Nottetempo. Incontro con Francesco Prisco e il cast

francesco prisco e giorgio pasotti sul set di nottetempoDopo la proiezione del noir Nottetempo si è tenuto l’incontro con il giovane e comunicativo regista Francesco Prisco, con la produttrice e co-sceneggiatrice Annamaria Morelli e con gli interpreti Giorgio Pasotti, Nina Torresi, Gianfelice Imparato, Esther Elisha, Antonio Milo, Samuel Colungi e Valeria Milillo. Il film uscirà il 3 aprile in una ventina di copie.

 

 

Sei già molto conosciuto per i premi ai tuoi cortometraggi. Com’è andata quest’esperienza?

Francesco Prisco: Penso che questo sia un film piccolo e coraggioso; nulla contro le commedie, ma non sarei capace di realizzare quel genere, che da noi va per la maggiore.

 

 

Hai invece scelto un noir, condito da diversi risvolti psicologici. Come mai?

Francesco Prisco: Ero indeciso su tre storie; ho scelto questa istintivamente. Forse perché tutti i personaggi sono simili a me, inappagati dalla loro vita (ride).

 

 

Per la prima volta ti trovi a interpretare un personaggio cattivo (e sportivo). Ciò ha richiesto una preparazione particolare?

Giorgio Pasotti: Mi sono chiuso in palestra come un pollo d’allevamento. Volevo essere credibile come giocatore di rugby, quindi mi sono allenato con dei rugbisti. Trovo che questo film sia uno dei più felici esordi del cinema italiano. Un mezzo miracolo, in questo panorama invaso da commedie.

 

 

Tu hai iniziato a recitare a quattro anni, quindi non sei un esordiente…

Samuel Colungi: Gli altri film in cui ho recitato erano più sereni. Mi sono trovato molto bene con Giorgio: è simpatico e sempre allegro.

Gianfelice Imparato: Io però non costringerei questo film nella categoria del noir. Racconta vicende umane. È stata un’esperienza bellissima; quest’opera prima è una perla, e spero che il suo coraggio verrà premiato.

 

 

nina torresi e gianfelice imparato in nottetempoQuesto film ti dà un ruolo più da protagonista rispetto al solito…

Nina Torresi: Ho amato molto questo ruolo, e ho fatto fatica a lasciarlo andare via finite le riprese. Assia è una ragazza persa nel mondo delle meraviglie, che corrisponde un po’ al mondo di Prisco. La scena più faticosa da girare è stata quella dell’esplosione: faceva freddo, ero ricoperta di fango…

Esther Elisha: Io sono grata ad Annamaria perché è stata sua l’idea di coinvolgermi in questo film. Sono felice di questo ruolo anche perché non è legato alle mie origini.

Antonio Milo: Io invece mostro il risvolto violento di un personaggio buono, di un animale messo all’angolo. Mi sono innamorato subito della storia, che mi ha dato la possibilità di sondare altre strade.

 

 

Tu sei poco presente nel film, ma come ombra lo sei sempre.

Valeria Milillo: Ho letto la sceneggiatura con un sentimento “scomodo”, poco rassicurante. Non si intravede mai uno spiraglio, c’è una crisi continua. Prisco voleva raccontare l’inferno di tutti noi, senza speranza. La scena dell’incidente è molto coinvolgente, e sono davvero grata a Francesco, bravissimo e molto bello.

 

 

Puoi accennare agli aspetti produttivi, e dirci il significato dei due sorrisi alla fine?

Francesco Prisco: Il film è stato girato in cinque settimane. Il vero problema è stato il tempo: non bastava mai, e a Bolzano alle quattro del pomeriggio va via la luce. Per quanto riguarda i due sorrisi alla fine, in questo drammone noir volevo lasciare allo spettatore una nota di speranza, e indicare la complicità fra Assia e Enrico. Il sorriso di Enrico rassicura Assia sul fatto che alla fine non si è vendicato, e lei quindi lo accoglie con un’espressione commossa. Io sono rimasto molto affascinato da Drive; mi piaceva che durante tutto il film non avessi mai sentito il nome del protagonista. Anche per questo ho preferito lasciare alcuni aspetti irrisolti nel mio film.

Annamaria Morelli: Il costo si è aggirato intorno ai 650mila euro, ma il valore in realtà è molto più alto. In fondo è anche un road movie, e a volte abbiamo cambiato due, tre location al giorno.

Gianfelice Imparato: I due sorrisi alla fine comunque simboleggiano anche il ritorno alla realtà, dato che Enrico ha vissuto per tutto il film la proiezione di una vendetta, mentre Assia quella di un amore.

 

 

nottetempoIn questo film c’è qualcosa di autobiografico, come spesso succede nelle opere prime?

Francesco Prisco: Ritrovo me stesso nel modo d’immaginare di Assia, e per certe cose anche nel personaggio di Matteo, anche se io non sono così spietato. Ma preferisco non essere più specifico (ride).

 

 

Ha un significato l’immagine del vetro appannato che torna lungo tutto il film?

Francesco Prisco: Sì, è come una finestra con cui Assia si affaccia al mondo dell’immaginazione. Una finestra sul mondo dei sogni. Quest’immagine ricorreva altre volte, ma poi è stata sfrondata.

 

 

La fotografia è uno degli elementi più vivi. Ci sono rimandi al cinema francese?

Francesco Prisco: Io ho subito chiarito a Francesco Di Giacomo il tipo d’immagine che avevo in mente. Non volevo fare un film “italiano”, ma aspiravo a raggiungere una certa internazionalità. È un film girato spesso di notte, il che ha comportato complicazioni. Ma sono soddisfatto.