On the Line, di Romuald Boulanger

Finché si mantiene negli spazi linguistici del thriller, riesce ad incidere. Ma è totalmente incapace a concertare in un discorso coerente la sequela infinita di toni e registri. Su Sky

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Che stronzata da film di serie B è mai questa?” urla Elvis Cooney (Mel Gibson) al dinamitardo che ha sequestrato e recluso la sua famiglia, mentre gli punta un coltello alla gola. Una frase che dovrebbe sottolineare la gravità della situazione in cui si trovano i personaggi, ma che paradossalmente risulta utile al pubblico per decodificare il senso dell’operazione alla base del film che si sta guardando. Perché On the Line ha un solo desiderio: quello di illudere lo spettatore attraverso la disseminazione di false piste che rinegozino continuamente le aspettative e le attese di chi osserva/ascolta. Rimescolando in un unico calderone i più svariati codici che formano il cinema di genere tout cour, dal survival alla black comedy, fino alle figurazioni del thriller psicologico. Senza però ricercare uno stralcio di connessione organica tra le varie parti. Come se ci si trovasse all’interno di un mero laboratorio di ri-mediazione di pellicole di serie B. Se non propriamente di quelle di livello Z.

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Ecco, allora, che On the Line può giocare con la serietà della sua materia drammatica, a partire già dalla sua (più che assurda) premessa. Elvis è un estroverso e carismatico conduttore radiofonico: lo vediamo scherzare sin da subito con i colleghi, pungendoli continuamente con sagace ironia. Ha un programma notturno, dove intrattiene o dispensa consigli a chi si sente soffocare dalla malinconia della notte, ma vorrebbe spingere il suo show verso derive ancora più dissacranti e azzardate. Tutto procede come al solito, fino a che uno degli ascoltatori/utenti rivela in diretta radiofonica di aver sequestrato la famiglia di Elvis. Che diverrà a questo punto oggetto delle fantasie di vendetta dell’uomo.

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Ed è proprio ad una premessa da revenge movie che On the Line intreccia il filo del suo discorso pluri-genere. Al punto che arriva ad inglobare una sequela quasi infinita di elementi referenziali, dalle prove all’ultimo brivido in stile Saw – L’enigmista o As the Gods Will fino alle sciarade narrative di The Game. E finché mantiene le sue strategie negli spazi linguistici del thriller, è anche in grado di restituire incisività alla traiettoria dicotomica di colpa/vendetta. Il problema semmai sorge nell’incapacità di concertare in un discorso coerente l’insieme di logiche e registri. In quella successione di toni che porta la disillusione delle attese spettatoriali oltre il limite della credibilità scenica. E poco importa se il finale cerchi di riavvolgere il nastro della coerenza. Una volta imboccata la strada dell’inverosimiglianza, non c’è plot twist che tenga. Neanche se si rinnega tutto quello che è stato raccontato.

Titolo originale: id.
Regia: Romuald Boulanger
Interpreti: Mel Gibson, Kevin Dillon, William Moseley, John Robinson, Alia Seror-O’Neill, Nadia Farès
Distribuzione: Sky, NOW
Durata: 104′
Origine: USA, 2022

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Il voto dei lettori
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