On the Rocks, di Sofia Coppola

Il settimo lungometraggio della cineasta può apparire un punto di svolta decisivo oppure proseguire sempre dritto per la solita strada dove la Coppola s’incarta e s’incanta su quello che filma.

L’amore e la dipendenza. Arrivano sparati entrambi già dalla voce-off del padre all’inizio di On the Rocks: “E ricorda, tu sei mia finché non ti sposerai”. E rappresentano anche due temi ricorrenti che hanno sempre caratterizzato tutto il cinema della regista. C’è l’amore e la dipendenza daii legami, sempre fuggevoli, sul punto di scomparire e poi di riemergere all’improvviso. Ma anche nei confronti degli oggetti: l’orologio di Cartier che luccica come gli oggetti rubati dalle protagoniste nelle ville delle star in Bling Ring. Il mondo del cinema di Sofia Coppola è questo: dichiaratamente superficiale, al limite dell’inconsistenza, eppure ogni suoi film arriva come un tornado. Perché come pochissimi cineasti sa raccontare la solitudine e il vuoto mascherati da una vita apparentemente intensa. On the Rocks da una parte è un ritorno a Lost in Translation, e non solo per la presenza di Bill Murray. Ma perché la Coppola s’incarta ma soprattutto s’incanta su quello che filma. Su hotel e ristoranti lussuosi, sulle luci ipnotiche della metropoli (lì Tokyo, qui New York) da dove i protagonisti, nella loro apparente immobilità, poi si rivelano con una verità così contagiosa che sembra di conoscerli da sempre. Vorrebbe bloccare la storia in più momenti per non andare oltre. Perché c’è la paura di quello che c’è dopo: la vecchiaia e la morte. Il personaggio del padre interpretato da Bill Murray incarna questo terrore. Vola sopra gli altri, propone espressioni simili da circa 20 anni tra la stessa Coppola, Wes Anderson e Jim Jarmusch. Eppure è la maschera perfetta e insostituibile. Certo, egocentrica e superficiale come è il film della Coppola. Ma è anche l’unica ‘fuga nel mondo dei sogni’. Ed è anche uno specchio. I sogni sono quelli perduti da un’infanzia e da un passato a cui la Coppola ci sta attaccata con le unghie. Lo specchio è quello attraverso il quali la protagonista, attraverso i difetti del padre, riesce a mettere a nudo tutte le sue contraddizioni: l’incapacità di scrivere un libro, l’atteggiamento affettuoso ma distante con le figlie, i dubbi sul marito che in realtà sono i suoi come moglie.

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Laura, una scrittrice in crisi, è sposata con un uomo d’affari di succeso ed è madre di due figlie. Il marito è spesso assente per lavoro e lei inizia a pensare che ci siano problemi nel suo matrimonio. I suoi sospetti vengono alimentati dal padre Felix, un seduttore, che per aiutare la figlia lo fa pedinare per dimostrarle che l’uomo la sta tradendo.

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Prima collaborazione tra la casa di produzione e distribuzione A24 e Apple TV+, On the Rocks segna per Sofia Coopola, giunta al settimo lungometraggio, un decisivo punto di riflessione. Un cinema che deve scegliere quale strada prendere ma si mostra indeciso, proprio come la protagonista interpretata dall’ottima Rashida Jones che aveva già dato prova del suo talento in quei pochi minuti di The Social Neetwork. On the Rocks gioca su due tavoli da gioco, un po’ come Somewhere, altro rapporto tra padre e figlia. Da una parte c’è l’autobiografismo, dall’altra la finzione. La distinzione non è mai netta, anzi spesso si confondono. Così come Laura da una parte entra ed esce dal mondo incantato del padre che la porta a mangiare nello stesso tavolo del ristorante dove Bogey ha chiesto a Lauren Bacall di sposarlo. Dall’altro c’è invece la scena al locale rumoroso dove parla a fatica col marito e resta delusa per una sorpresa di un dolce con le candeline che non è mai arrivato.

Laura è un’altra protagonista della galleria del cinema della Coppola che annega nelle luci. Stordenti, da videoclip, fasulle e magiche dove c’è un’incredibile continuità tra la fotografia di Philippe Le Sourd oggi e quella di Harris Savides fino a Bling Ring. Ci sono quelle della fiaba ma anche quelle di New York di notte dove lei si smarrisce alla stessa maniera del modo in cui guarda con il padre il dipinto di Monet. L’amore infedele creato nella testa di Laura può avere delle derive noir, con il suo personaggio che si chiama come Gene Tierney in Vertigine di Preminger, che ha le incertezze e le insoddisfazioni di Jill Clayburgh in Una donna tutta sola di Mazursky e dove si entra con immediatezza nella sua testa e nei suoi pensieri come con Gena Rowlands nei film di Cassavetes. Galleggia illusoriamente nel suo mondo che appare una specie di set infinito, come nel villaggio turistico del Messico o nelle inquadrature turistiche su New York. Tira in ballo Nessuno ti giuro nessuno di Mina, l’ Alfa Romeo rossa decappottabile e un folle inseguimento che mostra come il suo cinema sappia mostrare tutta la complessità e le difficoltà dei rapporti umani con un’incredibile semplicità. Certo, probabilmente On the Rocks è il dichiarato film sulla crisi creativa della Coppola che sotto certi aspetti può durare da Il giardino delle vergini suicide. Ma può un film di una regista in crisi creativa essere anche bello? La risposta è si.

 

Titolo originale: id.
Regia: Sofia Coppola
Interpreti: Rashida Jones, Bill Murray, Marlon Wayans, Jenny Slate, Jessica Henwick, Liyanna Muscat, Alexandra Mary Reimer, Anna Chanel Reimer
Distribuzione: Apple TV+
Durata: 96′
Origine: USA, 2020

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.71 (7 voti)
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