Ogni maledetta Domenica, di Oliver Stone


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Oliver Stone è un regista che spesso bombarda con le immagini. Il suo stile è frutto di un talento che però si riversa molte volte in un esibizionismo visivo che infastidisce e irrita: stacchi frequenti di montaggio, vorticosi dolly in film dove gli argomenti – il Vietnam in Platoon, Nato il 4 luglio e Tra cielo e terra l’economia in Wall Street, la musica in The Doors, la Storia in JFK – Un caso ancora aperto e Nixon – Gli intrighi del potere – sono spesso subordinati a una struttura da reportage-inchiesta. In Ogni maledetta Domenica il talento di Stone prevale sul suo esibizionismo. Il percorso della squadra di football dei Miami Sharks, reduce da tre sconfitte consecutive, si intreccia con quello umano del suo allenatore Tony D’Amato. Dal campo da gioco si decidono i destini, si distruggono i rapporti, si alimentano i sogni. E’ proprio questo luogo che assume una claustrofobia simile allo studio di Talk Radio o all’aula di tribunale JFK. Gli incontri di football hanno un livello di tensione altissima. I corpi si scontrano tra loro in un perimetro davvero limitato esaltando la fisicità con un montaggio frenetico (sono ben 4 i montatori di Ogni maledetta Domenica), e con l’intervento di una colonna sonora fin troppo presente. Ma tutta l’opera di Stone sembra spingere allo stremo tutte le sue forze, con i personaggi femminili che posseggono un’elevata mascolinità: il Presidente dei Miami Sharks che emette aggressività da tutti i pori; la moglie del campione infortunato Jack “Cap” Rooney che non esita a schiaffeggiarlo perché esita a tornare a giocare. Quello che più colpisce però di Ogni Maledetta Domenica è la natura stessa dell’immagine che si rinnova e si rigenera. L’illuminazione della fotografia di Salvatore Totino muta in continuazione: la luce calda di Miami che illumina gli Sharks nelle partite giocate in casa; il tagliente bagliore che sottolinea l’incontro con i Crusaders in California; lo scrosciare di una pioggia torrenziale che ingrigisce la partita in notturna giocata contro i New York Emperors; l’illuminazione teatrale e crepuscolare del Dallas Coliseum. Un film spesso caldo, acceso, che diventa di un’intensità soffocante e sublime nella scena in cui D’Amato (un grandissimo Al Pacino) carica la squadra in vista dell’incontro sullo sfondo di pareti rosse, traccia cromatica di un film che carica – senza troppi orpelli visivi – lo sguardo.

 

Titolo originale: Any Given Sunday
Soggetto: Daniel Pyne, John Logan
Sceneggiatura: John Logan, Oliver Stone
Fotografia: Salvatore Totino
Montaggio: Tom Nordberg, Keith Salmon, Stuart Waks, Stuart Levy
Musica: Robbie Robertson, Paul Kelly, Richard Horowitz
Scenografia: Victor Kempster
Costumi: Mary Zophres
Interpreti: Al Pacino (Tony D’Amato), Cameron Diaz (Christina Pagniacci), Dennis Quaid (Jack “Cap” Rooney), James Woods (dott. Harvey Mandrake), Jamie Foxx (Willie Beamen), LL Cool J (Julian Washington), Matthew Modine (dott. Ollie Powers), Lauren Holly (Cindy Rooney), Ann-Margret (Margaret Pagniacci)
Produzione: Lauren Shuler Donner, Clayton Townsend, Dan Halstead per Ixtlan/The Donner’s Company
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 150′
Origine: Usa, 1999

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