Orfeo, di Virgilio Villoresi
L’opera prima del cineasta celebra il cinema artigianale e rielabora con efficacia la sua ispirazione originaria, trasformandola in un grande racconto onirico.
©Sara Costantini
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Basato sulla graphic novel Poema a fumetti (1969) di Dino Buzzati, l’opera prima (co-sceneggiata assieme allo scrittore Marco Missiroli) di Virgilio Villoresi è da intendersi innanzitutto come un grande trattato a favore di una concezione totalmente artigianale del cinema. Sì, perché al netto di tutti i riferimenti artistici e cinefili di cui il film è composto, a cominciare dal titolo stesso, che rende quasi automatico il collegamento con la celebre trilogia orfica di Jean Cocteau, la scelta di ricostruire interamente in studio le ambientazioni dell’opera a cui si ispira, aggiungendo a queste la tecnica dell’animazione in stop-motion, risulta una presa di posizione abbastanza netta, considerando le nuove forme di sperimentazione narrativa con IA intraprese da autori atipici quali Harmony Korine.
Nel suo intento di realizzare l’ennesima riproposizione in chiave moderna del mito di Orfeo ed Euridice, Villoresi attinge a tutti i materiali appartenenti alla sua formazione da filmmaker di spot pubblicitari e videoclip, che qui inserisce per dare sfoggio delle sue indubbie qualità di costruttore della messinscena: i giochi di luce espressionistici e i riflessi dati da vetrate e specchi al centro di alcune sequenze, insieme ad altri elementi quali il design dei personaggi animati, i costumi e le scenografie interamente costruite a mano, fungono da summa di tutti i lavori precedenti del cineasta, che trovano qui una forma ben definita in relazione alla storia da narrare.
Orfeo (Luca Vergoni) è qui un giovane pianista solitario che una notte, dopo un’esibizione al Polypus – il suo locale preferito – subisce un vero e proprio colpo di fulmine per Eura (Giulia Maenza). Lei è una ballerina affascinante e sfuggente, che in seguito al quasi immediato fidanzamento con il ragazzo decide di scomparire senza preavviso, lasciando impressa nella memoria di lui la sua ultima immagine nel mondo terreno mentre varca la soglia di una misteriosa abitazione situata in un vicolo di una Milano deserta e metafisica. Dopo aver seguito le orme della sua amata, anche Orfeo si ritrova di fronte allo stesso ingresso, questa volta però accompagnato dall’enigmatico “Uomo in verde” (Vinicio Marchioni), che lo avverte riguardo alle entità presenti al di là di quella porta, che non hanno nulla a che vedere con la realtà conosciuta dalle persone comuni.
Appena il tempo di elaborare le nozioni apprese e attraversare anch’egli il portale per quella realtà “diversa”, che Orfeo si ritrova catapultato davanti a una villa tenebrosa, dove ad accoglierlo c’è la sua stranissima padrona (Aomi Muyock) che lo introduce al regno dei morti, dentro il quale si presuppone che sia finita la sua amata Eura.
Da quel momento in poi, la narrazione segue un flusso totalmente coerente con il percorso intrapreso dal protagonista: un affastellamento di visioni oniriche e incontri con figure surreali quali soldati teschio, demoni invisibili con indosso solo un cappotto e faccette volanti, che confluiscono in una gigantesca mise en abyme capace di intrappolare il protagonista in una dimensione già precedentemente esplorata dai numerosi cineasti (Cocteau, Fellini, Lynch, Burton) a cui il film si ispira, ovvero quel “limbo” a metà strada tra la vita e la morte, il presente e il passato, la realtà e l’immaginazione che tanto ha influenzato le loro opere.
Attraverso la commistione di diversi formati e linguaggi, come la già citata animazione in stop-motion o l’utilizzo di materiali found footage adoperati in certi momenti della pellicola, Virgilio Villoresi riesce dunque a conferire – con Orfeo – la forma adeguata alla rappresentazione delle principali fantasie, ossessioni e perversioni dell’animo umano, sorvolando la prevedibilità del mito da cui il soggetto è tratto con un allestimento del profilmico che rappresenta quasi un unicum nella produzione di genere italiana.
Regia: Virgilio Villoresi
Interpreti: Luca Vergoni, Giulia Maenza, Vinicio Marchioni, Aomi Muyock
Distribuzione: Double Line
Durata: 74′
Origine: Italia, 2025






















