"Nudi e felici", di David Wain


Paul Rudd non ha la personalità di Seth Rogen o di Jonah Hill, è il nome meno appariscente di quelli che sono stati lanciati dalla factory di Judd Apatow e si è specializzato nel ruolo del puro di animo. Wanderlust è un'ulteriore declinazione delle disavventure che possono capitare ad un bravo ragazzo: perdere il lavoro a New York e non riuscire più a scappare da una comunità di hippies contemporanei. L'idea del borghese che arriva a rimpiangere i simboli e la sicurezza della sua ritualità ordinaria è interessante, ma da sola non può tenere fino alla fine

Paul Rudd è il meno luminoso dei nomi che sono stati lanciati dalla prolifica factory di Judd Apatow. L'attore non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista e ha sempre dovuto vivere in coabitazione con dei colleghi più istrionici. Non gli è stata mai riconosciuta l'autonomia di Seth Rogen e di Jonah Hill e la lista dei suoi film è soprattutto l'elenco dei nomi a cui ha dovuto fare da spalla. Paul Rudd non è un attore appariscente e la sua comicità non ha nessuna conseguenza immediata: La sua performance in Wanderlust è un'ulteriore dimostrazione di quello che si era intuito in I Love You, Man o in Dinner for Schmucks. La sua condanna a restare nell'ombra è anche una precisa strategia della sua maschera migliore: Paul Rudd si è specializzato nel ritratto del puro d'animo. Il fatto che alcune volte abbia deviato verso delle sfumature più freak come Our Idiot Brother non fa che confermare la sua perfetta adesione al modello del quasi quarantenne che ha sempre sognato di sistemarsi e di farsi una famiglia. Wanderlust si impegna a spremere tutte le sue risorse e tutto il suo ottimismo: gli fa comprare un monolocale a Manhattan, gli fa perdere il lavoro ancora prima di iniziare a pagare il mutuo, lo costringe ad emigrare nella villa suburbana del suo odioso fratello maggiore e infine lo porta in un'amena comunità di vegani e di nudisti nel cuore della Georgia. La sua insofferenza verso il tran tran, l'incubo di dover dipendere dall'invadenza del parente e il risentimento verso la società contemporanea lo inducono a convincere Jennifer Aniston a seguirlo nel tentativo di entrare a far parte di questi hippies del nuovo millennio.

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La sceneggiatura di Wanderlust si gioca solo una carta: la progressiva nostalgia del borghese verso la ritualità e i simboli più comuni della sua vita quotidiana. Il copione della coppia formata da David Wain e da Ken Marino vuole smontare il mito della libertà e vuole riabilitare gli archetipi della routine quotidiana: la proprietà, le abitudini rassicuranti, l'eccesso di caffè e la ripetitività del lavoro. Paul Rudd ama le porte che dividono gli ambienti e delimitano i suoi spazi ma soprattutto non riesce a sopportare che la moglie venga insidiata dalle follie new age di Justin Theroux. L'uomo arriva persino a rinnegare la possibilità dell'amore libero con Malin Akerman, anche perchè Jennifer Aniston non condivide lo stesso rimpianto verso l'intimità del loro minuscolo appartamento del West Village… Il concept di Wanderlust è perfetto per le caratteristiche di Paul Rudd ma il film fallisce proprio perchè non riesce a offrirgli una sponda adeguata: Jennifer Aniston affronta il ruolo con professionalità ma senza emozione e non raggiunge quella sintonia che aveva con Adam Sandler ai tempi di Just Go With It. I due scrittori non riescono a maneggiare il film come dovrebbero: l'idea di partenza è felice ma da sola non può tenere fino alla fine. La mano di Judd Apatow alla produzione non basta a fare il miracolo: Wanderlust è un film che non lascia il segno e serve solo ad aggiungere un'ulteriore declinazione nel repertorio delle disavventure che un bravo ragazzo deve affrontare…

 

Titolo originale: Wanderlust
Regia di: David Wain

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Interpreti: Jennifer Aniston, Paul Rudd, Ken Marino, Justin Theroux, Malin Ackerman, Alan Alda, Lauren Ambrose, Kathryn Hahn, Ray Liotta

Origine: USA, 2012

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 98'

 

 

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