OPUS. Venera la tua stella, di Mark Anthony Green
Miscuglio di opere importanti come Scappa – Get Out a Midsommar, punta alla in direzione del poco convincente The Menu. Medio A24: non annoia, ma risulta dimenticabile.
Tra le tante influenze di OPUS. Venera la tua stella ci sono film-chiave per gli ultimi anni di cinema internazionale, di quelli che hanno fatto in modo che al semplice genere di appartenenza venisse anteposto il termine elevated. Sono ovviamente sempre quelli, da Scappa – Get Out di Jordan Peele a Midsommar di Ari Aster, passando per The Sacrament di Ti West. A questi vanno aggiunti alcuni elementi di 1Q84 di Haruki Murakami e giusto un pizzico de Il fantasma del palcoscenico di Brian de Palma. Ciò che stupisce, tra tante influenze di grande livello, è come però la storia raccontata assomigli a un titolo che ha convinto meno, ovvero The Menu di Mark Mylod.
Già, perché anche in questo caso la protagonista, la giovane giornalista Ariel (interpretata da Ayo Edebiri, ironia della sorte anche lei con un passato in cucina nell’ottimo The Bear), rientra in un gruppo estremamente ristretto di persone che hanno il privilegio di sperimentare qualcosa che è precluso al resto del mondo. OPUS è infatti il nome del nuovo album di Alfred Moretti (John Malkovich), un tempo cantante più noto al mondo, ma che da 30 anni è sparito dalle scene chiudendosi nella propria tenuta. Una volta giunta lì, Ariel inizierà però a sospettare che qualcosa di strano vi accada.
Il debutto di Mark Anthony Green è un tipico prodotto della fascia media di A24, che da anni ha ormai abituato, accanto ai grandi successi dei film più grossi a cui è concesso rischiare anche tanto, a lungometraggi che vanno più sul sicuro. Opus mette in scena infatti un immaginario che il pubblico di riferimento ormai conosce, costituito per l’appunto da un continuo riassemblaggio degli stessi elementi. E gioca con i generi – il thriller, l’horror, lo splatter, la commedia, il musical – cercando di elevarli nel reciproco accostamento, senza però mai riuscire a spingere fino in fondo. Come accadeva in Bodies Bodies Bodies, infatti tutto ciò avviene senza che si abbia il coraggio di puntare in una direzione precisa: non si inquadrano mai davvero il sangue e le carni quando il film sembra trasformarsi in splatter e si troncano rapidamente tutti i momenti in cui la tensione cresce con qualche battuta fuori luogo.
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In questo caso poi si tarda ad entrare nel vivo della narrazione, con le premesse che vengono costruite nella prima ora durante la quale si conoscono, oltre ad Ariel, una specie di Andrea de Il diavolo veste Prada con più ego, anche Alfred Moretti. Quest’ultimo è forse l’elemento meno convincente. Non tanto per la musica composta da grandi nomi come The-Dream e Nile Rodgers, e che, nonostante non sia particolarmente entusiasmante, è tutto sommato credibile. Bensì per l’insolita mancanza di carisma di John Malkovich. Concluse le presentazioni, OPUS. Venera la tua stella cambia passo nella parte finale, risolvendo tutto quindi nel minor tempo possibile, senza concedersi quelle dilatazioni che nel thriller sarebbero essenziali. Per l’appunto un film di fascia media di A24: non annoia ed ha una buona fattura, ma in fin dei conti nulla di memorabile.
Titolo originale: Opus
Regia: Mark Anthony Green
Interpreti: Ayo Edebiri, John Malkovich, Juliette Lewis, Murray Bartlett, Stephanie Suganami, Young Mazino, Amber Midthunder, Tony Hale, Tatanka Means
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 104’
Origine: USA, 2025
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