Nuovo cinema X Factor 4, del trash o del crash

Nuovo cinema x factor 4
La scelta di Morgan diventa un cortocircuito spiazzante, una sorta di sguardo in macchina nel cinema classico: sovvertimento del canone che svela la falsità dell'impalcatura televisiva, incarnata nella figura di Romina, l’esperimento new wave che fallisce nel contrasto tra l'immagine algida e androgina dello show e quella popolana dei daytime

romina x factor

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Nel suo viaggio attraverso i generi X Factor incontra il trash, per volontà programmatica di Morgan,  che decidendo le assegnazioni dei suoi over per la 4° puntata, quella del temibile Hell Factor, dalla doppia eliminazione dove il pathos è quindi moltiplicato, introduce la sua scelta con un cappello teorico.

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“Il trash come dice la parola in sé mi fa cagare ma c’è chi è perverso e quindi gli piace. Cos’è trash? Simona Ventura è trash? Per me lei è oltre il trash. Elio è trash, ma in senso intellettuale, perché a volte gli piacciono le cose trash. Fare trash è nobilitare a livello intellettuale la spazzatura”.

Definendo Simona Ventura oltre il trash il buon Morgan si avvicina, chissà quanto consapevolmente, al concetto di Crash-Tv formulato qualche anno fa nell'omonimo libro da Carmine Castoro, in cui il filosofo e autore televisivo teorizza nella tv contemporanea lo slittamento dal trash al crash, come gesto volgare di dissenso che si fa sistema: “Viviamo in una post-realtà dove il pathos è già patinato.

Viviamo nel Simile che è la totalità sempre mancata ma comunque dettata, etero diretta dagli input della televisione (…) il trash sovraespone il particolare come elemento bruto, spontaneo assoluto, che non prelude a una totalità e non suscita altro che riso, disincanto del volgare, smorfia di dissenso, superiorità morale in chi assiste. Il crash, invece, impone subito il "totale", il paradigma, la soluzione finale e solo sotto di essi gli ondeggiamenti della nostra coscienza e percezione; per questo non suscita altro che il sonnambulismo della ragione, l’ipnosi nello sguardo, l’emulazione rampante di sistema con la soggezione al Sistema.

 

Tentando di portare il trash all’interno di un universo già crashato, Morgan introduce un cortocircuito spiazzante, una demistificazione à la I vestiti nuovi dell’Imperatore, dove il suo gridare "il Re è nudo” è analogo a uno sguardo in macchina del personaggio nel cinema classico: la rottura della regola, il sovvertimento di un universo predeterminato, che finisce per pagare con l’eliminazione di una sua concorrente, la sua creatura da novello Dr. Frankenstein. Romina, l’esperimento new wave che fallisce nel momento in cui la sua personalità da popolana emerge da sotto l’immagine algida e androgina faticosamente cucitale addosso da Morgan e Tommassini.

x factor donatellaIn un programma che vive della performance e del luccichio splendente delle luci della ribalta – tutte le messinscene di Luca Tommassini possiedono un volgare fascino camp, che frulla musical della Hollywood classica e avanspettacolo – i daytime che mostrano una Romina che invoca il lentone, si definisce “portatrice di vagina” e chiede di poter cantare “un brano che conosce pure mi’ nonna” vanificano il lavoro di costruzione del simulacro, segnalando pericolosamente al pubblico la falsità dell’impalcatura televisiva, la scenografia di cartapesta, come un déjà vu che rivela le falle del Sistema di Matrix.

 

Lo stesso accade alle Donatella, finora riuscitissimo esperimento pop, che pagano un’immagine sexy parossistica, di nuovo in contrasto con la genuinità e la freschezza di due adolescenti modenesi mostrata nel daytime. Dopo i lascivi ma appena accennati movimenti delle performance precedenti Tommassini calca la mano, mettendole in una scatola da Barbie per interpretare Maneater (ossia "mangiauomini") di un’altra principessa del pop, Nelly Furtado, segnalando una doppiezza che gli spettatori rigettano, bisognosi di un idolo "credibile", per citare l'aggettivo-tormentone di Elio.

 

Il vero trash di X Factor sta allora nell’antagonismo di immagine e realtà, rifiutato dal pubblico che vuole superstar o vicini di casa, ma mai nello stesso corpo: per questo vincono i ragazzi perbene, come Francesca Michielin, Noemi o Matteo Becucci, rimasti sempre fedeli alla loro aria da ragazzi della porta accanto; o i performer alla Marco Mengoni, sempre sfuggente e indefinibile anche una volta sceso dal palco.

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