#Oscars2017 – Piper, il corto Pixar che ha conquistato l’Academy

Come da tradizione Pixar, ogni lungometraggio inizia con un corto. E come da tradizione della casa John Lasseter, questo è di qualità pari al film che viene presentato in cartellone. La prova, considerando solo il 2016, è Piper, che nella notte di domenica scorsa si è portato a casa l’Oscar come miglior cortometraggio animato. I sei minuti diretti da Alan Barillaro hanno preceduto la proiezione di Alla Ricerca di Dory, uscito in Italia lo scorso Settembre, e già da allora erano diventati un cult sul web. La storia è quella semplice della piccola Piper, un piovanello che ha paura dell’acqua. Per spingerla a procurarsi il cibo da sola, la mamma tenta di farle affrontare le acque e lasciare finalmente il nido. All’inizio l’uccellino è spaventato ma osservando la tecnica dei paguri che mettono la testa sotto la sabbia all’arrivo della marea, imita il loro comportamento e si fa coraggio per entrare nel mondo degli adulti. Saper affrontare le proprie paure è il messaggio diretto e molto semplice che Piper vuole diffondere ai più piccoli. Niente a che vedere con altri prodotti della stessa casa che spiccavano per l’originalità della sceneggiatura (vedi L’ombrello blu o Il gioco di Geri oppure il celebre Quando il giorno incontra la notte), ma quello che ha fatto prevalere Piper sugli altri candidati dall’Academy è sicuramente il grande lavoro tecnico che c’è dietro la sua realizzazione.

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

I personaggi sono stati disegnati e poi animati con una grafica che rispetta perfettamente i connotati naturali degli animali con un risultato che spicca per l’accuratezza nei dettagli. Barillaro ha dichiarato di aver osservato per mesi i flussi migratori dei piovanelli lungo la costa della California per poi andare ad osservare la voliera Monterey Bay Aquarium per assicurarsi di aver rispettato ogni particolare. “Questo è tutto quello che John Lasseter ha installato in noi, cioè che devi andare a fare la tua ricerca prima di ogni altra cosa” ha dichiarato il regista che non ha smesso mai di ringraziare gli insegnamenti che gli sono stati dati all’interno della Pixar. Oltre che fare da guida nelle varie fasi di lavorazione del corto, la casa di animazione ha fornito anche i mezzi tecnologici per animare e modellare a mano tutte le piume che vanno a comporre i protagonisti, un numero che varia dai quattro ai sette milioni, con la stessa tecnica collaudata con Il viaggio di Arlo. L’occhio non percepisce tutti i movimenti ma, anche da non esperti in materia, ci si rende visibilmente conto di quanto l’aderenza al vero sia stata la chiave che Barillaro ha pazientemente ricercato per poi raggiungerla alla perfezione.

---------------------------------------------------------------------

---------------------------------------------------------------------

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=A-uzJB9Bc9U]