Occidente, di Corso Salani

Il senso apolide del cinema italiano è perfettamente rappresentato dall'opera di Corso Salani (attore oltre che regista) che nei suoi film ha espresso un'idea di cinema compatto e coerente che fa pensare ad un progetto più ampio di lavoro e di riflessione sull'immagine e su un sentimento del tempo del tutto personale e intimo, con incursioni continue nel terreno di un passato che torna a premere sulle azioni del presente. Anche in Occidente (come in tutti i film di Corso Salani) il percorso narrativo segue il meccanismo dell'accumulo degli elementi che restano, poi, sospesi e indefiniti, come fossero intrappolati in una sorta di implosione che blocca parole, gesti e pensieri. Il viaggio, che era centrale ne Gli occhi stanchi e in Cono Sur, è stato confinato in un fuori campo che è anche fuori tempo, segno rimasto indelebile dentro gli occhi di chi l'ha vissuto, circondando ogni cosa di un sentimento sommesso di rimpianto, ma che ha saputo lasciare intatto il senso dello sradicamento e della perdita di una direzione da seguire. E lo smarrimento si estende anche allo sguardo del film che finisce per legarsi ai corpi in un vagabondaggio che altro non è se non la messa in forma di un detour esistenziale, ne condiziona il ritmo in un percorso incerto e incostante, esprimendo, in questo modo, l'inquietudine e l'irrequietezza che naturalmente abitano i luoghi di confine. Ulteriori non-luoghi (Aviano è ritratta nelle molte contraddizioni che la distinguono; nel suo essere crocevia di differenti passaggi è un approdo che, alla fine, racchiude la spinta a ripartire) sui quali sembrano scivolare i passi dei personaggi, territori indefinibili di sovrapposizioni e coesistenze, che restano, però, paradossalmente vuoti e silenziosi.

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Il cinema di Corso Salani continua a resistere alle classificazioni e si pone, ancora una volta, in equilibrio tra il documentario e la finzione. Tutto nasce da pochi minuti girati in Romania nei giorni della rivoluzione del 1989. Immagini mosse e sgranate tra le strade dense di folla, che costituiscono il naturale controcampo per i lunghi e silenziosi piani sequenza di cui si costituisce l'opera, completamento degli sguardi persi nel vuoto della protagonista che si muove spaesata tra la realtà del presente e il ricordo del passato. In Occidente si ritrovano le pause e le attese di sempre, vero nucleo centrale di un racconto che si sfalda progressivamente e si perde, a sua volta, nel fuori campo di una porta che si spalanca.

Regia: Corso Salani
Sceneggiatura: Corso Salani, Monica Rametta
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Luca Benedetti
Suono: Stefano Campus
Scenografia e costumi: Valentina Scalia
Interpreti: Agnieszka Czekanska (Malvina Munteanu), Corso Salani (Alberto), Fabio Sabbioni (Mario), Gianluca Arcopinto (Francesco), Monica Rametta (Rosa)
Produzione: Gianluca Arcopinto per Pablo/Tele+
Distribuzione: Pablo
Durata: 91'
Origine: Italia, 2000

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