Odio il Natale, di Davide Mardegan e Clemente De Muro

La serie è parte di un nuovo modo di creare contenuti, più attento alle diversità ma il risultato non è del tutto convincente. Adattamento della serie norvegese Natale con uno sconosciuto. Netflix

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A Chioggia vive Gianna, un’infermiera single. Ventiquattro giorni prima di Natale promette ai genitori che gli farà conoscer il suo nuovo ragazzo. Sarà per la protagonista un mese di ricerca instancabile, tra giri in barca, casi umani e feste con luci al neon.

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È chiaro come l’unicità di un set come la laguna veneziana arrivi a delinearne anche i toni, i colori, i cibi, le tradizioni che verranno raccontate. La cristianità cattolica è uno degli elementi che caratterizza la storia. Durante tutta la serie, e l’instancabile ricerca, vengono sviscerati i taboo sul sesso (un po’alla Fleabag), tematiche LGBTQ e disabilità. Questo forte impegno degli autori si rivolge esplicitamente a un pubblico in fase di crescita. Aiuta pensare a Odio il Natale come un manifesto, una ripetizione di ciò che il mercato (piattaforme) distribuirà. È questa la direzione. Menomale, verrebbe da dire. Perché nel marasma di visioni cui siamo abituati è chiaro che il pubblico (il più giovane, il più attivo) assorbirà i valori dell’immaginario che se prima era il cinema, poi la televisione, oggi sono lo streaming e i social.

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La serie è l’adattamento della norvegese Natale con uno sconosciuto. Questo ci lascia intuire come il prodotto quadri con la politica da inseguire in seguito all’esplosione della nuova, luminosa frontiera teen drama. Indubbiamente la scia di nuovi linguaggi introdotti avvengono dopo l’uscita di Skam, anch’essa norvegese, poi riporoposta in Italia da Ludovico Bessegato (Netflix). Odio il Natale resta sospesa nel mondo ai limiti del fiabesco che crea. Forse non basta ammiccare a Scrubs né rompere la quarta parete, ma in compenso la qualità visiva delle immagini restituisce bene il trasporto che lo spettatore vorrebbe/dovrebbe provare. Non è per nulla difficile infatti ad un occhio poco attento scivolare dentro la dimensione chioggiotta dell’infermiera che odia il Natale. Una menzione speciale va proprio a Pilar Fogliati, l’attrice protagonista, che si districa bene nella bolla di insicurezza esistenziale che cresce, schiacciata, tra amici e parenti.

Le musiche di Michele Braga (Lo chiamavano Jeeg Robot, Freaks Out, La stranezza) sono più che azzeccate, col molleggiante tema centrale. Fa sorridere la dissonanza tra il sound dei rapper bbno$ e Rich Brian (nella colonna sonora) sullo sfondo dei canali veneziani, come una sorta di avviso riguardo la nuova generazione di autori/attori che si sta formando, crescendo tra queste serie-esperimento. Il futuro insomma.

Creata da: Davide Mardegan e Clemente De Muro
Regia: Davide Mardegan e Clemente De Muro
Interpreti: Pilar Fogliati, Andrea Di Stefano, Alessio Praticò, Gabriele Falsetta, Nicolas Maupas, Astrid Meloni, Giovanni Anzaldo
Distribuzione: Netflix
Durata: 30′ a episodio
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
3 (4 voti)
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