Nuovo cinema X Factor 7 – Fantasmi

Elio X FactorAveva ragione Carmine Castoro. Dal trash al crash, il passaggio preventivato è arrivato con la sesta puntata, grazie al tracollo nervoso di un’Arisa raging bull e dei due fratelli del caos intenti a tener fede al proprio nome d’arte.

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Era scontato che  dopo un simile acme drammatico dovesse seguire una scena distensiva, uno di quegli episodi di raccordo utili solo a portar avanti la trama orizzontale. Così questa semifinale di fine novembre è scivolata via senza troppo clamore, ma all’insegna dei fantasmi.

 

Come quelli che Elio non riesce a dimenticare, ossessionato dall’assenza della sua Nice, invocata, presa a termine di paragone per ogni cantante, a metà tra il James Stewart di Vertigo e il Bruce Willis de Il sesto senso, ancora inconsapevole di essere proprio lui il trapassato. Già, perché dell’Elio frontman delle Storie tese queste edizioni di X Factor hanno spazzato via ogni brio, ogni guizzo anarcoide, riducendolo a una sorta di Mara Maionchi en travesti dai commenti costipati e dalla pragmaticità brianzola. “Siamo qui per creare venditori di dischi” è il suo triste motto e ogni intervento è volto a ricondurre alla ragione le fantasie romantiche di Arisa e i voli pindarici di Morgan.

 

X Factor semifinaleMa il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, diceva Pascal. Col suo eccesso di buon senso Elio vanifica la ragione stessa dello show, il sogno, la sospensione del piano di realtà, quello stesso patto che il cinema di genere stringe con il proprio pubblico. Cosa che non sfugge invece a Mika, ospite internazionale che al momento di giudicare la scialba esibizione di Cixi rimarca l’importanza di trasportare altrove lo spettatore per quella manciata di minuti. X Factor è tutto lì, come Mika ben sa: vive delle sue performance, condensa settimane di prove in pochi attimi che comprimono e al tempo stesso escludono tutto il lavoro e la fatica dei vari reparti, dai vocal coach alla messa in scena del sempre più demiurgico Tommassini.

 

Guardando sempre al fuori campo, a quel che sarà fuori dagli studi (dagli Studios?), il giudice più severo del quartetto snatura e trasfigura il programma assai più delle accuse di brogli della caliente Arisa, diventata non a caso la vera icona mediatica di X Factor eguagliando, se non addirittura superando, un insolitamente misurato Morgan che, forte dei suoi talenti, non ha regalato quest’anno le consuete fiammate.

 

Rabbonita dalle minacce di essere epurata dalle prossime edizioni, e rimasta senza più pupilli da difendere, anche la cantante lucana depone le armi, in una puntata che avrebbe potuto essere molto più agguerrita.

Si spinge così avanti il fronte del buon senso, del pragmatismo spiccio che pretende di dominare le regole dello show business: se possibile l'atteggiamento di Elio risulta ancora più fuori posto di quello della Ventura, per lo meno ruspante quanto il pubblico a cui si rivolge: risulta allora impagabile la sua farsa all’amatriciana, in cui si finge commossa per il “grazie” scritto dal suo Davide su un casuale foglio di carta con altrettanto casuale pennarello a portata di mano, mentre un sempre più elitario Elio disprezza apertamente il pubblico prendendo personalmente le distanze da certi motivetti "che però vendono".

In mezzo a tutto ciò il potenziale scossone dato dagli inediti non arriva: Chiara si conferma la testa di serie del programma anche con un brano che alla sola menzione degli autori “Ramazzotti-Chiaravalle” aveva riempito di brividi nazional popolari le schiene di tutti gli estimatori di questo talento del nord est, nutriti a suon di Prince, Kurt Weill, Paul Weller e Piero Ciampi (magica la sua L’amore è tutto qui); la segue a ruota Ics con il surreale, divertito Autostima di prima mattina, che innesta le rime del (ormai ex?) rapper su una base che ricorda il Morgan “dadaista” del bellissimo Da A ad A. Peccato per Daniele, uscito di scena con l’unico pezzo che gli corrispondesse, il buon brit rock di Gavin De Graw che resiste indenne al testo in italiano.

E se Cixi finisce in ballottaggio pagando la ratio del suo mentore con un pezzo già visto, già sentito e digerito almeno milioni di volte, ma capace di riproporsi un po’ come capita con certi cibi pesanti, il vero lato inquietante dello show è l’avanzata compatta di Davide verso la finale. Così inspiegabile, così italiano.