Novembre, il nuovo singolo di Iosonouncane in attesa di IRA

Disponibile dal 18 Novembre in digitale l’ultimo inedito del cantautore sardo di DIE segna l’inizio della collaborazione con la rinata etichetta Numero Uno. In attesa dell’imminente album IRA

Un nuovo singolo che lenisce parzialmente la spasmodica fame di inediti ed allo stesso tempo aguzza ulteriormente gli appetiti per la pubblicazione di un nuovo album che esce ben cinque anni dopo il precedente che s’era abbattuto come un tornado nella scena della musica italiana contemporanea. Ad un mese esatto dalla ristampa dell’esordio La macarena su Roma per il 10° anniversario dell’uscita, Iosonouncane ha pubblicato il 18 Novembre in digitale il nuovo singolo Novembre che uscirà anche in versione vinilica il 27 novembre.

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Si tratta della prima canzone inedita per l’artista dalla pubblicazione di DIE e segna un passaggio molto importante nella carriera del musicista sardo, ovvero l’inizio della collaborazione con la rinata etichetta Numero Uno. Label fondamentale per la storia della musica italiana Numero Uno fu fondata nel 1969 da Giulio Rapetti (in arte Mogol), suo padre Mariano Rapetti (in arte Calibi) e dal produttore Alessandro Colombini e divenne presto un punto di riferimento per la discografia italiana con un cast artistico di cui negli anni hanno fatto parte nomi come PFM, Bruno Lauzi, Edoardo Bennato, Ivan Graziani, Eugenio Finardi e soprattutto Lucio Battisti. L’etichetta, produttivamente ferma dal 1998, rientra adesso con grande effetto nel mercato discografico italiano potendo annoverare tra le proprie fila oltre al cantautore sardo Dimartino e Colapesce che a Giugno avevano già pubblicato il disco I Mortali, e il gruppo La Rappresentante di Lista. Novembre di Iosonouncane nello specifico uscirà in una versione speciale su 7” dove, sul lato B, sarà presente una cover della celeberrima Vedrai, vedrai di Luigi Tenco.

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I due pezzi rimediano così almeno in parte alle frustrazioni dei fan per la pubblicazione dell’album di inediti IRA che, atteso dall’estate scorsa è stato posticipato ad Aprile 2021 per le restrizioni legate al Covid-19. Questo perché Jacopo Incani, vero nome di Iosonouncane, intende ancora presentarlo in un tour di cui tutte le date sono già sold-out. Un hype quindi quasi da grande star – interrotto ed acuito da quest’ultimo singolo – per un musicista che, rara avis, è riuscito subito ad imporsi nella testa della critica e nel cuore del pubblico. Con appena due dischi pubblicati, qualche collaborazione con il cinema, una presenza mediatica a bassa intensità ed una più corposa attività performativa il polistrumentista sardo unisce in maniera unica la tradizione italiana a sonorità nuove. Il suo album DIE del 2015 è divenuto da subito un fenomeno per tutta la scena indipendente, catalizzando come forse non mai in questo ultimo decennio plausi pressoché universali. Ma prima di quest’ultimo singolo e della sua B-side in realtà Iosonouncane ha continuato in maniera trasversale a percorrere le diverse strade che la musica mette a disposizione di un artista sperimentale, come riassunto da lui stesso in una recente intervista: “queste sono tutte esperienze pienamente pertinenti con la mia maniera di essere musicista, ovvero un lavoro in cui scrittura, stesura degli arrangiamenti, lavoro sui suoni e produzione coincidono. Quindi nulla di più naturale“.

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In questa pausa dagli studi di registrazione da segnalare innanzitutto le classiche collaborazioni con altri musicisti: dalla presenza in Pulviscolo, disco d’esordio di Colombre, all’arrangiamento produttivo degli album di Colapesce e del nuovo disco di Dino Fumaretto/Elia Billoni insieme a Rocco Marchi e Francesca Baccolini degli Hobocombo e lo stesso Fumaretto fino al progetto discografico TUNDRA, suite di 20 minuti, scritta e prodotta insieme al bassista Gianni Maroccolo. Riuscitissima anche la collaborazione con Gli ARTO, supergruppo formato da Luca Cavina (Zeus!, Calibro 35), Simone Cavina (Junkfood, Iosonouncane, Comaneci), Bruno Germano (Settlefish, Iosonouncane) e Cristian Naldi (Ronin) per il pezzo On Suicide, traccia d’apertura del loro album Fantasma e unico brano cantato proprio da Iosonouncane. Da ricordare anche il fortunato tour in giro per il Belpaese intrapreso con Paolo Angeli, musicista che come dichiarato dal cantautore nella sua pagina facebook è “uno dei musicisti che ho amato, seguito ed ammirato di più negli ultimi dieci anni“. Altra uscita indicativa delle sue influenze è stata la cover di Climbing up the walls dei Radiohead, in occasione dei 20 anni di “Ok Computer” con la compilation “KO COMPUTER” in download gratuito sul sito di King Kong Radio 1 e che vede la presenza tra gli altri di Diodato, Niccolò Fabi e i Marlene Kuntz. Fondamentale nel suo percorso artistico in questi anni anche le colonne sonore scritte e dirette per lavori come Follow The Paintings, documentario sul riciclo di denaro sporco nel mercato dell’arte, inchiesta di Francesca Sironi con fotografia e regia di Alberto Gottardo ed il successivo Marghe e Giulia, crescere in diretta, andato in onda su Sky Tg24 e che raccontava la vita quotidiana di due sorelle di 9 e 12 anni, tra le baby YouTuber di maggior successo in Italia, per terminare col recentissimo Lodi – Primo soccorso, sempre di Sironi e Gottardo, andato in onda sulla BBC e su Sky TG24 in edizione ridotta di quindici minuti. L’eclettismo onnivoro di Iosonouncane ha esondato perfino nel territorio della performance pura: per l’inaugurazione di FOTOGRAFIA EUROPEA – Reggio Emilia nel 2017 Jacopo Incani ha, ad esempio, sonorizzato live una fotografia scattata da Silvia Cesari in Sardegna durante la scrittura di DIE e che si stagliava enorme alle sue spalle. Ancora due anni dopo al Cinema Massimo di Torino con Enrico Gabrielli (Pj Harvey, Calibro 35, Mariposa) e Corrado Nuccini (Giardini di Mirò, Quattro Quartetti) ha musicato dal vivo Ingeborg Holm, pellicola svedese del regista Victor Sjöström del 1913.

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Ma forse la sonorizzazione più evocativa è stata quella effettuata per l’opera LOCUS di Edoardo Tresoldi alla prima edizione del Festival Derive di Sapri. Qui l’intreccio tra immagini, suoni d’atmosfera e temporalità di una narrazione sfuggente ma necessaria racconta meglio di qualunque disamina il senso del sound di Iosonouncane, atipico nella sua tipicità ed essenziale quanto gli stormi d’imminente ira.

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