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Nottefonda, di Giuseppe Miale Di Mauro

Grazie a ull’introspezione psicologica del protagonista, riesce a trattare il tema dell’elaborazione del lutto, anche se manca una spinta a livello di scrittura evidente soprattutto nel finale.

Presentata all’interno della sezione Freestyle della 19° Festa del Cinema di Roma Nottefonda, opera prima di Giuseppe Miale di Mauro adatta per il grande schermo il suo romanzo La strada degli americani, pubblicato nel 2017.

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Protagonista della storia è Ciro (Francesco Di Leva), un uomo della bassa manovalanza camorrista che, in seguito alla morte della moglie Flavia (Valeria Colombo), si ritrova a girare in macchina ogni notte per l’hinterland napoletano, con l’ossessione di trovare l’auto pirata che ha investito e ucciso la sua consorte. Ad accompagnarlo c’è anche il figlio tredicenne Luigi (Mario Di Leva), seduto sul retro, che osserva il padre districarsi tra le strade e i vicoli della periferia partenopea.

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È un’esistenza marginale, quella condotta da Ciro, che nel suo continuo brancolare notturno alla ricerca di sé stesso mette in mostra fin da subito le ottime doti attoriali di Francesco Di Leva. In questo lungo viaggio nella notte che il suo personaggio compie, trovano spazio tutte le inquietudini e i rimorsi per ciò che non si è potuto fare nella vita precedente al grande trauma, rendendo lo stesso giro in macchina un tentativo di esorcizzare il dolore, flashback dopo flashback.

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Il complicato rapporto genitoriale è ben reso anche grazie al legame che unisce i due attori protagonisti nella vita reale (anch’essi padre e figlio), i quali sono bravi a non caricare esageratamente l’interpretazione e a restare veritieri. Il tema della crescita, in questo senso, è trattato con grande sensibilità dai due interpreti, che insieme costituiscono il lato più tenero del film.

La sensazione di smarrimento esistenziale provata dal protagonista in realtà riguarda anche le altre figure che lo circondano, tra cui anche Carmine (Adriano Pantaleo), operaio disoccupato in cerca di vendetta contro i suoi superiori, che si rivolge a Ciro per prendere in prestito la sua pistola. Ne esce dunque fuori un ritratto, della città di Napoli, che “divora” i propri abitanti, inghiottendoli nella sua grande ragnatela urbana che uccide ogni speranza di riscatto. È da sottolineare, in questo caso, il lavoro di Michele D’Attanasio alla fotografia, che riesce a gestire bene la luce nelle scene notturne (che compongono più o meno gran parte del film) e a desaturare i colori nelle scene diurne.

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A livello di scrittura, si avverte però la mancanza di una vera spinta al racconto che vada oltre la semplice elaborazione del lutto familiare: una spinta che si poteva forse inserire nella parte finale, conferendo delle tonalità ancora più cupe alla storia, ma che alla fine lascia lo spazio a dei risvolti più onirici. Ciò che però resta più interessante da vedere è questa profonda introspezione psicologica del protagonista, costretto a fare i conti con il proprio passato e la dipendenza dal crack, che offre gli spunti migliori al film.

 

Regia: Giuseppe Miale Di Mauro
Interpreti: Francesco Di Leva, Mario Di Leva, Adriano Pantaleo, Valeria Colombo, Giuseppe M. Gaudino, Dora Romano, Chiara Celotto
Distribuzione: Luce Cinecittà
Durata: 86′
Origine: Italia, 2024

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7
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Il voto dei lettori
2 (2 voti)

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