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Oscar 2026 – Cosa sappiamo dei cinque documentari candidati

Dopo un anno in cui la fiction ha dominato le sale, il cinema del reale ha dovuto trovare modi trasversali per far sentire la propria voce. Ma che hanno da dire i cinque lavori nominati?

È anomalo che, in un anno così politicamente radicalizzante come il 2025, il cinema documentaristico sia rimasto escluso dai principali circuiti distributivi. Fatta eccezione per eventi e proiezioni speciali, lo spazio è sempre minore e, anche quando si trova, il tempo in sala rimane ai minimi storici. Gli unici documentari a cavarsela e ad avere esposizione sono quelli che riescono ad approdare sulle piattaforme, perfino tra quei pochi eletti che ottengono la nomination agli Oscar.

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È questo il caso di The Perfect Neighbor di Geeta Gandbhir, primo dei doc candidati e l’unico disponibile per la visione su Netflix, che racconta un piccolo conflitto tra due vicine in Florida degenerato nel sangue: una donna afroamericana madre di quattro figli (Ajike “AJ” Owens) viene uccisa da un colpo di pistola da Susan Lorincz. La vicenda è ricostruita attraverso interviste e filmati delle telecamere del corpo di polizia che svolge le indagini. Il documentario si aggancia ai discorsi sulla self-defense e sul Secondo Emendamento, per molti ancora un sacro baluardo costituzionale di americanità, oltre che ai sempreverdi dibattiti sul razzismo interiorizzato e sistemico nella società.

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Un anno di radicalizzazione generale, appunto. Tra i candidati agli Oscar spicca anche The Alabama Solution, disponibile in Italia su HBO Max, film che affronta i problemi di abuso e abbandono nelle carceri da parte delle guardie. I documentaristi Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman avevano iniziato la loro indagine dopo aver visitato l’Easterling Correctional Facility dell’Alabama nel 2019, e nel corso degli ultimi sei anni hanno mantenuto i contatti con i detenuti, chiedendogli di produrre materiale dall’interno utilizzando cellulari contrabbandati. Una prospettiva inedita su un’autentica crisi umanitaria, un atto politico che di per sé già ri-centra lo sguardo dagli oppressori o dagli esterni agli oppressi.

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Il terzo film in lista è Cutting Through Rocks di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki, programmato per l’uscita in sala il 6 marzo, distribuito da Wanted. Si incentra sulla storia di Sara Shahverdi, prima donna ad essere eletta consigliera in un piccolo villaggio iraniano. Ex-motociclista, ostetrica e divorziata, le sue iniziative per l’emancipazione femminile si scontrano con i valori conservatori del villaggio, e la scaraventano presto sotto l’occhio scrutante dei suoi abitanti. Un film, anche in questo caso, di rottura sistemica, in questo caso del sistema patriarcale tradizionale iraniano.

Altro documentario sulla dissidenza è Mr. Nobody Against Putin, di David Borenstein e Pavel Ilyich Talankin, al momento non ancora visibile o con piani distributivi. Girato nel corso di due anni, si osserva un insegnante russo, Pavel “Pasha” Talankin, che diventa testimone attivo e sovversivo della trasformazione della sua scuola elementare in campo di reclutamento di guerra. Attraverso i suoi filmati diventano chiare le strategie propagandistiche e di controllo dell’informazione attuati dal governo di Putin. La sua attività è iniziata nel 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina, periodo in cui sono iniziate ad arrivare indicazioni dall’alto di organizzare “dimostrazioni patriottiche” regolarmente all’interno delle scuole.

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Come See Me in the Good Light di Ryan White, racconto della vita di Andrea Gibson, chiude i candidati di quest’anno. La poeta e attivista statunitense viene sviscerata fin dall’infanzia, fin dalle prime difficoltà con la sua identità sessuale e i traumi familiari. Viene anche descritto il ruolo della poesia nel condividere i suoi messaggi e discorsi sulla comunità LGBTQ+ e le disuguaglianze politiche e sociali, fino ad arrivare alla lotta insieme a sua moglie Megan Falley contro il cancro ovarico terminale che l’ha afflitta dal 2021. È Falley a ricordare gli ultimi momenti di sua moglie dopo la morte nel luglio del 2025, a seguito di quattro anni di resistenza e dolore.

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