Orson Welles e Carol Reed. In sala la versione restaurata di Il terzo uomo

Dal romanzo di Greene e Palma d’oro a Cannes nel 1949, un capolavoro che anche oggi incanta per il suo romanticismo barocco e l’incredibile modernità. In sala da giovedì 27 nella versione restaurata

Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes del 1949, Il terzo uomo è ad oggi il film più importante di Carol Reed. Prodotto da Alex Korda e tratto da un romanzo di Graham Greene, il film è ambientato qualche anno dopo la fine della Seconda Guerra mondiale in una Vienna, ancora agonizzante da povertà e distrutta dai bombardamenti. Qui vi giunge lo scrittore americano di libri western Holly Martins (Joseph Cotten). Al suo arrivo scopre che Harry Lime (Orson Welles), l’amico che si occupa di aiuti umanitari, è misteriosamente scomparso. Holly inizia allora una serie di indagini che lo porteranno a scoprire strani intrighi e un rapporto sentimentale tra l’amico presumibilmente defunto e l’affascinante Anna (Alida Valli). Bastano tre sequenze a Welles per rubare la scena a tutto il resto del cast ed entrare di diritto nella storia del cinema con uno dei ruoli da cattivo più affascinanti mai apparsi sullo schermo. Indimenticabile la sua battuta sugli orologi svizzeri (scritta peraltro dallo stesso attore americano): “Sotto i Borgia per trent’anni l’Italia ha vissuto guerre e terrore ma ha prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. La Svizzera, cinquecento anni di democrazia e pace, che cosa ha prodotto? L’orologio a cucù.”

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orson welles in il terzo uomoSarebbe, però, estremamente riduttivo ricordare il film per la sola presenza dell’attore americano. Il terzo uomo ancora oggi rimane, infatti, un immarcescibile prototipo per tutte le spy story che di lì a un qualche decennio avrebbero infiammato l’immaginario collettivo di intere generazioni. Avvalendosi del preziosissimo contributo tecnico dell’operatore Robert Krasker, sublime nel suo bianconero fortemente contrastato e nell’uso insistito e molto wellesiano del grandangolo, Reed arricchisce il film di una sterminata serie di sequenze memorabili: dal colloquio dei due amici al Luna Park, alla ‘caccia all’uomo’ finale consumata nelle fogne, fino al memorabile epilogo del funerale con la malinconica camminata di Alida Valli impassibile alla presenza di un disilluso e sconfitto Joseph Cotten (sequenza esplicitamente citata da Scorsese nel sottofinale di The Departed).  Indimenticabili e in anticipo sui tempi  anche la desolante visione etica suggerita dal personaggio di Lime, colpevole nel film di contrabbandare penicillina adulterata, e l’improvvisa accelerazione ritmica impressa alla pellicola nell’ultima parte (quanto il consolidato mestiere di Reed sia stato in questo caso debitore della maestria visionaria di Welles ci interessa molto poco). A distanza di anni sembra poi doveroso rivedere e rileggere Il terzo uomo non solo come un grande film di genere, ma anche e soprattutto come un amarissimo canto funebre sull’amicizia e l’imperialismo americano (impossibile non tradurre lo sconsiderato cinismo di Harry Lime come un’illuminante e amara parabola dell’egemonia americana su un’Europa distrutta dalla guerra). Quello di Reed è perciò un capolavoro che, ancora oggi, non può che incantare per il suo romanticismo barocco e l’incredibile modernità di un cinema di consumo popolare nascostamente politico e struggente.

 

Titolo originale: The Third Man
Regia: Carol Reed
Interpreti: Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard
Distribuzione: Il Cinema ritrovato. Cineteca di Bologna
Durata: 104′
Origine: Gb/Usa 1949

 

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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