Pam & Tommy: dal sex tape al revenge porn

A distanza di trent’anni dai fatti che coinvolsero Pamela Anderson e Tommy Lee, la serie Disney+ ha intercettato i grandi temi del contemporaneo, quali identità, privacy e consenso

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È una cosa così…privata. È come se stessimo vedendo qualcosa che non dovremmo guardare. Ed è questo che rende la cosa così eccitante.”

È il 1995. Lei è Pamela Anderson, assurta a icona erotica dell’America dei 90s grazie a diverse comparsate sulle copertine di Playboy, bionda bambola di silicone in striminzito costume rosso sugli schermi televisivi nel ruolo di CJ Parker in Baywatch. Lui è Tommy Lee, sfrontato ed eccessivo batterista del gruppo hair metal Mötley Crüe, rockstar presto destinata ad essere adombrata dall’imminente avvento del grunge. Sono i protagonisti di Pam & Tommy, serie targata Hulu, distribuita in Italia da Disney+, interpretata da Lily James e Sebastian Stan e diretta tra gli altri da Craig Gillespie, che narra del furto e della diffusione su scala mondiale dell’ormai noto filmato intimo dei neo sposi in luna di miele, impegnati in un amplesso a bordo di una barca al largo del lago Meadper. Il responsabile si scoprirà essere Rand Gauthier, nella serie interpretato da Seth Rogen (anche produttore con l’abituale compare Evan Goldberg), carpentiere addetto ai lavori di ristrutturazione dell’alcova della coppia, licenziato in tronco e mai pagato dall’intrattabile Lee. Ricolmo di rabbia e frustrazione, umiliato e in difficoltà economiche, Gauthier metterà in atto un piano di vendetta profeticamente destinato a ridefinire per sempre i concetti di privacy, celebrità e consenso.

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Il nastro, registrato in video 8, verrà prima mostrato ad Uncle Miltie, regista porno con cui l’operaio aveva già girato un film per sbarcare il lunario, e successivamente diffuso su larga scala, sfruttando le potenzialità di un nascente e ancora inesplorato World Wide Web e poi in copie fisiche piratate. Il resto è storia nota. Divulgato a livello mondiale, rimbalzato sui tabloid e nei talk show, il sex tape più famoso degli anni ‘90 ha consacrato Tommy Lee come una leggenda e reso Pamela Anderson protagonista di un’attenzione mediatica indesiderata e ammantata di pregiudizio, mercificata ed espropriata di ogni diritto di riservatezza sul proprio corpo e sulla propria intimità, divenuti tutt’a un tratto di pubblica proprietà.
Il sex tape di Pam & Tommy ha rappresentato il prodromo di un fenomeno destinato a mutare forma senza però arrestarsi, aprendo le porte a un’era digitale in cui i labili confini del web si sono rivelati la maglia perfetta attraverso cui appropriarsi e diffondere materiale intimo delle star. Superato infatti il ciclone dei sex tape (dopo quello di Pam & Tommy infatti sono arrivati quelli di Paris Hilton, Belen Rodriguez, Kim Kardashian), è stata la volta, nel 2014 del fenomeno noto come The Fappening, ovvero i leak di foto di nudo sottratti direttamente dai cloud privati di decine di celebrità, da Jennifer Lawrence a Scarlett Johansson, da Rihanna a Selena Gomez ed Emily Ratajkowski. Fino ad arrivare all’atto finale, ma con ogni probabilità non quello definitivo, rappresentato dal recente fenomeno del deepfake, la tecnologia che permette di sovrapporre a immagini e video reali altrettanti fotogrammi creati ad hoc e utilizzati nel porno per diffondere falsi video erotici ritraenti celebrità impegnate in atti espliciti.

A fare da motore propulsore c’è indubbiamente un elemento voyeuristico, che attraverso le nuove tecnologie si è spinto oltre la semplice osservazione di uno spettacolo esibito, abbracciando una volontà sempre più morbosa di accedere e appropriarsi di lati privati dei personaggi pubblici, come se l’esposizione mediatica giustificasse il superamento del consenso e il mancato rispetto della privacy. In questo panorama il personaggio di Rand Gauthier trova la perfetta collocazione: rappresentante della working class americana, faccia anonima della medaglia losangelina, oscurata e inascoltata dalla patinatissima metà hollywoodiana, mosso dal desiderio di farsi giustizia da solo, giustificato da un pensiero teologico distorto che ha a che fare coi concetti di punizione e vendetta (“Il karma sono io” dirà ad un certo punto Gauthier-Rogen). Ma se la volontà di rivalsa dell’operaio si riflette principalmente sul pretenzioso e arrogante Tommy Lee, in una sorta di scontro machista, a subirne le conseguenze peggiori, in termini di immagine, carriera, vita privata, è stata senza dubbio Pamela Anderson.
La donna-oggetto, proprietà dell’uomo contro cui rivalersi, spogliata non solo dei vestiti, ma anche della propria volontà e del proprio diritto alla privacy, ed esposta nuda all’invadenza del pubblico. Se da una parte la massiccia diffusione del videotape tramite Internet ne ha mostrato le molteplici possibilità di utilizzo, dall’altro ha reso la donna ancora più vulnerabile e facilmente assoggettabile alle volontà perverse degli uomini, infausto preludio del fenomeno noto come revenge porn, ovvero la condivisione non consensuale di materiale intimo.

Non è difficile allora riconoscere, nell’era dei social e dell’esibizione incessante e massiva dei corpi, una risposta forte delle donne che si riappropriano delle loro fisicità, svestendole non solo degli indumenti, ma anche dei significati sessualizzanti. Siamo immersi in un flusso costante di immagini di nudo, di intimità esposte, così facilmente accessibili da non rappresentare più alcuna trasgressione, privati di qualsiasi connotazione erotica capace di generare desiderio. Ma quando le donne si riprendono i loro corpi, cosa resta agli uomini? La privazione che porta alla frustrazione di non poter esercitare più alcun controllo, di non poter disporre di ciò che da alcuni è ancora ritenuto una proprietà. Questo è ciò che innesca il revenge porn. Una forma di vendetta che sottende la punizione come conseguenza diretta di una disobbedienza, di un tentativo di sottrarsi alla potestà maschile, a cui si aggiungono il giudizio morale e l’umiliazione della gogna pubblica. Con l’avvento di Internet e tecnologie annesse e la scoperta di poter far circolare liberamente contenuti pornografici non censurati, trasmettere l’idea che la sessualità femminile sia inevitabilmente legata alla pornografia, avvolta da una patina peccaminosa che molto ha a che fare col retaggio religioso, ancora profondamente radicato nella puritana cultura non solo americana (di cui il Gauthier di Seth Rogen, di famiglia ebraica, si fa portavoce), è l’ennesima dimostrazione della volontà di relegare la donna ad un ruolo accessorio, sminuendone desideri e libertà, anche sessuali.
In questo senso dunque Pam & Tommy, a quasi trent’anni di distanza dal sexgate che ha coinvolto Pamela Anderson e Tommy Lee, si è rivelato paradigmatico nell’interpretare la realtà contemporanea, intercettando perfettamente i quattro assi fondamentali lungo i quali si muove, quali identità, consenso, privacy e celebrità.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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