OSCAR 2014 – Un ultimo dilemma politico

Mancano poche ore al verdetto e a Hollywood giornalisti e addetti ai lavori ancora non sanno bene su chi puntare: vincerà Gravity o 12 anni schiavo? Se per le altre categorie i giochi sembrano essere irrimediabilmente fatti – compresa la regia che ci risulta unanimemete destinata ad Alfonso Cuaròn – nella categoria principale, quella del Miglior Film, l'incertezza regna sovrana. Al punto che anche il furbo American Hustle (10 nomination) potrebbe fare da terzo incomodo e approfittare di un eventuale impasse dei votanti o delle incognite del voto preferenziale. Fino a Natale il film di David O. Rusell dava tutta l'aria di essere il favorito con le vittorie ai New York Film Critics Circle, SAG Awards e infine ai Golden Globe (categoria commedia). Poi qualcosa è cambiato, Gravity e 12 anni schiavo hanno cominciato a raccogliere sempre più riconoscimenti e consensi fino ad arrivare a un ballottaggio virtuale che potrebbe concludersi questa notte anche con uno "split vote": miglior film a McQueen e regia a Cuaròn. E' proprio questo lo scenario che sta prendendo piede nelle ultime ore e sarebbe un verdetto che non scontenterebbe nessuno.



Proviamo però ad analizzare i due contendenti e i possibili premi. Gravity con 10 nomination è il film che presumibilmente farà incetta di categorie tecniche (effetti speciali, suono, fotografia, musiche, forse montaggio) e del meritato riconoscimento a Cuaròn
, il cui lavoro sul 3D ha pubblicamente affascinato alcuni tra i colleghi più influenti in materia, da James Cameron a Steven Spielberg. Come regista Cuaròn quest'anno ha vinto tutto quello che poteva vincere, dal Golden Globe al Bafta fino all'importantissimo Directors Guild of America, che è il premio – non dobbiamo dimenticarlo – che più di ogni altro per tradizione indica quale sarà il film che vincerà l'Oscar. Proprio la vittoria del DGA lascia quindi intuire un possibile trionfo di Gravity su tutta la linea. C'è un altro fattore che potrebbe favorire la prima vittoria agli Academy Awards di un film di fantascienza in 3 dimensioni: il successo al box office. Tra i film candidati è infatti quello che ha incassato di più in tutto il mondo; fattore che non sempre ha un peso specifico (si ricordi la sconfitta di Star Wars nel 1977), ma che nell'incertezza può giocare un ruolo importante. La sensazione è che se Hollywood potesse decidere con le sue regole industriali e spettacolari non esiterebbe a premiare Gravity. Eppure…
C'è un "però" in effetti e si chiama schiavismo. 12 anni schiavo di Steve McQueen è un film sulla storia d'America. Amatissimo dalla critica, ma meno dal pubblico, il film di Steve McQueen racconta con violenza una delle piaghe più scottanti degli Stati Uniti e lo fa prendendo spunto da una terribile storia realmente accaduta. Ingredienti, questi, che da sempre hanno terreno fertilissimo tra i votanti Academy. 12 anni schiavo è oltretutto un film che  a modo suo tematicamente potrebbe chiudere una ideale trilogia sullo schiavismo iniziata proprio lo scorso anno con Lincoln e Django Unchained, film che l'Academy dimostrò di rispettare con molte nomination e qualche Oscar (molto grave fu negarlo a Spielberg!). Chissà che proprio quest'anno non decida di dare il massimo riconoscimento a un'opera di questo tipo. Certo Obama non se ne dispiacerebbe e un trionfo di 12 anni schiavo starebbe forse a confermare una volta ancora il forte legame culturale e mediatico tra l'attuale presidente afroamericano e la notte degli Oscar (ricordate il gran finale dell'anno scorso con la first lady in diretta mondiale?).

E allora sarà Gravity o 12 anni schiavo? Riuscirà un film in 3D, per giunta diretto da un messicano, a vincere per la prima volta l'ambita statuetta, o sarà il turno – dopo il vergognoso ostracismo rifilato in passato a Spike Lee – di un regista di colore?
Comunque vada sarà un premio destinato ad avere una valenza politica fortissima. Provate a pensare, ad esempio, le conseguenti polemiche etiche e ideologiche che scoppierebbero in America nel caso in cui 12 anni schiavo stanotte dovesse tornare a mani vuote o quasi. Per l'Academy è una bella gatta da pelare insomma. E il cinema in tutto questo? Le nomination di quest'anno sono problematiche, controverse (molti film candidati hanno diviso la nostra redazione), un po' prevedebili e molto "claustrofobiche". Tra i film candidati il nostro preferito è senza alcun dubbio il notevole Captain Philips di Paul Greengrass, a cui dedicammo uno speciale alla sua uscita in sala e che purtroppo uscirà molto probabilmente con le ossa rotte. Ci sarebbe piaciuto poi vedere almeno in nomination gli ultimi lavori di Ron Howard e James Gray. Ma questa è un'altra storia. Un cinema che ormai ci piace amare e vedere quasi per conto nostro.