#Oscars2017: Mahershala Ali, la rivincita di un musulmano afroamericano

Nell’anno degli #Oscarsoblack c’è già un portabandiera. Si tratta di Mahershala Ali (pseudonimo di Mahershalalhashbaz Gilmore, nome abbandonato in seguito alla conversione all’Islam), attore che nella stagione dei premi ha conquistato una nomination ai Golden Globe, ai BAFTA, agli Oscar ed ha vinto il SAG Awards come migliore attore non protagonista per la sua performance in Moonlight. In tanti hanno visto in lui l’incarnazione della rivincita degli attori afroamericani così messi da parte negli scorsi anni e, storicamente, relegati nei ruoli dei non protagonisti. Effettivamente anche Mahershala Ali nella sua carriera ha dovuto fare un lungo percorso di gavetta che lo ha visto fare da spalla in tanti film come Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, Come un tuono di Derek Cianfrance e negli ultimi due capitoli della saga di Hunger Games. La sua fisicità imponente tipicamente black hanno favorito lo stereotipo di tutti i suoi ruoli, a cui sembra esser sfuggito grazie alla continuità della serialità televisiva. Infatti prima del successo di Moonlight, l’attore è stato per quattro stagioni uno degli interpreti di House of Cards dove ha vestito i panni di Remy Danton, ex Responsabile della Comunicazione per il protagonista Frank Underwood e poi diventato partner di un prestigioso e influente studio legale. Il suo abbandono della serie è stata una decisione presa in comune accordo con Netflix dettata dalla volontà di allontanarsi dall’ambiente della grande industria del mainstream per dedicarsi a progetti più di nicchia.

Questa scelta è stata premiata con la chiamata da parte di Barry Jenkins per il ruolo di Juan in Moonlight. In questo coming of age del giovane Chrion tra i quartieri più devastati di Miami, Mahershala Ali interpreta una personaggio ambivalente, che si divide nell’essere una figura paterna mancante nella vita del ragazzo da una parte, ed un uomo costretto a spacciare all’intera città dall’altra. In lui rivivono tutte le contraddizione che ha reso il film uno dei più interessanti in questa stagione cinematografica tanto da essere considerato il secondo favorito nella corsa ai premi dopo l’indiscusso frontrunner La La Land. Questa però non è l’unica pellicola per cui Mahershala Ali si è fatto notare in questi ultimi mesi. L’attore è infatti anche uno degli interpreti di Il diritto di contare (Hidden Figures) , altro candidato agli Academy di quest’anno ed ennesimo spaccato della lotta afroamericana ai diritti negli Stati Uniti. Qui il suo ruolo è notevolmente minore rispetto a quello centrale di Juan, ma Mahershala Ali è uno dei pochi interpreti che può vantare il suo nome nei crediti di due film candidati all’Oscar nello stesso anno.

Mahershala Ali

Un privilegio questo che va ben oltre il campo dell’attorialità. La presenza in due film il quale cast è totalmente composto da attori afroamericani gli ha conferito una notevole responsabilità alterata dal delicato momento storico americano. Lo ha sottolineato lui stesso nella cerimonia dei SAG tenutasi la scorsa settimana in un discorso esplicitamente contro la politica di Donald Trump contro le minoranze. “Quando realizziamo che ci sono delle minuzie e dei dettagli che ci rendono tutti diversi, io penso che ci siano due modi per reagire alla cosa. Possiamo accogliere la possibilità di vedere come sia fatta l’altra persona, le caratteristiche che la rendono unica, oppure andare in guerra sulla base della sua diversità, dire che questo non mi piace e dare inizio alla battaglia. Io sono un musulmano e ho dovuto fare i salti mortali per dire a mia madre, che è un ministro, che mi ero convertito. Ma ora abbiamo superato la cosa e ci vogliamo molto bene” ha raccontato l’attore che ha poi continuato “L’America è fieramente una nazione di immigrati e continueremo a mostrare compassione per le persone che fuggono dall’oppressione, ma allo stesso tempo proteggeremo i nostri confini e i nostri cittadini. L’America è sempre stata la terra delle persone libere e la casa di uomini coraggiosi. Noi continueremo a tenerla libera e sicura, come i media sanno ma rifiutano di dire.”. Le sue parole si vanno ad aggiungere alle altre che continuano ad arrivare dal dietro le quinte hollywoodiano e che, con ogni probabilità, accenderanno di nuovo il dibattito durante la cerimonia degli Academy del 26 Febbraio. Magari proprio durante i ringraziamenti di Mahershala Ali, musulmano afroamericano sulla via della rivincita.

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