"One Direction: This Is Us", di Morgan Spurlock

one direction: this is us

Il film non ripercorre la storia, seppur breve, degli 1D. Il regista sceglie di seguirli con la macchina da presa durante i concerti, i backstage, i momenti privati con i familiari, gli incontri più o meno casuali con le One Directioners, i viaggi in bus. Un’operazione essenzialmente commerciale che sfrutta il fenomeno musicale del momento per mandare avanti la macchina industriale discografica

The kings of the hill. Questo sarebbe stato un titolo alternativo o un sottotitolo adeguato, tanto per scomodare Frankie/The Voice/Swoonatra o come vogliate chiamarlo. Perché sin dalla prima scena sono loro i protagonisti. They. Ecco un’altra variante. Cinque ragazzi che nel 2010 partecipano da solisti alle audizioni di X Factor UK, non passano ai Bootcamp – la fase più spietata – ma uno dei giudici decide di accorparli in un gruppo. La formula vincente. Si classificano terzi al talent show e poi il successo, merito anche del produttore discografico Simon Cowell che figura come produttore di questo documentario diretto da Morgan Spurlock.
Il film però non ripercorre la storia, seppur breve, degli 1D. Il regista sceglie di seguirli con la macchina da presa durante i concerti, i backstage, i momenti privati con i familiari, gli incontri più o meno casuali con le One Directioners, i viaggi in bus che rievocano – in versione maschile – quel piccolo cult di Bob Spiers, Spice World. Un road movie che mette a nudo, a volte letteralmente, la vita di Niall, Zayn, Liam, Harry e Louis, che fino a qualche anno prima andavano ai concerti di Kanye West e ora si esibiscono sul palco davanti a migliaia di persone. Un’operazione essenzialmente commerciale che sfrutta il fenomeno musicale del momento per mandare avanti la macchina industriale discografica. Infatti, l’idea che il documentario vuole trasmettere – di Goodfellas (Scorsese è il Go(o)dfather che porta le figlie al concerto) che nonostante la fama sono riusciti a mantenere la testa sulle spalle, e che si divertono (ma sempre con moderazione!) – appartiene già all’immaginario collettivo delle fan che troveranno qui l’ennesima conferma. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.
La voce di Spurlock è minima: se nel celebre Super Size Me emergeva in chiave ironica, pur trattando un tema delicato e di attualità quale gli effetti causati dal mangiare per trenta giorni soltanto cibo del McDonald’s, in This Is Us si limita a una breve scena di uno pseudo scienziato che spiega agli spettatori come nasce il delirio nel cervello delle ragazze all’ascolto delle canzoni degli 1D. Una mossa strategica (?) efficace nel suo intento, in quanto per tutta la durata del rockumentary siamo bombardati da immagini in 3D di cinque giovanotti, not boys but not yet men, e delle loro fan, vere co-protagoniste.

Lasciando da parte i continui riferimenti ai Beatles e al film A Hard Day’s Night, a cui il regista si sarebbe ispirato, This Is Us è semplicemente lo specchio del divo di oggi, che odia essere definito famoso e lotta per la normalità sotto e dietro i riflettori.

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RIFF AWARDS 2020

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Titolo originale: One Direction 3D
Interpreti: Harry Styles, Zayn Malik, Niall Horan, Louis Tomlinson, Liam Payne
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 98' 

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