochezza dei mezzi a disposizione, la tragicità della vita e la forza incontrastabile del destino. Ritroviamo oggi il medesimo discorso – seppur parzialmente – tra le immagini cupe, grezze e la scrittura fortemente teatrale, iper controllata o, peggio, soggiogata tanto dai materiali letterari di riferimento quanto dalla portata storica dell’evento narrato, di Norimberga, il secondo lungometraggio da regista di James Vanderbilt.

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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Nel 1945, all’indomani della resa nazista, il giudice Robert H. Jackson (Michael Shannon) si batte con tutte le sue forze per portare a processo quei pochi gerarchi che, in un modo o nell’altro, sono riusciti a sopravvivere alla caduta del Reich. Chi consegnandosi spontaneamente, chi invece catturato. Gli Stati partecipanti sono molti e così anche le figure coinvolte. Tra queste, lo psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek), incaricato di valutare la sanità mentale degli imputati, i quali, preparandosi allo storico Processo di Norimberga, non perdono occasione per ribadire la propria follia, disumanità, nonché profonda intolleranza razziale di fronte ai presenti.

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Ricerca e lavoro di ARCHIVIO nel cinema DOCUMENTARIO, dal 19 marzo


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Kelley nel frattempo arricchisce notevolmente l’inedita opera di saggistica destinata, in un secondo momento, a ribaltare le sorti dell’intero processo. C’è una conversazione, più di ogni altra, che rende uniche le sue pagine: quella tra il giovane psichiatra e lo spietato maresciallo del Reich Hermann Göring (Russell Crowe). Cosa accade realmente in quella cella tra i due uomini e che poi rivive sulla carta e ben oltre? Fino a che punto il male può strisciare nel buio e poi sottopelle, distruggendo ogni cosa?

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Ricerca e lavoro di archivio nel cinema documentario, dal 19 marzo


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A distanza di dieci anni dall’ottimo esordio Truth – Il prezzo della verità, Vanderbilt, forte della chirurgica precisione che contraddistingue il suo cinema, specialmente quello scritto (si pensi a Basic e Zodiac), torna ad interrogarsi sulla medesima questione già centrale in Truth: qualcuno è sfuggito per troppo tempo alle proprie colpe. Qualcun altro lo ha scoperto, ne ha le prove e finalmente può dimostrarlo, ma a quale prezzo? Sui due piatti della bilancia, le responsabilità indeclinabili – seppur evase – di chi ha agito nella menzogna o, peggio, nella violenza e, ancora, la profonda consapevolezza delle ritorsioni ad essa legate da parte di chi invece indaga, osserva e inchioda.

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Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dal 18 marzo


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Norimberga, di James Vanderbilt

Ritorsioni capaci di ridurre in pezzi qualsiasi uomo, conducendolo alla crisi e all’abbandono definitivo, senza ritorno alcuno, della propria etica, morale e stabilità emotiva. Per questo, il filo conduttore che lega tra loro Mary Mapes, Dan Rather e Douglas Kelley appare più solido che mai. Se è vero che il Processo di Norimberga non prevede insabbiamento alcuno, è altrettanto vero che il male, posto dinanzi all’accecante flash dei fotografi del periodo e comodamente adagiato sul banco degli imputati, è ancor più spaventoso e mutevole di quanto immaginato dai presenti in aula. Proprio qui risiede l’elemento d’interesse del cinema di Vanderbilt: l’informazione – o verità – a qualsiasi prezzo. Qualsiasi, anche a costo della vita.

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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Il gioco a due Crowe-Malek si fa via via più serrato, contorto e spaventosamente manipolatorio, sfruttando con indubbia abilità e rigore tanto i codici estetici – Vanderbilt torna ripetutamente sulla claustrofobia notturna e asfissiante d’un certo cinema – quanto i linguaggi del thriller, riscoprendo in qualche caso perfino quelli dell’horror (basti pensare alla sequenza della proiezione in aula). Il cineasta osserva morbosamente coloro che, di fronte alle immagini dello sterminio, ghignano, s’assentano, piangono di rabbia o di dolore e, ancora, fuggono, non riuscendo più a tollerare tutto quel male. Non ricostruito, ma reale, tragicamente reale, richiamando prima ancora di Lumet e Pakula, Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

Tornando al presente, la domanda diventa inevitabile: quanto è vero che la megalomania dei potenti muta spesso in ingenuità, se non addirittura in una pericolosa forma di stupidità? Norimberga ci ricorda che il potere, messo a nudo, non è mai solo mostruoso: è anche ridicolo, fragile, disperatamente umano. Ed è proprio questa ambiguità a renderlo, ancora oggi, così spaventosamente attuale.

Eppure, al netto di una solida scrittura e di una prova d’attore imponente e profondamente inquietante come quella offerta da Crowe, Norimberga di James Vanderbilt dimostra ben presto di non riuscire a colmare i numerosi vuoti, luoghi e tempi d’attesa – o di stasi, che dir si voglia – fortemente accentuati dall’eccessivo minutaggio di durata. Infatti, ogni qualvolta la conversazione psichiatra–paziente/imputato cessa d’esistere su schermo, prende piede il silenzio e l’attesa di qualcosa che, di fatto, vagamente arriverà. Per questo le due ore e mezza si fanno sentire, eccome se si fanno sentire, e per quanto Vanderbilt camuffi, il cast all star non fa alcuna differenza: ed è un gran peccato.

 

Titolo originale: Nuremberg
Regia: James Vanderbilt
Interpreti: Rami Malek, Russell Crowe, Leo Woodall, John Slattery, Mark O’Brien, Colin Hanks, Wrenn Schmidt, Lydia Peckham, Michael Shannon, Richard E. Grant, Lotte Verbeek, Andreas Pietschmann, Steven Pacey, Paul Antony-Barber, Paul Antony-Barber, Wolfgang Cerny
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 148′
Origine: USA, 2025

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
3 (34 voti)

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