Objectos de Luz, di Marie Carré e Acácio de Almeida

Una riflessione sul ruolo della luce nella nostra percezione del mondo, e sulla luce come motore di tutto il cinema dalle origini a oggi. In concorso al Laceno d’oro 2022

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 In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. – Genesi 1, 1-5

La luce è il primo elemento che è entrato a far parte della terra. Poi l’uomo come un dio ha trovato il modo di padroneggiare la luce. Ma la luce ci rende allo stesso tempo schiavi: c’è bisogno infatti di tanta preparazione, pazienza e attesa per trovare la luce giusta. Almeida, direttore della fotografia di diversi film, insieme alla compagna fa il suo esordio alla regia interrogandosi sul significato della luce, come punto di partenza per passare in esame il cinema a partire dal muto. Vediamo estratti di film di registi del cinema portoghese: da Manoel de Oliveira ad António da Cunha Telles, António Reis e Margarida Cordeiro. Scene di film ma anche ricordi del passato (la pagina di giornale che celebra la carriera dell’attrice Maria Cabral).

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I due registi condividono con noi le fatiche, la pazienza di trovare l’ispirazione, il giusto luogo, l’inquadratura adatta. Il tutto caratterizzato da momenti di silenzio alternati da riflessioni di un voice over.

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Si crea infatti come un desiderio di illuminare ogni cosa e anche noi umani diventiamo “oggetti della luce”, come se fossimo in qualche modo artefici ma allo stesso dipendenti dalla luce padrona, come il periodo in cui le pellicole prendevano fuoco con molta facilità. C’è chi si vanta di aver illuminato i volti di attori famosi come se avessero avuto l’ingresso ai loro tratti più intimi, più nascosti. La luce su un volto, seppur molto noto, rende l’ignoto conoscibile al pubblico. La luce è quindi sia l’elemento che permette di separare la terra dalle tenebre, ma anche di andare oltre ciò che la macchina da presa vuole esprimere.  E’ così catartico, e allo stesso tempo crea timore, capire e rimanere accecati dal bagliore della luce.

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