Oltre il giardino, di Hal Ashby

Spiazzante, fiabesco, quasi magico nel modo in cui metabolizza in anticipo il tramonto artistico dei suoi grandi artefici. Tra i film fondamentali di Peter Sellers. Su Prime

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Per comprendere Oltre il giardino bisognerebbe partire dai suoi riferimenti culturali. O meglio, da quel testo imprescindibile della storia della letteratura europea, a cui il film di Hal Ashby lega ogni sua finalità espressiva, fino ad (auto)definirsi quale sua immaginaria traduzione: ovvero il mito della Caverna di Platone. Proprio come gli inconsapevoli prigionieri della storia, anche il giardiniere Chance “Chauncey Gardiner” (Peter Sellers) è vittima delle false proiezioni a cui lega la conoscenza stessa del mondo. Il giardino in cui lavora sin da quando ha memoria è il confine della sua realtà, il limite oltre cui non può spingere il suo processo di cognizione. Per lui il mondo intero sta tutto lì. In quelle quattro mura da cui la realtà non può che filtrare mediante il suo riflesso, e in cui ogni sensazione si ferma al mero stato di percezione. Generando nell’uomo una serie di anomalie comportamentali, che una volta osservate nello spazio reale del mondo, spiazzano per la spontaneità con cui rendono conto di una verità atroce, ma sincera: cioè che nella loro “normalità” gli uomini hanno ormai smarrito le coordinate della propria umanità.

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Sbattuto fuori dalla casa del suo defunto proprietario, il giardiniere Chance è costretto così a liberarsi delle catene dell’ignoranza, per imparare a sopravvivere nella giungla della realtà. Ma le etichette sociali, così come le regole del buon costume non hanno alcun valore per lui: fino a quel momento l’unico contatto “tangibile” con il mondo esterno lo ha avuto attraverso la sola mediazione televisiva. E inizialmente lo vediamo muoversi tra le strade di Washington come un corpo alieno, sorpreso dai più semplici fenomeni del quotidiano, proprio perché libero da qualsiasi condizionamento o sovrastruttura psicologica. Al punto che non dà in escandescenze neanche quando viene investito dall’auto della signora Rand (Shirley MacLaine), spiazzata com’è dalla sincerità emotiva con cui l’uomo dimostra di accettare il dolore, senza richieste né rivendicazioni di alcun tipo. Ed è in questa relazione tra mondi che si in(s)contrano, che Oltre il giardino dissemina le tracce di un racconto magico. Quasi da fiaba kryloviana. Dove l’espressione incontaminata del mondo trova nella figura di un uomo puro e genuino, lo strumento fisico con cui osservare gli esseri umani oltre la soglia della propria identificazione sociale. Sotto cui giacciono i resti di una dimensione iperuranica (di nuovo Platone!) tutta ancora da scoprire. E che solamente Chauncey è in grado di eviscerare all’esterno con la sua deflagrante gentilezza.

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Ma l’atmosfera elegiaca che pervade ogni angolo del racconto, trascende la singolarità della storia in questione, per andare oltre. A guardarlo retrospettivamente sembra che il film nasconda in sé il fatalismo della sua controparte extra-diegetica, come se metabolizzasse in anticipo il sentore di una fine irreversibile. In questo senso per i suoi principali artefici Oltre il giardino segna il tramonto definitivo delle loro esistenze, sia creative che biologiche. Peter Sellers sarebbe morto di lì a breve, lasciando dietro di sé un vuoto che nessuna star del tempo avrebbe potuto più colmare. E in contemporanea Hal Ashby avrebbe assistito al crollo della sua carriera, culminato con l’allontanamento dalla produzione di Tootsie a causa dei suoi numerosi deliri. Un esito che restituisce ad Oltre il giardino quel sentimento da “fine di un’epoca” di cui solamente le grandi opere possono farsi testimone. Almeno finché ci sarà qualcuno disposto ancora a tramandarne la memoria.

 

1 Premio Oscar

Melvyn Douglas come miglior attore non protagonista

 

2 Golden Globe

Peter Sellers come miglior attore in un film commedia o musicale

Melvyn Douglas come miglior attore non protagonista

 

Titolo originale: Being There
Regia: Hal Ashby
Interpreti: Peter Sellers, Shirley MacLaine, Melvyn Douglas, Jack Warden, Richard Dysart, Jerome Hellmann, Richard Basehart, David Clennon, John Harkins
Distribuzione: Amazon Prime Video, Chili
Durata: 130′
Origine: USA, 1979

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.8
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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