OSCAR 2010 – Davide, Golia, la fantascienza e l'Italia

Oscar 2010: Kathryn Bigelow, James Cameron
Questa edizione dei premi Oscar, contraddistinta – sia nel numero di nomination che in quello dei premi vinti nei mesi precedenti – dal binomio The Hurt Locker / Avatar, sancisce anche la vittoria di un genere, la fantascienza, spesso trascurato dai riconoscimenti ufficiali e oggi vincente grazie ad Avatar e District 9 . Molti italiani nelle categorie tecniche

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the hurt lockerDavide contro Golia. È questa la formula con cui gran parte della stampa americana ha deciso di raccontare questa edizione dei premi Oscar, sostanzialmente contraddistinta – sia nel numero di nomination che in quello dei premi vinti nei mesi precedenti – dal binomio The Hurt Locker / Avatar. Un tempo compagni di vita, Kathryn Bigelow e James Cameron si contenderanno tra un mese a Los Angeles i premi più importanti e prestigiosi della stagione cinematografica. Nove candidature ciascuno: è un dato sorprendente soprattutto per The Hurt Locker, il notevole war-movie della Bigelow, che – paradossi della distribuzione cinematografica – qui in Italia fummo i primi a vedere in sala a ridosso della sua anteprima veneziana un anno e mezzo fa, e che in America è uscito l’estate scorsa incassando solo una quindicina di millioni di dollari. Un’inezia rispetto ai record interplanetari del film di Cameron. Allo strapotere mediatico e commerciale di Avatar (già vincitore dei Golden Globe per film e regia), The Hurt Locker contrappone l’appoggio della critica, la stima dei registi americani (il DGA Awards vinto dalla regista qualche giorno fa in passato è stato il termometro più attendibile della vittoria finale agli Academy) e la suggestiva eventualità di portare per la prima volta una donna a vincere l'Oscar come regista. In tutto questo emergono dalle retrovie gioielli imperdibili come Tra le nuvole e Bastardi senza gloria, entrambi con sei candidature e il rammarico che in altri anni, con meno concorrenza, avrebbero potuto ambire con maggior sicurezza alla vittoria finale.
district 9La novità di quest’anno era rappresentata nella categoria Miglior film dal raddoppio da 5 a 10 nomination, rivoluzione molto probabilmente dettata dall’esclusione negli ultimi anni di grandi film di successo di pubblico e critica come Dreamgirls, Gran Torino e Il cavaliere oscuro. Pressioni economiche e produttive sono state all’origine di una scelta “allargata” che ha così finito con il premiare diversi film-culto che in altre edizioni sarebbero rimasti fuori. È il caso di District 9, fenomeno fanta-horror molto amato in America che si contenderà non solo Miglior Film, ma anche Sceneggiatura non originale, Montaggio, Effetti speciali e che è a tutti gli effetti la vera piccola sorpresa di questa edizione. Era dal 1983 – l’anno di E.T. – che un film di fantascienza non veniva candidato al Miglior Film, quest’anno eccone ben due: Avatar e District 9, segnale che anche a Hollywood si sta istituzionalizzando uno sdoganamento dei generi che poco ha a che vedere con la tendenza tradizionalista del passato. Sdoganamento che è ormai assolutamente compiuto nei confronti della Pixar, vera regina del cinema contemporaneo, che ha visto il valore suo ultimo Up riconosciuto con 5 candidature (Film, Film in animazione, Sceneggiatura, Colonna sonora, Suono). Il film di Peter Docter ci porta così, seppur tortuosamente, a occuparci dell’Italia.

Apparentemente – vista l’esclusione di Baaria – sembrerebbe un’annata decisamente perdente per il nostro il divocinema, che già l’anno scorso dovette subire la delusione Gomorra. Eppure partendo da Up, alla lavorazione del quale ha contribuito a vari livelli il nostro Enrico Casarosa, molte sono le maestranze che hanno visto riconoscere il proprio talento in categorie tecniche. Partiamo da Il Divo. Il film di Sorrentino – molto rispettato in America – ha avuto una inaspettata nomination per il Make-up; già candidati per Apocalypto Aldo Signoretti e Vittorio Sodano sono riusciti ad avere la meglio su film molto più quotati, raggiungendo un riconoscimento tutt’altro che trascurabile. Stessa cosa vale per il toscano Marco Beltrami – traferitosi in America ancora bambino –  che è candidato per le musiche di The Hurt Locker,  e, soprattutto, per Alessandro Camon, produttore e sceneggiatore padovano, un tempo critico cinematografico in Italia  dove scrisse saggi su John Milius e David Lynch, candidato come sceneggiatore per The Messenger. Meriterebbe poi un discorso a parte Mauro Fiore, il pirotecnico operatore dell'avvenieristico Avatar, una nomination, quella per la Miglior Fotografia, tanto prevedibile quanto meritata.
Tutti nomi che confermano che i talenti nella nostra penisola non mancherebbero certo, se solo si cercasse anche qui da noi la via di un professionismo più illuminato e meno “familiare”. Pensiamo anche all’ultimo, bellissimo film di Paolo Virzì e all’apporto fondamentale del direttore della fotografia Nicola Pecorini.
In passato straordinario collaboratore di Terry Gilliam e William Friedkin, che in La prima cosa bella sembra davvero riportare le immagini del cinema italiano a delizie storariane.

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