Out Cold di Brendan ed Emmett Malloy

Siamo qui in un crocevia di cinemondi spuri come il curriculum multietnico di John/Lee Majors

"Out cold", un titolo fascinoso, decadente, quasi autoriale (ma qual è la giusta traduzione? freddo esterno, freddo fuori, freddo imprevisto, freddo che esce… non importa). Così congegnato da non meritare una promozione fuorviante, tutta incentrata su gadgets come esibizioni acrobatiche sullo snowboard, feste sfrenate, ragazze belle e/o eccedenti (leggi l'androide di lattice chiamato Victoria Silvsted). Giocattoli esibiti, valorizzati. Risate grasse. C'è ben altro però ad alimentare il cuore pulsante del film. Siamo qui in un crocevia di cinemondi spuri come il curriculum multietnico di John/Lee Majors (non a caso il prototipo dell'americano duro e puro e quindi contraddittorio come l'America o qualunque democrazia che si rispetti) con le sue figlie slave e francesi. Si riesce a congiungere in slalom il teen-movie disneyano ad una certa scostumatezza fracassona alla Porky's in salsa rosa passando per un Belushi de-demenzializzato, sfiorando il post-punk vanziniano di "Vacanze di natale"o "Yuppies" per arrivare ad altri "fratelli" dei giorni nostri, i Farrelly, con le diverse misure del caso. Tutti pazzi per Bull Mountain quindi, a difesa di questo avamposto montano del cattivo gusto e del cazzeggio come filosofia di vita, ben rappresentata dal monumento al fondatore della comunità, quel papà Muntz sciatore esaltato a braghe calate, indimenticabile. Cittadini vincolati l'un l'altro dal proprio diritto all'appetito animalesco, alla fobia, alla nevrosi o solo ad una goffa inadeguatezza. Un outing tutto congelato, immaturamente e ingiustamente immutabile, sospeso come il ricordo di un amore finito per una fuga misteriosa. Lo Snowbizz di Majors col suo progetto esclusivo per turisti snob vorrà farne tabula rasa ma il progresso inteso dal magnate è un fraintendimento dell'american dream che dovrebbe essere trasformazione in un contesto di regole condivise e non demolizione dell'esistente per un futuro "bionico" e artefatto. Così Rick, il novello "re della montagna" getterà generosamente alle ortiche una carriera di successo per recuperare gli amici licenziati e lascerà la ritrovata fiamma francese al suo attuale partner disabile perché non può permettersi di competerci. La sfida delle responsabilità si vincerà su ben altro terreno che quello innevato o sentimentale. Sarà una sfida tutta interna alle paranoie americane, occidentali, di noi tutti. Io, me e l'americano bionico. E' un'altra stupida commedia americana. Non è un'altra stupida commedia americana. Pig Pen ha detto stop! Buona derisione.

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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