OSCAR 2013 – Argo, la Casa Bianca e il "Dio del cinema"

Avevamo visto giusto un mese fa, all'indomani delle nomination, quando intuimmo se non un forte legame tra le scelte dell'Academy e la rielezione di Barack Obama, quantomeno un deciso punto d'incontro artistico ed etico tra cinema e politica. Il colpo di scena che ha visto alla fine della 85esima edizione degli Awards la first lady Michelle Obama aprire, in diretta da Washington, la busta del Miglior Film per comunicare la meritata vittoria di Argo, è stata la conferma di una presenza quasi invasiva della presidenza americana e dellagrande famiglia democratica americana nel mondo del cinema. Un'influenza culturale e ideologica che non si riconosceva dagli anni '60 e '70. Mai come quest'anno l'edizione sembrava nascere e svilupparsi dentro la storia d' America e sotto l'influenza mediatica e didattica dell'attuale Presidente degli Stati Uniti, grande appassionato di cinema e implicitamente ospite d'onore dell'evento. Forse non ce ne siamo resi conto ma mai come ieri notte la Casa Bianca è stata Hollywood e rientra nelle imprevedibili circostanze di quel "Dio del cinema" invocato da Ang Lee sul palco che il film più "presidenziale" tra quelli candidati, ovvero il Lincoln di Spielberg, sia stato forse il vero sconfitto della serata con due soli riconoscimenti (Attore protagonista e scenografia) su dodici candidature.

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

Il grande vincitore è stato quindi Argo, spythriller che omaggia il cinema, la CIA e la presidenza Carter. Tre Oscar sono andati al film di Ben Affleck che se fosse stato candidato anche come regista avrebbe certamente vinto il quarto premio. Già la regia. La sorpresa più grande è stata certamente la mancata affermazione di Steven Spielberg
. Il grande regista americano s'è visto sfilare quello che sarebbe potuto essere il suo terzo Oscar da regista dal "miracolato" Ang Lee (in tutta la carriera tre Oscar, due Orsi d'oro, due Leoni d'oro, davvero troppo per una filmografia interessante ma complessivamente sopravvalutata). Oltre ad Argo e Ang Lee, il cui Vita di Pi s'è portato a casa quattro Oscar, l'altro vincitore dell'edizione può essere indicato tutto sommato in Quentin Tarantino che ha ottenuto il suo secondo Oscar per La sceneggiatura dopo quello vinto nel lontano 1994 con Pulp Fiction. Il suo Django Unchained con due premi (sceneggiatura originale, attore non protagonista) ne è uscito tutto sommato bene dai verdetti dell'Academy, che per parte sua ha scelto di frenare le stravaganze che avevano portato Beasts of the Southern Wild (zero premi) e Amour (Miglior Film straniero) a ottenere nove nomination in due.