OMAGGIO A INGMAR BERGMAN

OMAGGIO A INGMAR BERGMAN
 
Da lunedì 1° ottobre la retrospettiva al Cinema Lumière
 
 
Nove film per ricordare Ingmar Bergman: al grande autore svedese scomparso lo scorso 30 luglio, dopo aver compiuto da qualche giorno ottantanove anni, la Cineteca di Bologna dedica un omaggio che attraverserà tutto il mese di ottobre.
Primo appuntamento lunedì 1° ottobre, ore 20, Sala Scorsese del Cinema Lumière, con Sorrisi di una notte d’estate, prova del 1955 di un Bergman “insolitamente” comico impegnato nell’intrecciare una fitta trama di incontri e di amori; mercoledì 3 ottobre sarà la volta di Scene da un matrimonio (1973), mentre giovedì 4 ottobre vedremo l’ultimo lavoro di Bergman, Sarabanda, girato nel 2003, che a trent’anni di distanza riprende il filo proprio di Scene da un matrimonio, facendo riavvicinare gli stessi protagonisti Marianne e Johan, nuovamente interpretati dagli stessi attori, Liv Ullmann e Erland Josephson. Il film fu presentato in anteprima italiana nel 2004 dalla Cineteca di Bologna in occasione della diciottesima edizione del festival Il Cinema Ritrovato.
Si riprende poi con gli altri titoli martedì 16 ottobre (Luci d’inverno), per chiudere venerdì 26 ottobre con L’uovo del serpente.
 
Ingmar Bergman nasce a Uppsala, in Svezia, nel 1918, figlio di un pastore protestante. Inizia a lavorare come autore e regista teatrale, mentre la sua prima sceneggiatura cinematografica è del 1944 per il film Spasimo di Alf Sjöberg. La sua prima regia, Crisi, esce nel 1946. Si impone al pubblico internazionale una decina di anni dopo, nel 1955, con la commedia Sorrisi di una notte d’estate, cui seguono, nel 1957, Il settimo sigillo e Il posto delle fragole, due tra i titoli più importanti di una filmografia che vanta una sessantina di titoli, se si considerano anche i numerosi lavori che Bergman realizzò per la televisione in particolare negli ultimi vent’anni della sua carriera.
Ingmar Bergman è morto il 30 luglio 2007 all’età di ottantanove anni.
 
 
Da Cineteca di ottobre:
“In morte dei due grandi vecchi, morte come si sa pressoché simultanea (circostanza che probabilmente nessuno dei due avrebbe apprezzato), si è detto tra l’altro: cineasti del silenzio, cineasti della modernità. Ora colui che qui ci interessa, ovvero un cineasta di nome Ingmar Bergman, nato a Uppsala il 14 luglio 1918 e morto nell’isola baltica di Farö il 30 luglio 2007, una sessantina di film e molta vita tempestosa tra un estremo e l’altro, il silenzio l’ha misteriosamente convocato e mille volte sfidato in dialoghi tesi e strazianti, metafisici e carnali, selvaggiamente drammatici o cupamente brillanti; alla modernità, qualsiasi cosa essa sia, pare invece essere stato serenamente indifferente, l’ha precorsa o ignorata o solo casualmente incrociata, troppo diffusa la modernità, troppo epocale e dimostrativa, per qualcuno che ha custodito sempre la “solitudine ostinata” (Cyril Neirat) della propria opera. Opus magnum e impudicamente personale, opera immensa e irriducibile, che si spoglia in fretta dei residui giovanili di realismo poetico o persino neorealismo e ad inizio anni Cinquanta è già ferocemente autoriale, prima d’ogni politique: e infatti “quel che noi oggi rimproveriamo ai cineasti francesi di non saper fare, Bergman lo fa già da anni” può scrivere Godard salutando questo svedese aspro e audace, capace di filmare i corpi e i paesaggi come nessun altro, capace di filmare il famoso “primo piano più triste della storia del cinema” (Monica e il desiderio, lungo sguardo in macchina di Harriet Andersson, nel 1953). Già ragazzo prodigio del teatro scandinavo, rallenta l’attività della scena perché si dice abitato dalle immagini: e quelle immagini in bianco e nero (più sfolgoranti e incise negli anni di Gunnar Fischer, più malinconiche e umide negli anni di Sven Nykvist) faranno “dei suoi personaggi dei fantasmi, e dei suoi fantasmi dei personaggi” (Bernardo Bertolucci, intervistato da Stig Bjorkman il 31 luglio).
Minime e sommesse istruzioni per l’uso, dunque: vedere o rivedere i film di Bergman, lasciarsi sedurre da quei personaggi, lasciarsi tormentare ancora da quei fantasmi. Prima o dopo, leggere o rileggere Bergmanorama, lo scritto godardiano che reca ancora tutto il brivido d’una scoperta meravigliosa (apparso sui Cahiers nel luglio 58, è stato ripubblicato nell’hors serie 2007 attualmente in circolazione). Lasciar perdere lo zoccoletto duro dell’antibergmanismo de noantri, quello per cui dopo Sorrisi d’una notte d’estate non c’è più niente che valga la pena, per cui Bergman sa di noia e d’oratorio, di barocco maldestro e di psicologie invecchiate: sono loro che il tempo ha superato da un pezzo, mentr’erano tutti presi a parlare di (post)modernità. Bergman, lui, resta. E la sua sarabanda continua”.
 
Lunedì 1° ottobre, ore 20, Sala Scorsese
SORRISI DI UNA NOTTE D’ESTATE (Sommarnattens leende, Svezia/1955) di Ingmar Bergman
 
Mercoledì 3 ottobre, ore 17, Sala Scorsese
SCENE DA UN MATRIMONIO (Scener ur ett äktenskap, Svezia/1973) di Ingmar Bergman
 
Giovedì 4 ottobre, ore 20, Sala Scorsese
SARABANDA (Saraband,Svezia-Italia-Germania-Finlandia-Danimarca-Austria/2003)
di Ingmar Bergman
 
Martedì 16 ottobre, ore 18.30, Sala Scorsese
LUCI D’INVERNO (Nattvardsgasterna, Svezia/1961) di Ingmar Bergman
 
Mercoledì 17 ottobre, ore 18.30, Sala Scorsese
IL SILENZIO (Tystnaden, Svezia/1963) di Ingmar Bergman
 
Venerdì 19 ottobre, ore 19.30, Sala Scorsese
IL VOLTO (Ansiktet, Svezia/1958) di Ingmar Bergman
 
Mercoledì 24 ottobre, ore 20.10, Sala Scorsese
LA FONTANA DELLA VERGINE (Jungfrukallan, Svezia/1959) di Ingmar Bergman
 
Giovedì 25 ottobre, ore 22.30, Sala Scorsese
COME IN UNO SPECCHIO (Sasom i en spegel, Svezia/1960) di Ingmar Bergman
 
Venerdì 26 ottobre, ore 17.30, Sala Scorsese
L’UOVO DEL SERPENTE (Ormens Agg, Germania, USA/1977) di Ingmar Bergman
 
 
 
Info ufficio stampa:
Andrea Ravagnan
Tel. 051 2194833
www.cinetecadibologna.it