Pacific Rim: La Rivolta, di Steven S.DeKnight

Capitolo secondo della saga Pacific Rim, con un’umanità sopravvissuta alla distruzione ad opera dei Kaiju, ma esposta a tutta una nuova serie di minacce e la pace nuovamente messa in pericolo

Jake Pentecost, figlio di Stacker Pentecost, scomparso in missione da eroe durante il primo episodio, si unisce a Mako Mori, rimasta indenne e promossa ai piani alti dell’esercito, per guidare una nuova generazione di piloti Jaeger, tra cui il rivale/amico Lambert e l’hacker quindicenne Amara, contro una nuova minaccia Kaiju.

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La saga di Pacific Rim si arricchisce di un nuovo capitolo con delle novità che lo distanziano in maniera piuttosto netta dal prototipo uscito nel 2013 ed opera di Guillermo Del Toro. In questo sequel, La Rivolta, largamente annunciato e prevedibile, firmato Steven S. DeKnight, le differenze, oltre che in un’animazione sempre più evoluta, si possono cogliere nell’impianto della trama di derivazione classica, una solidità dalla quale la visione guadagna notevole beneficio. L’ininterrotta apocalisse urbana infatti, pur conservando uno spazio di assoluto rilievo, viene inserita in un crescendo graduale di pericolo, in assenza di una minaccia immediata, e dal caos allarmistico di una situazione fuori registro si passa ad un controllo preventivo e gestionale destinato ovviamente a fallire. Ed il ribaltamento comprende la paura di un elemento esterno, sconosciuto, il ripiegamento introspettivo di un endogeno stato di disordine dal quale guardarsi.

Il risultato finale deriva da una lunga lista di argomentazioni molto care agli endemici concetti americani di patria e famiglia in chiave militaristica che nella formazione di nuove reclute e nel passaggio di consegna generazionale esprime tutta la retorica di cui il messaggio è intriso. Il tutto diluito in scala planetaria facendo attenzione a ricalcare degli equilibri geopolitici, ben calibrati su una mappa estrapolata dal contesto contemporaneo.

L’eredità avuta in dote espande la volumetria dei ricordi e del passato di riferimento, moltiplicando gli spunti narrativi pregressi e lasciando al processo di investitura dei nuovi cadetti i germi degli sviluppi futuri. Sullo scorrere del tempo e sull’assorbimento dello stesso attraverso le vicissitudini umane, visualizzato in una fusione di memoria come requisito indispensabile per amplificare le affinità tra i piloti, si può cogliere il senso profondo della storia ossia la convinzione di una perdita dello spazio unidimensionato, sprovvisto di energia sufficiente ad affrontare le angosce di un ordine di problemi che crescono a base esponenziale, risolvibile in un’assunzione di consapevolezza condivisa.

Altro chiaro collegamento al presente è la riduzione progressiva dell’importanza della presenza fisica dell’uomo nel contatto con le macchine, rimpiazzata con un semplice controllo in remoto, che ne rende la funzione sempre più opaca accrescendo il timore per una sua imminente scomparsa. Paventando un livello di autonomia autosufficiente per rendersi indipendente dal creatore, con tutte le carte in regola per diventare presto o tardi un potenziale nemico. Il punto di forza resta l’animazione ottenuta con una computer grafica di altissimo profilo soprattutto nelle scene di lotta, distribuite attentamente sopra l’arco narrativo, dove viene buttato talmente tanto fumo colorato negli occhi, con un’azione concomitante di video e sound a sostenere il ritmo incalzante e frenetico dei momenti topici, che aiuta a sorvolare sui limiti di vicende molto lontane dal meritare un’etichetta di originalità.

Titolo originale: Pacific Rim: Uprising

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Regia:
Steven S. DeKnight
Interpreti: John Boyega, Scott Eastwood, Cailee Spaeny, Tian Jing
Origine: China/Usa 2018
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 111’

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