#Oscars2021 – Nascita di un “nuovo” Sistema

In un’edizione segnata dalla pandemia e dalla chiusura delle sale, il trionfo di Nomadland racconta un nuovo equilibrio tra multinazionali, cinema indipendente e mondo streaming.

Non è improbabile che questa edizione degli Academy Award potrà essere ricordata negli anni a venire come un turning point. Ci sono molti aspetti che ci inducono a credere che niente sarà più come prima. La serata, che ha confermato la vittoria ampiamente annunciata di Nomadland con le tre statuette più importanti (film, regia, attrice), si è aperta con delle bellissime performance musicali pre-registrate sotto uno skyline poetico e mai invasivo che si alternavano a un Red Carpet da epoca pandemica, privato del consueto e chiassoso glamour. Regina King nel suo discorso di apertura ha sottolineato che tutto è stato finalizzato a far funzionare le cose “come se stessimo facendo un film oggi”. Ognuno è stato testato più di una volta, i tavoli con i candidati erano distanziati e occupati da un massimo di tre, quattro persone, la sala costellata di schermi. 

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Sotto la supervisione di Steven Soderbergh, Hollywood ha esibito, a se stessa e al mondo, i suoi protocolli, la possibilità di andare avanti seguendo delle regole (“quando si sta girando possiamo togliere le mascherine, quando non si sta girando dobbiamo rimetterle: si fa così!”). Regole sociali e sanitarie quindi… ma anche drammaturgiche e, perché no, soderberghianamente teoriche. Il piano sequenza di apertura con i titoli di testa colorati e pop a ritmo di musica sono state un marchio di fabbrica tanto quanto la decisione perversa e geniale di anticipare il premio al miglior film nella scaletta, concedendo il gran finale al miglior attore protagonista e al preannunciato omaggio postumo al Chadwick Boseman di Ma’ Rainey Back Bottom. Un “happy end” che però non è arrivato. Tutta la drammaturgia dell’evento è stata sabotata dall’inaspettato riconoscimento al buon vecchio Anthony Hopkins, straordinario protagonista di The Father, assente alla cerimonia. Un vero e proprio anti-climax che non sapremo mai quanto fosse intenzionale, ma che in un certo senso riesce a fotografare perfettamente un’edizione cinematografica problematica, lunghissima (14 mesi dal trionfo di Parasite dello scorso anno a oggi), senza blockbuster e proiezioni in sala. 

Cosa ci dice questo trionfo del film diretto da Chloe Zhao? Oltre a rafforzare il feeling ormai consolidato tra gli Oscar e la Mostra Internazionale del cinema di Venezia e a portare per la seconda volta una regista donna in cima a Hollywood, undici anni dopo la Kathryn Bigelow di The Hurt Locker, la vittoria di Nomadland sembra sancire un patto di sangue, politicamente non trascurabile, tra cinema indipendente e mondo streaming. Il film porta avanti la decennale politica autoriale della Fox Searchlight (Juno, Jackie, Tre manifesti a Ebbing Missouri, La forma dell’acqua), che nel frattempo è stata acquistata nel 2019 dai Walt Disney Studios. Uscirà nelle sale italiane (quelle che riapriranno s’intende) il 29 aprile, ma già il giorno successivo sarà disponibile nelle case degli abbonati a Disney+, rilanciando quindi quella modalità distributiva “mista” intrapresa da Netflix con Roma, The Irishman e Il processo ai Chicago 7.

Come spesso avviene con i film che vincono i premi, Nomadland è uno di quei prodotti capaci di mettere d’accordo tutto e tutti, soprattutto in USA, dove infatti è stato particolarmente amato. A scapito delle origini asiatiche della sua autrice, il cui successo è stato presto oscurato dai media cinesi, si tratta di un film profondamente americano e decisamente contemporaneo nel modo in cui mette insieme, con sfumature anche ambigue, l’individualismo neo-liberista, l’amore per il paesaggio, l’ossessione per il road-movie, il superamento del lutto (ma è un superamento che nel film il dolente personaggio di McDormand non riesce a compiere fino in fondo!). Ci sembra comunque un’opera coerente con il percorso registico di Chloe Zhao, che adesso dovrà cercare di rimanere un po’ se stessa anche nel suo prossimo lavoro: il Marvel movie The Eternals. Dall’Oscar per un film “indipendente” con una donna protagonista a un costoso film di supereroi, il percorso sembra già una risposta alle affermazioni di Martin Scorsese, ormai risalenti a un anno mezzo fa, su cinema di qualità e blockbuster. Che Chloe Zhao sia pienamente dentro il Sistema del cinema di oggi e di quello che verrà non ci sono dubbi.

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