Nuevo orden, di Michel Franco

Dall’asetticità di Chronic alla furia incontrollata di Nuevo orden, il cinema di James Franco crea un inganno nella sua apparente mutazione. Il malato terminale in questo caso è il Messico in una visione distopica. Il divario sociale ed economico è sempre più ampio. Ed è per fronteggiare a questa disuguaglianza che mostra una violentissima rivolta. Si comincia con i manifestanti feriti che vengono portati in ospedale e per liberare i letti vengono portati via i pazienti già ricoverati. Il momento decisivo è però in uno sfarzoso matrimonio che viene mandato a monte dalla rivolta. La ragazza che quel giorno si doveva sposare viene rapita, imprigionata e umiliata assieme ad altre persone ricche e benestanti.

Il sesto lungometraggio di Michel Franco si lega le mani da solo già con un simbolismo esasperato e vuoto: l’acqua verde del rubinetto, il titolo del film al contrario, le ombre sulla bandiera del Messico. La sua metafora sulla lotta di classe e sui regimi dittatoriali viene sparata come se avesse la musica a tutto volume o con gli schizzi di vernice di una pittura pop. Ma continua ad esserci una distanza non solo da quello che inquadra ma anche come lo filma. Il suo cinema non ha il senso della misura e forse non gli interessa. Tutto deve essere filmato, inquadrato. Per mostrarci che l’animo umano di ricchi e poveri è comunque corrotto. Che le relazioni umane e politiche sono legate dal denaro. Che gli affetti sono solo momentanei passaggi della vita. Lo si può vedere anche dalla scena dell’uomo con la moglie malata, che in passato aveva lavorato alle dipendenze dei proprietari della villa, che va a chiedere un prestito durante la festa della cerimonia nuziale.

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Forse il cinema di Franco è l’altra faccia di Iñárritu. Lo stile personale, al limite dell’invasivo, deve comunque prevalere su quello che filma. Non basta mostrare l’inferno per fare un cinema infernale. E, al tempo stesso, mostrare personaggi spietati, per essere duri. Franco detesta i protagonisti di Nuevo orden ma il suo film non è detestabile. Nonostante il caos, le inquadrature finiscono per annullarsi reciprocamente. Certi momenti appena filmati potrebbero non esserci mai stati, anche nelle scene decisive. Non dipende mai cosa si guarda ma come viene visto. La differenza si può vedere dai cadaveri a terra di Nuevo orden e Post mortem di Larraín. Nel cineasta cileno c’è quella paura che invece non attraversa quasi mai il film del regista messicano. Prende anche gli spunti giusti. L’idea dell’assalto alla villa da parte delle classi più povere potrebbe arrivare da Viridiana di Buñuel. Poi però scatena la sua guerra personale. Quella contro i figli di La hijas de Abril si trasforma in quello contro lo Stato in Nuevo orden. Ogni governo sarà comunque corrotto e violento. E il suo cinema non risparmia nulla soprattutto nelle scene delle torture. Non gli basta far sentire le grida. Alla fine deve farle vedere. L’unico peccato veramente mortale in mezzo a tanto disinteresse.

 

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)

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