"North Country- Storia di Josey" di Niki Caro

Animato da intenti lodevoli ma anche da un fiato troppo corto per realizzarli, l'ultimo film di Charlize Theron è un film-zombi, imbalsamato come una delle teste di cervo che spuntano dalle pareti; un cinema di denuncia generalista che convince soltanto chi è già convinto.

Minnesota 1989: stanca di subire le sfuriate del marito, Josey torna con i due figli nella sua città natale e finisce a lavorare in una miniera. Le condizioni di lavoro sono pessime solo per chi non ha visto una miniera reale (o almeno XXX di Daniele Segre), ma sono i brutali e misogini colleghi renderle la vita impossibile. Grazie al bell'avvocato White (Woody Harrelson), Josie troverà la forza di abbattere il muro di omertà eretto dalle sue stesse compagne e vincere la causa intentata contro la ditta, colpevole di aver insabbiato i soprusi subiti dalle operaie. Una storia di umiliazioni e riscatto realmente accaduta, un paesaggio di quelli che non puoi riprodurre in studio, una big star da abbruttire e una schiera di volti noti di contorno: per la formula del drammone sociale hollywoodiano, immune dalle contaminazioni che interessano altri generi, le terre del nord potrebbero (e forse dovrebbero) rappresentare il capolinea. Animato da intenti lodevoli ma anche da un fiato troppo corto per realizzarli, l'ultimo film di Charlize Theron è un film-zombi, imbalsamato come una delle teste di cervo che spuntano dalle pareti; un cinema di denuncia generalista che convince soltanto chi è già convinto, che punta a scuotere le coscienze ma non mette a fuoco l'obiettivo, che punta il dito ma si accontenta supinamente di qualche briciola. La violenza nella miniera è raccontata come un dato endemico e non come il frutto di specifiche e concrete, quindi modificabili, condizioni di sfruttamento; il maschilismo e la sopraffazione non sono riproduzioni su scala umana dei meccanismi regolanti la produzione, ma piaghe millenarie curabili con qualche cerotto, come lo statuto contro le molestie sessuali sul lavoro. Traguardo certo importante, ma offuscato nella realtà dal crescente tasso di mortalità sul lavoro negli Stati Uniti dal '93 ad oggi. La sceneggiatura di Michael Seitzman non riesce a intrecciare in modo credibile il dramma individuale di Josey a quello collettivo, sbilanciandosi nella seconda parte (quella processuale) con l'ingombrante e inutile emersione di uno stupro rimosso; i cattivi si pentono nel giro di un'inquadratura, la presa di coscienza finale ricicla L'attimo fuggente senza un filo di eleganza. Woody Harrelson e Francis McDormand tentano di reggere il gioco, ma sembrano pensare a un altro film; e se la fisicità della Theron, seppur collaudata e dopo Monster ricattatoria, continua a sorprendere, la cosa migliore del film è rappresentata dalle riprese aeree che accompagnano i titoli di testa. Abissi di terra nera e ghiaccio, nubi tossiche, un'auto in una strada deserta; ma, purtroppo, è un altro film.

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Titolo Originale: id.

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RIFF AWARDS 2020

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Regia: Niki Caro


Interpreti: Charlize Theron, Frances McDormand, Sissy Spacek, Jeremy Renner


Distribuzione: Warner Bros Pictures Italia


Durata: 125'


Origine: USA, 2005

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